L’articolo discute un passo dei Memorabili di Senofonte (II 4, 6-7) sul tema dell’amicizia, richiama l’attenzione su un problema testuale e ne propone una soluzione che restituisce una particolarità sintattica largamente attestata negli scritti senofontei, il genitivo assoluto con soggetto sottinteso.
This article discusses Xen. Mem. II 4, 6–7, a passage on the theme of friendship ; it draws attention to a textual problem and proposes a new solution to it. The proposed correction restores a syntactic feature widely attested in Xenophon’s writings, the genitive absolute with an implied subject.
Revisione di CIL VI 37763.
Review of CIL VI 37763.
Facendo riferimento alla riflessione di Marcuse, il presente saggio intende sottolineare le ambiguità che caratterizzano il concetto di tolleranza, sia nelle definizioni del pensiero liberale che nel contesto del neocapitalismo. In questo contesto, secondo Marcuse, la critica della tolleranza deve infatti porsi come una messa in discussione di ogni idea di tolleranza intesa come pluralismo acritico, nonché di ogni pretesa puramente identitaria (o anche individualistica), che non sappia collocare la propria lotta in una visione di cambiamento generale.
Referring to Marcuse's reflection, this essay intends to underline the ambiguities that characterize the concept of tolerance, both in the definitions of liberal thought and in the context of the consumer society of neo-capitalism. In this context, the critique of tolerance must therefore pose itself, for Marcuse, as a questioning of every idea of tolerance understood as a-critical pluralism, as well as of every purely identity (or even individualistic) claim, that does not place its own struggles in a general vision of change.
All’interno del grande problema metodologico sul rapporto tra Logica e Realphilosophie, Hegel identifica come realmente scientifica la comprensione della relazione tra Begriff e Vorstellung, in cui si tratta della rappresentazione come strumento categoriale dove il pensiero è immerso nell’alterità. A partire dalla necessità metodologica di un nesso sistematico tra rappresentazione e concetto, costitutivo di una logica combinatoria, il presente contributo si propone di comprendere quali ragioni sistematico-concettuali hanno portato Hegel nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (nelle sue edizioni più tarde: 1827,1830) a una rivalutazione della rappresentazione in quanto materia indispensabile e condizione necessaria per la conoscenza. La ripresa hegeliana della Vorstellung come sinonimo del logico immerso nell’alterità porterà a interrogarsi sul modo in cui la nozione di Übersetzung sia idonea a esprimere quella delicata azione svolta dalla coscienza nell’atto di far assumere ai propri contenuti una forma filosofica, consentendo di comprendere tutti i gradi della Realphilosophie come momenti di una logica della rappresentazione. Muovendo da tali osservazioni sarà necessario domandarsi se e in che senso la logica combinatoria possa essere considerata una semplice trasposizione del concetto nella rappresentazione o la messa in atto della componente concettuale che nella rappresentazione si volge all’esperienza.
Within the methodological problem of the relationship between Logic and Realphilosophie, Hegel identifies as truly scientific the understanding of the relationship between Begriff and Vorstellung. In that relationship, representation is treated as a categorical instrument where thought is immersed in otherness. Starting from the methodological necessity of a systematic link between representation and concept, constitutive of a combinatory logic, the present contribution aims to understand what systemic-conceptual reasons led Hegel in the Encyclopaedia of the Philosophical Sciences in Compendium (in its later editions: 1827,1830) to a re-evaluation of representation as an indispensable subject and necessary condition for knowledge. The Hegelian revival of Vorstellung as a synonym for the logical immersed in otherness will then lead to questioning how the notion of Übersetzung is suitable for expressing that delicate action performed by consciousness in the act of making its contents take on a philosophical form, making it possible to understand all the degrees of the Realphilosophie as moments of a logic of representation. On the basis of these observations, it will finally be necessary to ask whether and in what sense combinatorial logic can be considered as a simple transposition of the concept into representation or as the implementation of the conceptual component that in representation turns to experience.
Viene ripercorsa l’intera attività scientifica di Oreste Macrí, italianista, ispanista, francesista, teorico della letteratura. Viene sottolineata la vastità della sua cultura, la ricchezza dei riferimenti letterari e filosofici presenti in ogni sua pagina critica, la generosità di alcune sue teorie (in particolare di quella delle generazioni). Importante il ruolo da lui svolto all’interno della terza generazione poetica del Novecento: l’ermetismo, che contribuì a fondare e di cui è stato tra i maggiori studiosi. Non è trascurato neppure l’aspetto privato, il ruolo riservato alle dimore vitali, la passione per l’insegnamento, il debito forte che hanno verso di lui generazioni di allievi e studiosi.
This essay traces the scholarly work of Oreste Macrí, an Italianist, a Hispanist, a French scholar, and a literary theorist. It highlights the vastness of his culture, the richness of the literary and philosophical references present in every critical page, and the generosity of some of his theories (particularly that of generations). He played a significant role in the third generation of twentieth-century poetry: Hermeticism, which he helped found and of which he was a leading scholar. Nor is his private life overlooked, the importance given to living quarters, the passion for teaching, and the deep debt owed to him by generations of students and scholars.
L'articolo ripercorre il percorso tracciato da Gilles Deleuze nel terzo capitolo di Differenza e ripetizione (1968), in cui viene criticata la tendenza del pensiero a rappresentarsi la propria attività come spontanea e naturale. Al contrario, richiamandosi ad Artaud, Deleuze intende mostrare come il pensiero non sia una facoltà innata ma debba essere generato, e come ciò non possa accadere che per tramite di un’esperienza traumatica. Il testo approfondisce quindi lo stretto nesso tra la filosofia dell'esperienza di Deleuze e la sua riflessione sulla genesi del pensiero. La prima implica una revisione del concetto di “trascendentale” che, lungi dall'essere inteso come l'insieme delle condizioni che rendono possibile l'esperienza, in questo contesto designa il campo meta-empirico di intensità che produce l'esperienza. L'ultima sezione del saggio illustra come il sorgere di questo strato inferiore della realtà generi un'esperienza specifica che sconvolge il coordinamento ordinario delle facoltà e quindi gli automatismi quotidiani del pensiero. Questo tipo di esperienza è ciò che nell’opera Proust e i segni (1964) è definito come un incontro involontario che costringe il pensiero a pensare.
The article tracks down the path traced by Gilles Deleuze in the third chapter Difference and Repetition (1968), where he critiques thought’s tendency to represent its own activity as spontaneous and natural. On the contrary, by recalling Artaud, Deleuze aims to show how thought is not an innate faculty but must be generated by a traumatic experience. The text therefore delves into the strong connection between Deleuze’s philosophy of experience and his reflection on the genesis of thought. The first one implies a revision of the concept of “transcendental”, which, far from being intended as the set of conditions which make experience possible, in this context designates the meta-empirical field of intensities which actively produces experience. The last section of the essay explains how the rise of this bottom layer of reality engenders a specific experience which disrupts the ordinary coordination of faculties and therefore the daily procedures of thought. This sort of experience is what Deleuze, in his previous work Proust and Signs (1964), defines as an involuntary encounter that forces thought into thinking.
Abstract
La generazione di Foscolo e di Clausewitz assistette in un quarto di secolo all’avvicendamento di una decina di costituzioni, si assoggettò o si ribellò a vari cambi di sovranità o di regime, e si spense infine in un regime di sovranità coatta. Hölderlin ne impazzì, mentre essi non conobbero il successo personale, nel doppio significato del riconoscimento pubblico e del raggiungimento dei propri scopi letterari ultimi. Caos e catastrofe non furono soltanto nozioni astratte, bensì esperienza e spettacolo. L’esperienza si narra, allo spettacolo si assiste o lo si immagina.
In a quarter of a century, the generation of Foscolo and Clausewitz witnessed the advancement of a dozen constitutions, subjected or rebelled to various changes of sovereignty or regime, and finally died out in a regime of forced sovereignty . Hölderlin went mad, while they did not know personal success, in the double meaning of public recognition and the achievement of their ultimate literary goals. Chaos and catastrophe were not just abstract notions, but experience and spectacle. The experience is told, the spectacle is witnessed or imagined.
Abstract
L'estetica di Ortega y Gasset si inserisce con originalità nel dibattito modernista della prima metà del Novecento. Il paper segue lo sviluppo del pensiero di Ortega Y Gasset avendo come focus il saggio del 1925 La deshumanización del arte, in cui il filosofo spagnolo cerca di fornire una sintesi concettuale dell'arte dell'avanguardie attraverso una precisa grammatica teorica: la metafora poetica, l’oggetto estetico, l’arte come principio di irrealtà.
The aesthetics of Ortega y Gasset is part, with originality, of the modernist debate of the first half of the twentieth century. The paper follows the development of Ortega Y Gasset's thought having as focus the essay of 1925 "La deshumanización del arte", in which the Spanish philosopher tries to provide a conceptual synthesis of avant-garde art through a precise theoretical grammar: poetic metaphor, aesthetic object, art as principle of unreality.
Il saggio si concentra sulle ripercussioni che Gadda e Pasolini hanno subito a causa della perdita dei loro rispettivi fratelli. Questi due lutti hanno segnato i due autori nello spirito e nella loro produzione letteraria.
The essay focuses on the repercussions Gadda and Pasolini suffered from the loss of their respective brothers. These two bereavements marked the two authors in spirit and in their literary production.
Partendo dal proto-libretto dell’Orfeo di Striggio (musicato da Monteverdi), stampato in occasione della “prima” del 1607, il saggio analizza le tipologie di ausili per il pubblico che erano in uso durante gli spettacoli cinquecenteschi e primo seicenteschi, anche nell’ambito del “recitar cantando”, prima della nascita del libretto per musica vero e proprio, dopo l’apertura dei teatri pubblici veneziani nel 1637.
Starting from the proto-libretto of Striggio's Orfeo (set to music by Monteverdi), printed on the occasion of the “première” in 1607, the essay analyzes the types of aids for the public in use during sixteenth and early seventeenth-century performances, even in the field of "recitar cantando", before the birth of actual libretto for music after the opening of the Venetian public theaters in 1637.
L’articolo ricostruisce il lavoro legato al progetto Percorsi letterari per una fruizione “aumentata” dei beni artistici, nell'ambito delle iniziative di ricerca nell’ambito dei finanziamenti PNRR (PE 5, Spoke 4) e, in questo caso, diretto alla valorizzazione e alla diffusione presso un pubblico non specialista dell’opera di Aldo Palazzeschi. Oltre a dare ragione dell’esposizione in modalità mista, dal titolo A.L.D.O., chiarendone principi, struttura e percorsi, imposta alcune osservazioni su modalità e finalità di apertura di spazi storico-letterari al grande pubblico.
This article reconstructs the work associated with the project Percorsi letterari per una fruizione “aumentata” dei beni artistici, which is linked to research initiatives funded by the PNRR (PE 5, Spoke 4) and, in this case, aims to promote and disseminate Aldo Palazzeschi's work to a non-specialist audience. In addition to explaining the mixed-method exhibition titled A.L.D.O. (explaining its principles, structure, and approaches), it offers some observations on the methods and purposes of opening historical-literary spaces to the general public.
Nei recenti anni, in filosofia della mente si è molto dibattuto su quale sia il modo più appropriato di intendere l’oggetto di studio e la pratica delle scienze cognitive, e, a tal proposito, una notevole eterogeneità di cornici teoriche si sono delineate in letteratura. Da molti questa situazione di disaccordo viene percepita come problematica, e una soluzione spesso proposta è quella di far riferimento, per dirimere le dispute, a un marchio normativo della cognizione, da intendersi come un insieme di condizioni necessarie che un processo deve rispettare per poter essere considerato “cognitivo”. Nel presente saggio, argomenterò contro questa idea, mostrando come la proposta di un marchio siffatto sia inevitabilmente fallimentare. Inoltre, in alternativa, proporrò un quadro teoretico in cui la situazione di eterogeneità possa venire pacificamente accettata.
In recent years, within philosophy of mind it has been debated the best way to understand the subject and the practice of cognitive science, and, in this regard, a remarkable heterogeneity of theoretical frameworks have appeared in the literature. According to many authors, this situation of disagreement represents a problem, and a popular solution for resolving the disputes is to require a normative mark of the cognitive, i.e., a set of necessary conditions that a process must satisfy to be considered “cognitive”. In the present essay, I will argue against this idea, showing how any normative mark can’t be successful. Besides, I will propose a theoretical picture where the heterogeneity of the literature can be peacefully accepted.
Se si confronta la nozione di contemplazione per come Bruno la recepisce dalla tradizione filosofica – sia aristotelica sia platonica – che lo ha preceduto con la sua concezione ontologica, antropologica e cosmologica, non sarà difficile trovare divergenze. Questo contributo, ricercando nei Dialoghi italiani le tracce dell’idea di contemplazione, si propone di ricostruire una continuità della riflessione bruniana, mettendo in evidenza anche le rotture che occorrono nel percorso filosofico dell’autore. Alla luce di ciò, si cercherà di far emergere l’esigenza di una rielaborazione originale, da parte di Bruno, del concetto di contemplazione, che sia coerente con la nolana filosofia. L’approdo a cui si giungerà sarà quello di una declinazione del concetto in chiave produttiva: il furioso-contemplativo imita l’efficacia del primo principio e causa.
If one compares the notion of contemplation as Bruno acknowledges it from the previous philosophical – both Aristotelian and Platonic – tradition and his own ontological, anthropological and cosmological conception, it will not be hard to find some contradictions. By looking for the traces of contemplation in his Dialoghi italiani, this study aims to reconstruct a continuity of Bruno’s meditation in his work, highlighting at the same time the breaks occurring in the author’s philosophical path. Considering this, we will try to bring out the need of an original rewriting of the concept of contemplation in accordance with Bruno’s philosophical thought. Here, we suggest that Bruno revises the notion which we are taking into account in a productive way: the contemplative-furioso reproduces the effectiveness of the first principle and cause.
Il presente contributo ha per tema il nesso concettuale labirinto-inferno. Muovendo brevemente dalla sua origine arcaico-mitologica e assumendone la successiva declinazione cristiana, l’articolo approfondisce poi più propriamente la traduzione secolarizzata e in termini di fantasmagoria dello stesso. Ciò a partire dall’avvento della seconda modernità, quindi dalla transizione al capitalismo avanzato e attraverso autori di riferimento quali i surrealisti Louis Aragon e André Breton, Roger Caillois, Walter Benjamin. Infine il testo propone un’attualizzazione dell’idea labirintico-infernale nel contesto categoriale delle analisi del postmoderno fino allo scenario contemporaneo, interrogando alcuni dei problemi principali posti dalla rivoluzione digitale, la relazione immagine-realtà, le oscillazioni tra il catastrofismo tecnofobico e le utopie accelerazioniste, il dissolvimento delle fantasmagorie del presente.
This contribution deals with the conceptual nexus of the labyrinth and hell. Starting briefly from its archaic-mythological origin and assuming its subsequent Christian declination, the article then delves more specifically into its secularised translation and in terms of phantasmagoria. This starts with the advent of modernity, then the transition to advanced capitalism and through reference authors such as the surrealists Louis Aragon and André Breton, Roger Caillois and Walter Benjamin. Finally, the text proposes an actualisation of the labyrinthine-infernal idea in the categorical context of the analyses of postmodernism up to the contemporary scenario, questioning some of the main problems posed by the digital revolution, the image-reality relation, the oscillations between technophobic catastrophism and accelerationist utopias, the dissolution of the phantasmagorias of the present.
Questo lavoro fa parte di una ricerca più ampia, che rientra nelle attività del Partenariato Esteso 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PE5 PNRR).
Il contributo si propone di analizzare il grado di ricezione della lingua di testi storico-artistici da parte di un campione di persone comuni. In particolare, si esaminano i dati di un questionario somministrato a 232 individui con caratteristiche eterogenee. A questi ultimi sono state poste domande relative al grado di comprensione di tre testi redatti da storici dell’arte e delle relative riscritture, realizzate dai linguisti per un pubblico di non specialisti.
Le risposte al questionario vengono esaminate grazie ad un’analisi bivariata, che incrocia cioè tali risposte alle caratteristiche socio-anagrafiche e biografiche dei soggetti.
La ricerca mostra che ciò che più sembra contare, ai fini della lettura e della comprensione di questi testi, non è semplicemente il titolo di studio, quanto piuttosto lo studio pregresso dell’arte e la frequenza con cui si visitano i siti storico-artistici. Sembra inoltre emergere un’interessante produttività della variabile di genere: i testi appaiono di più facile lettura fra le donne. La diatopia, al contrario, non pare una dimensione statisticamente rilevante.
L’indagine da ultimo indica un grado di apprezzamento assai elevato delle riscritture proposte, che paiono davvero essere uno strumento prezioso per la fruibilità di questi testi, rispetto a target di pubblico diversi e sociolinguisticamente differenziati.
This work is part of a broader research project carried out within the framework of Extended Partnership 5 of the National Recovery and Resilience Plan (PE5 PNRR).
The paper aims to analyse the extent to which the language of historical-artistic texts is accessible to a sample of laypeople. Specifically, it examines data from a questionnaire administered to 232 individuals with heterogeneous profiles. Participants were asked questions regarding their comprehension of three texts authored by art historians, along with corresponding rewritings produced by linguists for a non-specialist audience.
The questionnaire responses are examined through bivariate analysis, which cross-tabulates the answers with participants’ socio-demographic and biographical characteristics.
Findings suggest that, in terms of text readability and comprehension, what matters most is not merely the level of formal education, but rather previous exposure to art-related studies and the frequency of visits to historical-artistic sites.
An interesting gender-related trend also appears to emerge: the texts seem to be more easily understood by women. By contrast, the diatopic variable does not appear to be statistically significant.
Finally, the study indicates a very high degree of appreciation for the proposed rewritings, which appear to be an effective tool for enhancing the accessibility of such texts, for diverse and sociolinguistically differentiated audiences.
Ricordo di Arnaldo Pizzorusso, docente dell’Università di Firenze e noto studioso nell’ambito della francesistica, di cui si pubblicano alcune riflessioni tratte dalle sue lezioni universitarie.
The article contains a tribute to Arnaldo Pizzorusso, professor at the University of Florence and renowned scholar in the field of French studies, including some reflections taken from his university lectures.
In occasione dei 100 anni dell’Università di Firenze si ricostruisce il profilo dello studioso, con particolare riferimento ai classici che furono i suoi modelli, in un contesto socio-storico particolarmente ostile, che fu quello del Sessantotto.
On the occasion of the first centenary of the University of Florence, the scholar's profile is reconstructed, with particular reference to the classics that were his models, in a particularly hostile socio-historical context, that of 1968.
Si analizzano cronologicamente i suoi più importanti contributi alla letteratura italiana, saggi e articoli da Dante a Ungaretti, passando attraverso Leopardi e Manzoni.
The most important contributions to Italian literature are chronologically analyzed, essays and articles from Dante to Ungaretti, passing through Leopardi and Manzoni.
La figura retorica della sillessi è un vero e proprio marchio di stile ovidiano. La sua vicinanza con altri moduli tipici dell’espressività di Ovidio può essere utile per individuarne le implicazioni profonde.
Syllepsis is a distinctive feature of Ovid’s style. Its relatedness with other peculiar Ovid’s predilections can be useful in identifying the deeper implications of this figure of speech.
Valerio Magrelli è uno dei più importanti scrittori italiani della nostra contemporaneità. La sua prima raccolta poetica, Ora serrata retinae, esce nel 1980 (e poi, a seguire, Nature e Venature, Esercizi di tiptologia, Didascalie per la lettura di un giornale, Disturbi del sistema binario, Il sangue amaro). Ma nel 2003 pubblica un libro in prosa, Nel condominio di carne, che segna inesorabilmente un momento di svolta per Magrelli, aprendo all’autore anche le vie della narrativa (si pensi a La vicevita, Addio al calcio, Geologia di un padre). Un testo davvero bizzarro, centaurico, tra prosa e poesia. Questa “prosa” sembra apparire “liberata” su due diversi piani: svincolata da qualsiasi tipo di convenzione propria dei generi della narrativa e, al contempo, espulsa fisiologicamente dallo scrittore, come una sua creatura scatologica.
Valerio Magrelli is one of the most remarkable italian writers of our times. His first collection of poems, Ora serrata retinae, came out in 1980 (and then he published Nature e Venature, Esercizi di tiptologia, Didascalie per la lettura di un giornale, Disturbi del sistema binario, Il sangue amaro). But in 2003 he published a book in prose, Nel condominio di carne, which inexorably marks a turning point for Magrelli and opened the universe of prose up to its author (just think of La vicevita, Addio al calcio, Geologia di un padre). A really bizarre work, centaurian, between prose and poetry. This “prose” appears to be “liberated” on two different levels: because on the one hand it is stranger to every norm of traditional novels and on the other it is physiologically expelled by the author himself, almost as if some sort of eschatological creature.
Abstract
In questo saggio discutiamo gli effetti sulla libertà degli individui di un programma di bio-potenziamento morale imposto in modo trasparente tramite politiche pubbliche; per ridurre considerevolmente le minacce per la libertà e aumentare l’efficacia di questi interventi, alcuni autori propendono per distribuirli segretamente, somministrandoli ai cittadini senza che essi lo sappiano. Un programma segreto è però incompatibile con istituzioni giuste e perciò non è un’alternativa accettabile. Nemmeno un bio-potenziamento morale scelto dai singoli individui in modo volontario sembra risolvere i problemi. Sebbene sia più rispettoso delle libertà personali, va incontro a un paradosso: è molto probabile che chi ha più bisogno di migliorarsi moralmente abbia meno motivazioni per ricorrervi. La conclusione della discussione sarà quindi (parzialmente) aporetica.
In this paper I discuss the effects of a program of moral bio- enhancement imposed transparently through public policy on individual freedom; some authors propose to distribute these interventions secretly, administering them to citizens without their knowledge, to substantially reduce threats to freedom and increase the effectiveness of these interventions. However, a secret program is incompatible with just institutions and therefore not an acceptable alternative. Nor does a moral bio-enhancement chosen by individuals voluntarily seem to solve the problems. Although it is more respectful of personal liberties, it runs into a paradox: it is very likely that those who are most in need of moral enhancement will have less motivation to resort to it. The conclusion of this discussion will therefore be (partially) aporetic.
Abstract
L’articolo intende portare nuovi contributi all’interpretazione di un luogo famoso dell’Ars poetica di Orazio (323 ore rotundo...loqui) in cui il poeta esprime apprezzamento e ammirazione nei confronti dei Greci per le loro nobili attitudini e le eccellenti realizzazioni sul piano artistico e linguistico-letterario. Qual è il preciso significato nel contesto oraziano? Quali sono i precedenti greci e/o latini di una formula destinata, come tante altre incisive espressioni del poeta, ad assumere valore di proverbio? Quale ne è stato l'impiego nella significativa ricezione umanistica e quali eventuali slittamenti di senso ha comportato? In particolare ci si sofferma su aspetti trascurati della terminologia retorica e critico-letteraria come volubilis/volubilitas, in relazione all’asianesimo e alla poetica dell’ispirazione divina.
This paper intends to make new contributions to the interpretation of a famous passage in Horace's Ars poetica (323 ore rotundo...loqui) in which the poet expresses his appreciation and admiration of the Greeks for their noble attitudes and excellent achievements in the artistic and linguistic-literary spheres. What is the precise meaning in the Horatian context? What are the Greek and/or Latin precedents of a formula destined, like so many other incisive expressions of the poet, to take on the value of a proverb? What was its use in the significant humanistic reception and what shifts in meaning did it entail? In particular, we focus on neglected aspects of rhetorical and critical-literary terminology such as volubilis/volubilitas, in relation to Asianism and the poetics of divine inspiration.
L'articolo si sofferma sulla figura di Oreste Macrí evidenziandone i diversi aspetti e sottolineando in particolare il suo ruolo di critico, traduttore e professore. Evidenzia le basilari caratteristiche del suo metodo, la passione per la poesia e il costante impegno nella didattica. Ripercorre i rapporti di amicizia che lo legarono a molti poeti spagnoli di cui spesso studiò e divulgò l’opera.
The article focuses on Oreste Macrí, highlighting his various aspects and emphasizing in particular his role as a critic, translator, and professor. It highlights the fundamental characteristics of his method, his passion for poetry, and his commitment to teaching. It traces the friendships that bound him to many Spanish poets, whose works he often studied and disseminated.
L’articolo ricostruisce e interpreta la traiettoria filosofica di Giulio Preti durante il suo periodo fiorentino (1954–1972). Attraverso l’analisi delle sue opere, dei materiali inediti e dell’ambiente culturale italiano del secondo dopoguerra, il contributo mira a mettere in luce come l’esperienza neoilluminista, il complesso rapporto con l’empirismo logico, il confronto critico con la fenomenologia, il pragmatismo e la tradizione marxista abbiano condotto Preti a una posizione filosofica originale – e non esclusivamente in riferimento al contesto nazionale. Il saggio propone di individuare il nucleo teorico della posizione pretiana nell’elaborazione di una teoria dei valori che sia in grado di rendere conto tanto della capacità di raggiungere l’oggettività e l’accordo intersoggettivo nel discorso quanto della possibilità di mantenere un orizzonte critico e ideale di messa in questione dei concreti risultati valoriali di volta in volta raggiunti dalle diverse forme culturali storicamente determinate – siano essi valori morali (e quindi relativi all’ethos di un certo periodo storico), estetici (il gusto) o epistemico/scientifici (le teorie e le credenze giustificate).
The article reconstructs and interprets the philosophical trajectory of Giulio Preti during his Florentine period (1954–1972). Through an analysis of his published works, unpublished materials, and the Italian cultural environment of the post-war period, the contribution aims to shed light on how the Neo-Enlightenment experience, his complex relationship with logical empiricism, his critical engagement with phenomenology, pragmatism, and the Marxist tradition led Preti to develop an original philosophical position. The essay proposes to identify the theoretical core of Preti’s position in the elaboration of a theory of values capable of accounting both for the possibility of achieving objectivity and intersubjective agreement in discourse, and for the preservation of an ideal horizon from which to question and criticize the concrete value outcomes attained, at different times, by historically determined cultural forms.
Questo articolo propone un’analisi del personaggio di Capaneo all’interno della Tebaide di Stazio. In particolare saranno discussi i possibili influssi del De rerum natura di Lucrezio; il rapporto tra Capaneo e Meneceo nel decimo libro, anche in relazione al sistema dei personaggi della Tebaide; infine si cercherà di definire l’atteggiamento di Stazio come voce poetica nei confronti del personaggio di Capaneo.
This paper proposes an analysis of the character of Capaneus within Statius’ Thebaid. In particular the essay focuses on the possible echoes of Lucretius' De rerum natura; the relationship between Capaneus and Meneceus in Book 10 and finally, an attempt will be made to define the attitude of Statius as a narrator toward the character of Capaneus.
Questo articolo si propone di analizzare l'uso dei pronomi allocutivi, nella loro veste di riferimenti deittici, da parte di parlanti di lingue minoritarie. Attingendo agli approcci teorici e metodologici della pragmatica e della sociolinguistica, questo studio mostra come la dimensione demografica di una comunità linguistica possa influenzare la codifica del contesto sociale e interazionale e come questo sia in grado di agire sulle scelte linguistiche dei parlanti.
The aim of this paper is to explore the use of address pronouns, as deictic references, by speakers of minority languages. Drawing on pragmatics and sociolinguistics theoretical and methodological approaches, this study shows how the size of a linguistic community can affect the encoding of social and interactional context and how this is able to act on speakers’ language choices.
Il contributo ricostruisce la storia della terza pagina di «La Patria», «quotidiano per l’esercito» (con sede in via Ricasoli a Firenze) che vede la luce il 24 febbraio 1945 e che dura fino al 30 settembre 1945, per un totale di 185 numeri. Di ottima qualità, la terza pagina della «Patria» vanta collaborazioni di scrittori all’epoca più o meno giovani e più o meno noti (fra i quali Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Mario Luzi, Leone Piccioni, Piero Bigongiari) che vi pubblicano racconti, articoli di cultura, recensioni. A corredare il contributo è l’indice completo delle terze pagine del quotidiano.
The contribution reconstructs the history of the third page of «La Patria», «daily for the army» (based in via Ricasoli in Florence) which sees the light on 24 February 1945 and which lasts until 30 September 1945, for a total of 185 numbers. Of excellent quality, the third page of «Patria» boasts collaborations with more or less young and more or less well-known writers at the time (including Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Mario Luzi, Leone Piccioni, Piero Bigongiari) who publish stories, culture articles, reviews. The complete index of the third pages of the newspaper accompanies the contribution.
La prima edizione critica dei più di 1100 testi poetici intonati dai polifonisti del Trecento e del primo Quattrocento, in corso nell’ambito del progetto ERC Advanced Grant ArsNova, ha permesso di precisare il corpus dei madrigali con più ritornelli intercalati nel corpo del testo dopo i singoli terzetti, e di definirne le caratteristiche formali. L’articolo offre inoltre l’edizione critica di otto madrigali (testo poetico e testo musicale).
The first critical edition of more than 1100 poetic texts set to music by 14th- and early 15th-century polyphonists, underway as part of the ERC Advanced Grant ArsNova project, has made it possible to specify the corpus of madrigals with multiple refrains interposed in the body of the text after each tercet, and to define their formal characteristics. The article also offers the critical edition of eight madrigals (poetic text and musical text).
Nella prima parte di questo articolo si illustrano le differenze tra due apografi secenteschi dell’iscrizione falisca Bakkum 206, cercando di trarne delle considerazioni di carattere metodologico. Il primo apografo fu realizzato da Cosimo della Rena nel 1676, mentre il secondo, che si rende qui noto alla comunità scientifica per la prima volta, da Filippo Buonarroti nel 1691. Nella seconda parte si tenta di dar conto della novità testuale apportata dalla scoperta dell’apografo di Buonarroti.
In the first part of this paper I show the differences between two seventeenth-century apographs of the Faliscan inscription Bakkum 206, with the aim of drawing methodological considerations. The first apograph was made by Cosimo della Rena in 1676, while the second one, which is being disclosed to the scientific community for the first time here, by Filippo Buonarroti. In the second part, I attempt to give an account of the new textual data brought about by the discovery of Buonarroti’s apograph.