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La ricezione della lingua dell'arte: alcune prove di analisi bivariata

 ARTICOLO SCIENTIFICO

  • Data ricezione: 19/01/2026
  • Data accettazione: 11/02/2026
  • Data pubblicazione: 13/03/2026

Abstract

Questo lavoro fa parte di una ricerca più ampia, che rientra nelle attività del Partenariato Esteso 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PE5 PNRR).

Il contributo si propone di analizzare il grado di ricezione della lingua di testi storico-artistici da parte di un campione di persone comuni. In particolare, si esaminano i dati di un questionario somministrato a 232 individui con caratteristiche eterogenee. A questi ultimi sono state poste domande relative al grado di comprensione di tre testi redatti da storici dell’arte e delle relative riscritture, realizzate dai linguisti per un pubblico di non specialisti.

Le risposte al questionario vengono esaminate grazie ad un’analisi bivariata, che incrocia cioè tali risposte alle caratteristiche socio-anagrafiche e biografiche dei soggetti.

La ricerca mostra che ciò che più sembra contare, ai fini della lettura e della comprensione di questi testi, non è semplicemente il titolo di studio, quanto piuttosto lo studio pregresso dell’arte e la frequenza con cui si visitano i siti storico-artistici. Sembra inoltre emergere un’interessante produttività della variabile di genere: i testi appaiono di più facile lettura fra le donne. La diatopia, al contrario, non pare una dimensione statisticamente rilevante.

L’indagine da ultimo indica un grado di apprezzamento assai elevato delle riscritture proposte, che paiono davvero essere uno strumento prezioso per la fruibilità di questi testi, rispetto a target di pubblico diversi e sociolinguisticamente differenziati.

 

This work is part of a broader research project carried out within the framework of Extended Partnership 5 of the National Recovery and Resilience Plan (PE5 PNRR).
The paper aims to analyse the extent to which the language of historical-artistic texts is accessible to a sample of laypeople. Specifically, it examines data from a questionnaire administered to 232 individuals with heterogeneous profiles. Participants were asked questions regarding their comprehension of three texts authored by art historians, along with corresponding rewritings produced by linguists for a non-specialist audience.

The questionnaire responses are examined through bivariate analysis, which cross-tabulates the answers with participants’ socio-demographic and biographical characteristics.
Findings suggest that, in terms of text readability and comprehension, what matters most is not merely the level of formal education, but rather previous exposure to art-related studies and the frequency of visits to historical-artistic sites.

An interesting gender-related trend also appears to emerge: the texts seem to be more easily understood by women. By contrast, the diatopic variable does not appear to be statistically significant.

Finally, the study indicates a very high degree of appreciation for the proposed rewritings, which appear to be an effective tool for enhancing the accessibility of such texts, for diverse and sociolinguistically differentiated audiences.


Parole chiave
Keywords

1. Premessa1

Il presente contributo si colloca all’interno di un progetto di ricerca inserito nel Partenariato Esteso 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PE5 PNRR): “Cultura umanistica e patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività”. Da tale partenariato è nata la Fondazione CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable), che si occupa di promuovere l’innovazione scientifico-tecnologica e lo sviluppo sostenibile del patrimonio culturale, favorendo la connessione tra mondo della ricerca, imprese, cittadini e istituzioni. All’interno dell’Università di Firenze è attiva una delle unità (Spoke 4) di questo progetto, che ha lo scopo di lavorare sulla Realtà Aumentata e i suoi possibili campi di applicazione, con approfondimenti su alcune specifiche realtà2. Ci si soffermerà qui in particolare sul percorso pensato per il museo CSAC di Parma, in particolare su otto opere d’arte, fra dipinti, sculture e fotografie3, per le quali gli storici dell’arte hanno redatto delle schede informative. I testi, nella loro forma originaria, risultano destinati a un pubblico di specialisti. La consulenza linguistica ha dunque previsto l’individuazione di procedure di riscrittura, volte a favorire la comprensibilità e l’accessibilità del contenuto a più fasce di utenza, con profili sociolinguistici differenziati, anche tramite l’uso della Realtà Aumentata.

Questo articolo ha come obiettivo quello di cercare di cogliere il livello di comprensione della lingua di testi storico-artistici, fra lettori e lettrici comuni. In particolare si analizzeranno i dati di un questionario somministrato a 232 individui con caratteristiche eterogenee, con l’idea che tale eterogeneità possa verosimilmente corrispondere a potenziali utenti di siti museali, con differenti profili sociolinguistici. A tali individui sono state poste domande relative al grado di comprensione dei testi scritti dagli storici dell’arte e delle rispettive riscritture.

Attraverso un’analisi bivariata4, che incrocia cioè le risposte al questionario con i dati anagrafici e biografici dei soggetti, si proverà a comprendere il grado di comprensione dei testi, quali livelli di analisi e quali condizioni socio-biografiche determinano le maggiori criticità, così da poter intervenire con maggiore efficacia rispetto ai percorsi di riscrittura dei testi posti a fondamento dell’intero percorso museale aumentato.

 

2. Il corpus

Il materiale per la redazione del questionario proviene da tre schede, relative ad altrettante opere, redatte dagli storici dell’arte del gruppo fiorentino.

Le opere selezionate per l’intero progetto sono conservate presso lo CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma, fondato nel 1968 da Arturo Carlo Quintavalle5. Lo CSAC opera come archivio, museo e centro di ricerca, e ha sede nell’ex abbazia cistercense di Valserena, situata a Paradigna, frazione a nord di Parma.

Tutte le schede presentano elementi biografici sull’autore o sull’autrice e dati descrittivo-interpretativi relativi al contenuto e al significato dell’opera.

I testi utilizzati per questo lavoro fanno riferimento alle seguenti opere:


1. Giulio Paolini, Early Dynastic (1971-1973)6:

 

Figura 1 - Giulio Paolini, Early Dynastic

(PVC e legno; 9 colonne cm 121x29x29 + 9 colonne cm 61x16x16)


2. Mario Sironi, La giovinezza. Uomo a cavallo (cartone per il mosaico de L’Italia corporativa, Milano, Palazzo dei Giornali, 1936)7:


Figura 2 - Mario Sironi, La giovinezza - Uomo a cavallo

(cm. 316x317x4 - Olio su carta intelata)


3. Getullio Alviani, Superficie a tessitura vibratile (1961)8:


Figura 3 -  Getullio Alviani, Superficie a tessitura vibratile

(Alluminio su xilitex, 56x56 cm)


Visto il pubblico a cui si rivolgono, le schede sono scritte con il registro linguistico tipico della lingua dell’arte: i livelli distintivi sono il lessico e la sintassi9. La loro interfaccia realizza una testualità di non facile comprensione per chi non è specialista. Per questo una delle finalità del progetto è quella di individuare linee guida sostenibili di riscrittura, al fine di consentire la lettura di tali schede a diverse fasce di pubblico, con caratteristiche culturali, cognitive e sociolinguistiche differenziate.

La rappresentazione teorica e variazionale della lingua dell’arte è piuttosto delicata, poiché incrocia prospettive di analisi e riflessioni diverse e talvolta non del tutto convergenti. Tale registro mette insieme una costellazione eterogenea di testi e scriventi10 e rientrerebbe, pur nella diversità di approcci che la letteratura scientifica offre, nel gruppo delle cosiddette lingue speciali11, poiché tipico di un particolare ambito professionale e di uno specifico campo di conoscenze. Già Tullio de Mauro, in un lavoro pionieristico del 196512, aveva individuato questa peculiarità, poiché tale lingua fa costante ricorso a parole dei campi semantici tipici dell’arte. Se è vero che tale posizione è ancora fortemente convincente, è altrettanto vero però che a risultare piuttosto spinosa è la nozione stessa di lingua speciale. Gli ordini di problemi sono essenzialmente due. Da una parte sussistono questioni terminologiche13 relative alla nomenclatura più adeguata per indicare una varietà di lingua che ruota attorno ad una professione specifica o a un ambito di saperi settoriali. Dall’altro non è facile stabilire i confini fra questa varietà e le varietà di lingua contigue come i linguaggi specialistici o i sottocodici professionali14.

In questo contributo verrà ripresa la definizione proposta da Cortelazzo15, secondo cui una lingua speciale è «una varietà funzionale di una lingua naturale, dipendente da un settore di conoscenze o da una sfera di attività specialistiche, utilizzata, nella sua interezza, da un gruppo di parlanti più ristretto della totalità dei parlanti la lingua di cui quella speciale è una varietà, per soddisfare i bisogni comunicativi (in primo luogo referenziali) di quel settore specialistico».

 

3. L’elicitazione dei dati

3.1 Il campionamento

I dati per l’inchiesta sociolinguistica qui discussa sono stati raccolti tramite un questionario, predisposto su Google Moduli e diffuso tramite WhatsApp (contatti singoli e gruppi) e alcune mailing list. La campionatura è partita dalla città di Napoli.

La somministrazione si è svolta nei mesi di giugno e luglio 2025 e ha coinvolto 232 soggetti che, su base volontaria, hanno deciso di rispondere al questionario ricevuto. Quest’ultimo è stato diffuso in forma anonima, attraverso un campionamento di comodo o accidentale16, cioè il raccoglitore è partito dai suoi contatti diretti perché più facilmente raggiungibili; a questi ha poi chiesto di far girare il questionario a loro volta, secondo la tecnica a valanga17. Ciò ha portato alla formazione di un campione non probabilistico.

Alle unità escusse non sono state fornite spiegazioni o chiarimenti in merito alle domande: si è lasciato che ogni individuo rispondesse secondo la propria sensibilità e percezione. Questo accorgimento è stato utilizzato al fine di minimizzare i condizionamenti sulle persone ed elicitare dati quanto più autentici possibile18.

 

3.2 Il questionario

Il questionario è caratterizzato da due sezioni principali: una relativa ai dati socio-anagrafici e biografici; una relativa alla comprensione dei testi storico-artistici.

La prima sezione ha consentito di ottenere le seguenti informazioni: genere; età; luogo di residenza, titolo di studio. Ha inoltre previsto domande che indagassero la conoscenza della storia dell’arte (Ha mai studiato storia dell’arte?) e la frequenza con cui si frequentano i siti di interesse storico-artistico (Con che frequenza visita un museo o un sito di interesse storico-artistico?). La diastratia classicamente intesa, e dunque relativa al solo titolo di studio posseduto, non è parsa un criterio diagnostico sufficiente per valutare la capacità di lettura dei testi indagati: non è detto che tutti i soggetti altamente scolarizzati abbiano studiato arte nel corso della vita. Il discrimine poteva piuttosto essere la conoscenza pregressa dell’arte e la modalità di apprendimento di quest’ultima: il grado di istruzione in cui è stata o meno studiata è certamente un elemento da considerare. Anche la frequenza con cui si visitano i musei può rappresentare un parametro di cui tenere utilmente conto in fase di incrocio statistico dei dati.

Nella seconda sezione del questionario, alle unità rispondenti, sono state sottoposte tre porzioni testuali delle schede summenzionate, nella loro veste originaria. Poi sono state somministrate delle domande - a risposta chiusa e secondo uno schema ricorrente - sul grado di comprensione del testo e sui livelli di analisi di maggiore criticità percepita. Infine è stata presentata la stessa porzione testuale riscritta19 e un giudizio valutativo su di essa, inerente alla maggiore (o minore) capacità di lettura e comprensione. Tutti i quesiti hanno previsto l’obbligatorietà di risposta.

Nello specifico, le domande sono state le seguenti:

1) Come ritiene questo testo virgolettato? (Facile da comprendere; di media difficoltà da comprendere; difficile da comprendere): 

“In contrasto con le pratiche artistiche che mirano a una ridefinizione del rapporto tra arte e vita attraverso strategie di de-estetizzazione, Paolini sviluppa una ricerca incentrata su una riflessione eminentemente teorica e meta-artistica”. 

1a) Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo? (; No; Non ne sono sicura/o).

1b) Secondo lei quali sono gli aspetti più difficili da comprendere (Può scegliere più opzioni: alcune parole; alcune frasi; il testo nel suo complesso; non c’è nulla di difficile; altro [specificare])?.

1c) Scritto in questo modo quanto le risulta più chiaro? (1. Per nulla; 5. Molto):

“A differenza di altri artisti che vogliono rivedere il rapporto fra arte e vita attraverso strategie che mirano a togliere la bellezza dall’opera d’arte, Paolini sceglie una strada diversa. Vuole riflettere sull’arte stessa”.

2) Come ritiene questo testo virgolettato? (Facile da comprendere; di media difficoltà da comprendere; difficile da comprendere): 

“Il futurismo di Sironi, tuttavia, pur attingendo alle soluzioni visive in particolar modo di Boccioni, si caratterizza per un maggiore “raddensamento volumetrico” (che espone la plasticità al dinamismo senza che il movimento abbia mai del tutto la meglio sui volumi), toni cromatici più cupi e un’accentuata monumentalità”. 

2a) Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo? (; No; Non ne sono sicura/o).

2b) Secondo lei quali sono gli aspetti più difficili da comprendere (Può scegliere più opzioni: alcune parole; alcune frasi; il testo nel suo complesso; il riferimento a fatti o persone che non conosco (es. futurismo, Boccioni…); non c’è nulla di difficile; altro [specificare])?.

2c) Scritto in questo modo quanto le risulta più chiaro? (1. Per nulla; 5. Molto):

“Sironi entra a far parte di un gruppo di artisti chiamati futuristi. Questi artisti esaltano la tecnica e la modernità. Il legame di Sironi col futurismo si contraddistingue per forme più piene e robuste, colori più scuri e per una grandiosità più evidente. Si ispira molto alle opere di Boccioni, un altro pittore. Le forme appaiono quasi scolpite, ma il movimento delle immagini non riesce mai a superare l’importanza delle forme stesse”.

3) Come ritiene questo testo virgolettato? (Facile da comprendere; di media difficoltà da comprendere; difficile da comprendere): 

“Alviani sviluppa, per il settore della moda, una serie di strutture speculari in alluminio e tessuti ispirate a criteri cinetico-visivi, contribuendo all’affermazione dell’estetica “Op”, in particolar modo tramite le collaborazioni con Germana Marucelli e Rudi Gernreich. Il sapiente utilizzo dei tessuti – con una predilezione per quelli plissettati – le combinazioni cromatico-formali e il disegno modulare convergono intorno a un programmatico mutamento dell’aspetto visivo dei vestiti, che varia ininterrottamente per effetto del movimento”. 

3a) Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo? (; No; Non ne sono sicura/o).

3b) Secondo lei quali sono gli aspetti più difficili da comprendere (Può scegliere più opzioni: alcune parole; alcune frasi; il testo nel suo complesso; il riferimento a fatti o persone che non conosco (es. estetica Op, Marucelli, Gernreich…); non c’è nulla di difficile; altro [specificare])?.

3c) Scritto in questo modo quanto le risulta più chiaro? (1. Per nulla; 5. Molto):

Alviani amplia la sua ricerca attraverso la collaborazione con il settore della moda, per il quale sviluppa una serie di strutture simmetriche, in alluminio e tessuti, ispirate a criteri cinetico-visivi, cioè criteri legati al movimento e alla vista. Attraverso il lavoro con stilisti come Germana Marucelli e Rudi Gernreich, contribuisce all’affermazione dell’estetica Op Art, cioè una forma di arte astratta che crea illusioni ottiche, attraverso l’accostamento di particolari soggetti astratti o attraverso l’uso del colore. In particolare, si distingue per il sapiente utilizzo di tessuti, spesso plissettati, che, in combinazioni cromatiche e modulari, generano un effetto visivo dinamico: cioè i vestiti mutano aspetto continuamente con il movimento, rendendo il corpo un mezzo per esprimersi in costante trasformazione”.

Le porzioni testuali proposte sono state individuate in base a tre criteri:

  1. Sono state scelte schede relative a opere e artisti diversi fra loro.
  2. I testi hanno una lunghezza progressivamente maggiore.
  3. I passi realizzano un livello di intertestualità crescente20: del tutto assente nel primo blocco (cfr. 1), relativamente accessibile nel secondo (cfr. 2: futurismo; Boccioni), di settore nell’ultimo esempio (cfr. 3 Marucelli; Gernreich; Op art).

Lo scopo era quello di cercare di capire se, rispetto alla ricezione dei testi21, ci fossero elementi linguistici, testuali o culturali più sensibili di altri alla diastratia, a specifiche caratteristiche socio-anagrafiche, alla conoscenza dell’arte o alla frequentazione di siti museali.

La riscrittura presentata nell’ultima domanda è quella che l’unità fiorentina ha redatto per un pubblico di persone scarsamente scolarizzate o analfabeti funzionali22. Il progetto invero ha previsto diverse possibilità di riscrittura, in base a parametri sociolinguistici differenziati, che possono essere fruite anche con l’uso della Realtà Aumentata. Questa peraltro permette perfino di tarare il registro linguistico in base alla soglia di attenzione di chi legge. Tuttavia per questo lavoro si è scelto di impiegare la riscrittura di grado zero, ovvero quella più accessibile di tutte. Il tipo di somministrazione e la potenziale ampiezza della popolazione campionaria sono parse due condizioni di assoluta rilevanza: solo l’uso del testo nella sua forma più basica avrebbe potuto consentire risposte valutabili rispetto a qualunque tipo di rispondente.

 

4. Il campione

Il campione di questa indagine è costituito da 232 individui, 148 donne (pari al 63,8%) e 84 uomini (pari al 36,2%). Nessun informante, relativamente al genere, ha opzionato la risposta altro.

Rispetto all’età23 il campione è così formato:

EtàPercentuale
15-190,9%
20-240,4%
25-293,9%
30-342,6%
35-397,8%
40-4415,5%
45-4911,6%
50-5410,8%
55-5913,4%
60-6414,7%
>6518,5%

Tabella 1 - Classi di età del campione

 

Come si vede, la maggior parte degli individui si distribuisce dai 35 anni a salire. Meno rappresentate le classi anagrafiche più giovani.


Quanto alla diatopia i risultati sono i seguenti24:

Ripartizione territorialePercentuale
Nord-est10,8%
Nord-ovest12,5%
Centro15,1%
Sud54,7%
Isole6,9% 

Tabella 2 - Ripartizioni territoriali del campione

 

Il dato mostra una sovrarappresentazione del Sud Italia, verosimilmente dovuta al primo punto del prelievo.

Anche i risultati circa il titolo di studio mostrano uno schiacciamento su individui laureati:

Titolo di studioPercentuale
Licenza media1,3%
Diploma10,8%
Laurea77,6%
Dottorato10,3% 

Tabella 3 - Titolo di studio del campione

 

La maggiore presenza di tali soggetti è tendenzialmente legata alle reti sociali del raccoglitore e dei contatti di primo grado: il questionario ha verosimilmente avuto maggiore circolazione fra persone che si conoscono o si frequentano abitualmente. Non va però trascurato di osservare che la minore presenza di diplomate/i o di persone con la sola licenza media possa anche essere legata a una minore sensibilità di questi individui ai temi della ricerca. Al momento resta però una ipotesi.

Questo il dato relativo allo studio della storia dell’arte:

Ha mai studiato storia dell’arte?Percentuale
Sì, solo a scuola media6,90%
Sì, durante la scuola superiore74,6%
Sì, all’università10,8%
Sì e lavoro nel campo dell’arte (es. insegnante, curatore/curatrice di mostre, direttore/direttrice di musei...)1,7%
No6,0%

Tabella 4 - Conoscenza dell’arte da parte del campione


Come si vede la maggior parte dei soggetti ha dichiarato di aver studiato arte a scuola superiore. Tale disciplina rientra nei piani di tutti gli indirizzi liceali e di alcuni istituti tecnici e professionali, come l’istituto professionale per i servizi alberghieri o l’istituto tecnico a indirizzo turistico25

Infine il dato sulla frequenza con cui si visitano i musei o siti di interesse storico artistico:

Con che frequenza visita un museo o un sito di interesse storico-artistico?Percentuale
Abitualmente11,64%
Spesso52,2%
Raramente34,1%
Mai2,2%

Tabella 5 - Frequenza delle visite a luoghi di interesse storico-artistico


Il campione mostra un’apprezzabile frequentazione di questi luoghi: ciò sembrerà avere interessanti risvolti rispetto alla ricezione e alla comprensione della lingua dell’arte.

 

5. I risultati

Si procederà ora ad un’analisi statistica dei quesiti e verranno illustrati sia i calcoli monovariati, che quelli bivariati. Per ridurre l’impatto delle disparità numeriche rispetto alle diverse caratteristiche del campione, come ad esempio la differenza fra le aree geografiche del Paese, si è lavorato a variabili condizionate, ovvero per ogni incrocio operato sono state isolate le risposte per colonna. Verranno illustrati solo alcuni fra i calcoli che sono apparsi più significativi, per l’oggetto e gli scopi del contributo, e i dati che presentano un andamento costante fra i diversi quesiti proposti al campione.

 

5.1 Il quesito 1

Rispetto al primo quesito (Come ritiene questo testo virgolettato?: “In contrasto con le pratiche artistiche che mirano a una ridefinizione del rapporto tra arte e vita attraverso strategie di de-estetizzazione, Paolini sviluppa una ricerca incentrata su una riflessione eminentemente teorica e meta-artistica”) il campione, preso nel suo complesso, si distribuisce in questo modo:


Come ritiene questo testo virgolettato?Percentuale
Di media difficoltà da comprendere52,2%
Difficile da comprendere37,1%
Facile da comprendere10,8%

Tabella 6 - Risposta del campione al quesito 1 (dato generale)

 

Emerge dunque una generale difficoltà nella ricezione del testo, che appare di agile comprensione solo per una piccola percentuale delle unità (10,8%).

Il risultato generale in tabella 6 può essere però scomposto, per evidenziare alcune correlazioni socio-culturali di un certo interesse.

Va innanzitutto osservato che rispetto al genere c’è uno scarto di quasi 10 punti percentuali fra uomini e donne: gli uomini che reputano il testo di difficile lettura sono il 42,9%, rispetto al 33,8% delle intervistate.

Quanto alla diatopia va segnalato che è il Nord-est la ripartizione territoriale che ha percepito la maggiore difficoltà di lettura del testo (60%), immediatamente seguito dal Centro (42,9%) e dal Nord-ovest (42,3%).

Più interessanti appaiono invece i calcoli rispetto alle variabili culturali del campione:


DiplomaDottoratoLaureaLicenza mediaTotale generale
Di media difficoltà da comprendere72,0%54,2%48,9%66,7%52,2%
Difficile da comprendere24,0%33,3%39,4%33,3%37,1%
Facile da comprendere4,0%12,5%11,7%
10,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 7 - Risposta al quesito 1 (titolo di studio)


NoSì e lavoro nel campo dell'arteSì, all’universitàSì, durante la scuola superioreSì, solo a scuola mediaTotale generale
Di media difficoltà da comprendere64,3%50,0%36,0%53,8%50,0%52,2%
Difficile da comprendere35,7%50,0%40,0%35,8%43,8%37,1%
Facile da comprendere

24,0%10,4%6,3%10,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 8 - Risposta al quesito 1 (conoscenza dell’arte)



AbitualmenteMaiRaramenteSpessoTotale generale
Di media difficoltà da comprendere59,3%80,0%54,4%47,9%52,2%
Difficile da comprendere14,8%20,0%34,2%44,6%37,1%
Facile da comprendere25,9%
11,4%7,4%10,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 9 - Risposta al quesito 1 (frequentazione di siti storico-artistici)

 

I calcoli bivariati, che nell’insieme riproducono l’andamento del dato generale, mostrano alcuni punti su cui riflettere. Innanzitutto è fra le/i laureate/i che si registra la percentuale più elevata (39,4%) di coloro che hanno dichiarato di trovare il testo di difficile lettura (cfr. Tabella 7), immediatamente seguiti da coloro che posseggono la sola licenza media (33,3%). Fra questi ultimi, peraltro, si registra l’assoluta mancanza di soggetti che hanno affermato di trovare il testo semplice. Tale evidenza statistica, se da un lato pare confermare la correlazione fra titolo di studio e competenze linguistiche, dall’altro pare suggerire che il solo titolo di studio non è un criterio di per sé sufficiente per la corretta fruizione di questi testi.

Tale riflessione sembra acquisire forza grazie all’analisi dei dati in tabella 8. Emerge infatti che la percentuale più alta di coloro che trovano il testo difficile si ritrova fra gli individui che hanno studiato arte solo alla scuola media (43,8%); mentre la maggioranza relativa di persone che ha percepito il testo come semplice si ritrova fra chi ha studiato tale disciplina anche all’università (24%). Altrettanto interessante la totale assenza di soggetti che reputano il testo facile fra quanti hanno dichiarato di non aver mai studiato arte: ciò andrebbe nella direzione secondo cui una formazione disciplinare specifica sia un buon requisito di partenza per la ricezione del testo.

Il dato sulla scarsa facilità di accesso al brano si ritrova, sorprendentemente, anche fra le poche unità che hanno dichiarato di lavorare nel campo dell’arte. Questo risultato andrebbe tuttavia confermato con un ampliamento di questo sotto-campione specifico26. Ma pare al contempo suggerire che talvolta sono molti i fattori che entrano in gioco nella decodifica di un testo e che spesso la competenza linguistica è frutto di combinazioni insolubili fra fatti culturali, cognitivi, situazionali e idiolettali.

Meno netta la correlazione statistica fra capacità di lettura e frequenza con cui si visitano i siti di interesse storico artistico (cfr. Tabella 9)27. Da un lato occorre notare che l’unico gruppo in cui manca totalmente una percentuale, ancorché piccola, di individui che ritengono il testo facile sia proprio fra coloro che non frequentano mai i siti museali, e va pure osservato, di converso, che la maggioranza relativa (25,9%) di chi reputa il testo facile sia fra i soggetti che frequentano abitualmente tali luoghi. Dall’altro occorre evidenziare che la più alta percentuale di unità che reputa il testo difficile si attesta fra individui che invece frequentano spesso i siti di interesse storico-artistico (44,6%). Il dato, nel suo complesso, pare dunque suggerire che le visite ai musei non necessariamente determinano lo sviluppo delle adeguate competenze di lettura, nonostante sembrino essere un utile criterio di cui tenere conto28.

 

5.1.1. Il quesito 1a

Il campione presenta dei punti di continuità, ma anche delle disomogeneità, in rapporto ai dati poc’anzi discussi.

Rispetto al quesito 1a (Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo? [; No; Non ne sono sicura/o]) il dato generale è il seguente:

Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo?Percentuale
No16,4%
Non ne sono sicura/o28,4%
55,2% 

Tabella 10 - Risposta del campione al quesito 1a (dato generale)

 

Va osservato che metà campione circa asserisce di aver compreso il testo (55,2%) e solo la percentuale più piccola di esso dichiara di non averlo compreso (16,4%). Ciò determina uno scarto fra coloro che reputano il testo difficile (37,1%) e coloro che hanno dichiarato di non comprenderlo (16,4%)29. Anche in questo caso però il dato può essere scomposto, per evidenziare alcune tendenze.

L’analisi bivariata non è produttiva rispetto al genere, poiché non si registrano differenze significative fra uomini e donne. Resta invece confermato il dato di ordine diatopico, nonostante lievi differenze percentuali. Stavolta è il Centro ad essere la ripartizione in cui si osserva una maggiore densità di soggetti che dichiarano di non aver compreso il testo (25,8%), immediatamente seguito dal Nord-est (24%) e dal Nord-ovest (20,7%).


Quanto alle variabili culturali, si osservino i dati in dettaglio:


DiplomaDottoratoLaureaLicenza mediaTotale generale
No8,0%4,2%19,4%
16,4%
Non ne sono sicura/o40,0%33,3%25,0%100,0%28,4%
52,0%62,5%55,6%
55,2%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 11 - Risposta del campione al quesito 1a (titolo di studio)


NoSì e lavoro nel campo dell'arteSì, all’universitàSì, durante la scuola superioreSì, solo a scuola mediaTotale generale
No28,6%50,0%8,0%15,6%18,8%16,4%
Non ne sono sicura/o28,6%25,0%28,0%27,7%37,5%28,4%
42,9%25,0%64,0%56,6%43,8%55,2%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 12 - Risposta del campione al quesito 1a (conoscenza dell’arte)


AbitualmenteMaiRaramenteSpessoTotale generale
No

21,5%17,4%16,4%
Non ne sono sicura/o25,9%80,0%32,9%24,0%28,4%
74,1%20,0%45,6%58,7%55,2%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 13 - Risposta del campione al quesito 1a (frequentazione di siti storico-artistici)

 

È fra le/i laureate/i (55,6%) o le/gli addottorate/i (62,5%) che si registra la maggior parte di coloro che affermano di aver compreso il testo (cfr. Tabella 11). Ciò suggerirebbe che la lettura di un brano in lingua speciale potrebbe essere proporzionale alla capacità, o anche all’abitudine, di leggere testi scientifici, sebbene vada osservato che questo insieme testuale non sia compatto ma presenti diversificazioni al suo interno30, in base alle discipline. A conferma di ciò andrebbe il calcolo secondo cui l’intero sottogruppo (100%) di chi ha la licenza media afferma di non essere sicuro rispetto a ciò che ha compreso, immediatamente seguito dal gruppo dei diplomati (40%).

La tabella 12 mostra altre due correlazioni di un certo rilievo. Intanto è fra coloro che lavorano nel campo dell’arte, nonostante le cautele di cui si è detto, che si registra la maggioranza relativa di chi asserisce di non aver compreso il testo (50%), seguiti dagli individui diplomati (28,6%). Di converso fra coloro che hanno studiato arte all’università c’è il 64% di persone che dichiara di aver compreso il testo.

La tabella 13 mostra infine la correlazione fra comprensione percepita del testo e frequenza delle visite a luoghi di importanza storico-artistica. L’evidenza statistica rileva che le percentuali più consistenti di coloro che hanno dichiarato di aver compreso il testo si registrano fra coloro che frequentano abitualmente (74,1%) o spesso (58,7%) tali luoghi; così come nel gruppo di coloro che non si recano mai in questi siti c’è la percentuale più alta di chi non è sicuro di aver compreso il brano (80%). Il dato pare dunque confermare che anche le abitudini personali, relative alla frequentazione di luoghi come questi, siano un criterio diagnostico di competenza, poiché tali abitudini sembrerebbero in qualche modo influenzare la capacità di ricezione.

 

5.1.2. I quesiti 1b e 1c

Ai soggetti di indagine è stato chiesto quali fossero gli aspetti che ritenessero più problematici (Secondo lei quali sono gli aspetti più difficili da comprendere [Può scegliere più opzioni]: alcune parole; alcune frasi; il testo nel suo complesso; non c’è nulla di difficile; altro [specificare]?)31.

Il dato generale indica che il 40,2% delle preferenze è stato accordato alla risposta il testo nel suo complesso, immediatamente seguita da alcune parole (31%) e alcune frasi (7,8%). La percezione sociolinguistica pare dunque evidenziare la difficoltà ad isolare il singolo livello di analisi e ad accordare una preferenza al lessico, che viene percepito come uno degli elementi più problematici di questi testi. L’incrocio col titolo di studio riflette l’andamento generale, nonostante vada osservato che fra coloro che posseggono la licenza media c’è una maggioranza relativa (66,7%) che attribuisce al solo lessico la maggiore criticità di lettura. Questo dato è confermato dall’incrocio relativo alla conoscenza della storia dell’arte: il 57% di chi non l’ha mai studiata crede che siano le parole a rappresentare l’aspetto di maggiore difficoltà.

La percezione lessicocentrica è corroborata dal terzo confronto statistico, ovvero quello relativo alla frequenza con cui si visitano i luoghi di interesse storico-artistico: il 40% di chi non va mai presso questi luoghi crede che siano le parole l’elemento più complesso.

Nel suo insieme il dato mostrerebbe che per le persone comuni sia soprattutto il lessico a rappresentare un ostacolo alla lettura e tale percezione sarebbe strettamente interrelata alle caratteristiche culturali degli individui.

Al campione è stato anche chiesto se ci fossero ulteriori livelli di criticità ed è stata data loro la possibilità di fornire risposte aperte sul punto. Queste ultime, poche a dire il vero, possono essere raggruppate in due macro-tipi:

  1. Quelle che attribuiscono la difficoltà ad aspetti di natura sintattica (es. sintassi della frase involuta; la costruzione inversa del periodo).
  2. Quelle che rilevano una generale difficoltà nell’individuazione del referente a causa del ricorso alla lingua speciale (es. la complessità e la poca chiarezza dell’espressione; il concetto che si vuole esprimere se non si hanno basi adeguate; l’uso di un linguaggio molto “tecnico”).

Infine è stato chiesto quanto venisse reputata efficace la riscrittura da noi proposta (Scritto in questo modo quanto le risulta più chiaro? [1. Per nulla; 5. Molto]). Sono state espresse valutazioni molto positive: il 69,4% ha attribuito 5 punti. Se a questi si aggiungono coloro che ne hanno attribuiti 4 (16,3%) si raggiunge l’86% circa del campione.

La diastratia è interessante. Il gruppo di chi ha la terza media ha attribuito solo 4 e 5 punti, prova evidente che la riscrittura, parametrata su un target sociolinguisticamente basso, ben si adatta a questo tipo di utenti. Il dato è confermato anche dall’incrocio rispetto allo studio dell’arte. Hanno opzionato sempre da 4 a 5 punti coloro che non hanno mai studiato arte o lo hanno fatto solo a scuola media. Meno netti i risultati con gli altri profili culturali.

 

5.2. Il quesito 2

Il dato complessivo sul quesito 2 (Come ritiene questo testo virgolettato?: “Il futurismo di Sironi, tuttavia, pur attingendo alle soluzioni visive in particolar modo di Boccioni, si caratterizza per un maggiore “raddensamento volumetrico” (che espone la plasticità al dinamismo senza che il movimento abbia mai del tutto la meglio sui volumi), toni cromatici più cupi e un’accentuata monumentalità”) mostra un generale incremento di risposte positive rispetto alla percezione di comprensione del testo32. Tuttavia riflette pure, per certi versi, quanto si è già visto nella precedente domanda:

Come ritiene questo testo virgolettato?Percentuale
Di media difficoltà da comprendere52,1%
Difficile da comprendere27,2%
Facile da comprendere20,7%

Tabella 14 - Risposta del campione al quesito 2 (dato generale)


La maggior parte degli individui ritiene il testo di media difficoltà, anche se in questo caso si registra una crescita di circa 10 punti percentuali di coloro che lo ritengono facile (20,7%, contro il 10,8% del quesito 1). Il motivo non è immediatamente chiaro, una ipotesi ragionevole potrebbe essere quella secondo cui il riferimento a movimenti noti come il futurismo faccia percepire il brano come più accessibile.

Non rileva in maniera significativa il genere, anche se val la pena riportare che, anche in questo caso, fra le donne c’è una leggera prevalenza di chi ritiene il testo facile (23%), rispetto agli uomini (16,7%).

La diatopia non è conforme a quanto osservato relativamente al primo quesito, poiché in questo caso sono le Isole la ripartizione in cui si registra la maggioranza relativa di individui che reputano il testo difficile (37,5%), seguite dal Nord-ovest (34,5%).

Si passino ad osservare invece gli incroci rispetto alle variabili culturali:


DiplomaDottoratoLaureaLicenza mediaTotale generale
Di media difficoltà da comprendere64,0%70,8%48,9%
52,2%
Difficile da comprendere16,0%8,3%30,6%66,7%27,2%
Facile da comprendere20,0%20,8%20,6%33,3%20,7%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 15 - Risposta al quesito 2 (titolo di studio)


NoSì e lavoro nel campo dell'arteSì, all’universitàSì, durante la scuola superioreSì, solo a scuola mediaTotale generale
Di media difficoltà da comprendere50,0%25,0%60,0%50,3%68,8%52,2%
Difficile da comprendere35,7%25,0%16,0%28,3%25,0%27,2%
Facile da comprendere14,3%50,0%24,0%21,4%6,3%20,7%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 16 - Risposta al quesito 2 (conoscenza dell’arte)


AbitualmenteMaiRaramenteSpessoTotale generale
Di media difficoltà da comprendere40,7%40,0%50,6%56,2%52,2%
Difficile da comprendere18,5%60,0%29,1%26,4%27,2%
Facile da comprendere40,7%
20,3%17,4%20,7%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 17 - Risposta al quesito 2 (frequentazione di siti storico-artistici)

 

 I calcoli condizionati, ancora una volta, tendono a riprodurre il dato generale. Anche qui però delle osservazioni possono rivelare altre prospettive di ricerca.

Contrariamente a quanto discusso relativamente al quesito 1 (cfr. Tabella 7) a registrare la percentuale più elevata (66,7%) di persone che reputano il testo di difficile comprensione ci sono coloro che hanno la licenza media, nonostante circa il 33% di questi individui ritenga invece il testo facile. Subito dopo, ritroviamo coloro che posseggono una laurea (30,6%): l’indagine pare nuovamente suggerire che il titolo di studio non sia necessariamente il viatico più efficace per l’accesso a questi testi.

Lo studio dell’arte si conferma un importante elemento per la fruizione dei brani. Come si vede dai dati in tabella 16, reputano il testo di facile lettura sia coloro che lavorano nel campo dell’arte (50%) - manifestando così una controtendenza rispetto a quanto emerso per il precedente quesito - sia coloro che l’hanno studiata all’università (24%). Di converso la percentuale maggiore di chi ha ritenuto il testo difficile è proprio fra coloro che non hanno mai studiato tale disciplina (37,7%).

L’analisi del secondo quesito porta un interessante riscontro rispetto al rapporto fra frequentazione dei siti storico-artistici e difficoltà di comprensione. In questo caso infatti la maggioranza relativa di chi trova il testo difficile si registra fra coloro che hanno opzionato mai come frequenza (60%), immediatamente seguiti da chi ha risposto raramente (29,1%). Fra gli individui che hanno affermato invece di andare abitualmente presso i siti artistici si rileva la maggiore densità di unità che ritengono il testo facile (40,7%).

L’analisi della domanda 2 sembra dunque evidenziare che anche le abitudini personali relative alla frequentazione dei poli museali e dei siti di interesse storico-artistico può essere un utile strumento per lo sviluppo di competenze volte alla decodifica della lingua dell’arte.

 

5.2.1. Il quesito 2a

A differenza di quanto osservato in 1a, le unità campionarie mostrano dei dati in parte differenti. Cresce infatti la percentuale di coloro che ritengono di aver compreso il brano (prima era il 55,2%) (Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo? [; No; Non ne sono sicura/o]):

Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo?Percentuale
No11,2%
Non ne sono sicura/o25,0%
63,8%

Tabella 18 - Risposta del campione al quesito 2a (dato generale)

 

L’andamento è però omogeneo con quanto espresso nel quesito analogo del primo blocco33, ovvero si registra uno scarto significativo, di quasi dieci punti percentuali in meno, fra coloro che ritengono il passo difficile (cfr. Tabella 14 - 20, 7%) e coloro che invece sostengono di non aver compreso il testo (cfr. Tabella 18 - 11,2%). Sembrerebbe quasi che una parte di coloro che lo reputano difficile siano comunque in grado di comprenderlo.

L’analisi bivariata mostra un’apprezzabile differenza di genere: sono molti più gli uomini che hanno asserito di non aver compreso il testo (19%), a differenza delle donne (6,8%).

Quanto alla diatopia resta confermato l’andamento secondo cui è il Centro ad essere la zona in cui si emerge una maggior numero di individui che asseriscono di non aver compreso il testo (20%), immediatamente seguito dal Nord-ovest (13,8%).

Si passino ora ad osservare i dati circa le variabili culturali del campione:


DiplomaDottoratoLaureaLicenza mediaTotale generale
No12,0%4,2%11,7%33,3%11,2%
Non ne sono sicura/o20,0%16,7%26,7%33,3%25,0%
68,0%79,2%61,7%33,3%63,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 19 - Risposta del campione al quesito 2a (titolo di studio)


NoSì e lavoro nel campo dell'arteSì, all’universitàSì, durante la scuola superioreSì, solo a scuola mediaTotale generale
No14,3%50,0%4,0%10,4%18,8%11,2%
Non ne sono sicura/o50,0%
24,0%22,0%43,8%25,0%
35,7%50,0%72,0%67,6%37,5%63,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 20 - Risposta del campione al quesito 2a (conoscenza dell’arte)


AbitualmenteMaiRaramenteSpessoTotale generale
No3,7%40,0%19,0%6,6%11,2%
Non ne sono sicura/o11,1%40,0%26,6%26,4%25,0%
85,2%20,0%54,4%66,9%63,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 21 - Risposta del campione al quesito 2a (frequentazione di siti storico-artistici)


La correlazione col titolo di studio (cfr. Tabella 19) conferma che sono le dottoresse e i dottori di ricerca il gruppo in cui sussiste la percentuale maggiore di chi ha compreso il testo (79,2%), seguiti stavolta - diversamente da quanto osservato in 1a - dal 68% interno al gruppo diplomato, solo in terza posizione le/i laureate/i (61,7%), benché a distanza minima. Di converso la percentuale maggiore di chi ha compreso il testo è, forse contraddittoriamente, interna al gruppo di chi possiede la sola licenza media (33,3%).

Il calcolo relativo alla conoscenza dell’arte (cfr. Tabella 20) pure mostra tendenze apprezzabili. La maggioranza relativa di chi dichiara di aver compreso il testo è fra coloro che hanno studiato arte all’università (72%), seguiti da coloro che invece l’hanno studiata a scuola (67,6%). Ancora una volta è significativo quanto emerge nel gruppo delle lavoratrici e dei lavoratori del mondo dell’arte: il 50% ha asserito di non aver compreso il testo. Ma va nuovamente rinnovata la cautela relativa ai risultati interni a questo gruppo.

Se si esclude chi lavora nel settore artistico, le percentuali più alte di non comprensione del passo si registrano fra coloro che non hanno mai studiato arte (14,3%) e coloro che l’hanno fatto solo alla scuola media (18,8%).

Le abitudini personali si confermano un aspetto di cui tenere conto, poiché spia di competenza linguistica settoriale (cfr. Tabella 21). L’analisi dei dati statistici evidenzia che le percentuali più elevate di soggetti che dichiarano di aver compreso il testo si riscontrano proprio tra coloro che frequentano abitualmente (85,2%) o spesso (66,9%) determinati luoghi; al contrario, all’interno del gruppo di coloro che non si recano mai in tali contesti si rileva la quota più significativa di individui che non sono certi di aver compreso il brano (40%).

 

5.2.2. I quesiti 2b e 2c

Rispetto ai livelli di criticità rilevati dal campione (Secondo lei quali sono gli aspetti più difficili da comprendere (Può scegliere più opzioni: alcune parole; alcune frasi; il testo nel suo complesso; il riferimento a fatti o persone che non conosco (es. futurismo, Boccioni…); non c’è nulla di difficile; altro [specificare]?) il risultato generale tende a riprodurre lo stesso dato già presentato in 1b, ovvero la maggioranza delle risposte si concentra sull’opzione il testo nel suo complesso (35,8%), immediatamente seguita da alcune parole (22,4%). La sintassi risulta critica solo per l’8,2% delle unità, mentre i riferimenti intertestuali sono stati indicati come problematici solo dal 6,5% delle persone. In questo caso va però segnalata una percentuale non piccola di individui che ha dichiarato che il passo non presenta alcuna difficoltà (18,1%). Ciò è in fondo collegabile alla percentuale tutto sommato analoga di chi ha asserito che il testo fosse facile da comprendere (cfr. Tabella 14 - 20,7%).

L’incrocio di questi risultati col titolo di studio mostra che il lessico risulta come l’elemento di maggiore criticità soprattutto fra chi possiede un dottorato (37,5%) e la licenza media (33,3%). Quest’ultimo gruppo presenta peraltro la percentuale più alta (33,3%) di chi ha indicato come problematica l’intertestualità a fatti o persone che non si conoscono. Questo dato è certamente interessante poiché suggerisce di andare nella direzione di una riscrittura che, al suo livello più basico, deve tentare di chiarire tutti i riferimenti storico-culturali34.  

La correlazione statistica relativa alla conoscenza dell’arte mostra che le maggiori criticità vengono attribuite a il testo nel suo complesso. Il dato è interessante poiché rispetto al quesito 1b, in cui predominavano gli aspetti lessicali, qui con l’aumento della lunghezza del brano e la presenza di richiami a fenomeni culturali ampi, come il futurismo, sembra acquistare terreno la complessità del testo in quanto tale. Non sono più le singole parole a creare difficoltà, ma la fitta relazione fra aspetti linguistici interni come lessico e sintassi e la relazione che questi livelli di analisi instaurano con i diversi intertesti. Si rende dunque necessario il confronto con l’ultimo quesito di questa tipologia (cfr. 3b - § 5.3.2.).

Quanto alle possibilità di risposta che si potevano aggiungere, valgono le stesse considerazioni espresse in §5.1.2.: le indicazioni sono poche e sempre afferenti ai due tipi già indicati, ovvero gli aspetti di natura sintattica e la difficoltà nell’individuazione del referente.

Anche la seconda riscrittura ha riscosso pareri assolutamente favorevoli da parte del campione: il 67,7% ha attribuito 5 punti alla domanda 2c (Scritto in questo modo quanto le risulta più chiaro? [1. Per nulla; 5. Molto]), a cui bisogna aggiungere il 18,1% di chi ha attribuito 4 punti, per un totale di 85,8%. Tale percentuale è pressoché analoga alla precedente (86% circa). Ancora una volta chi ha la licenza media ha opzionato solo 4 e 5 punti, rafforzando la precedente ipotesi, secondo cui la riscrittura calibrata su un’utenza sociolinguisticamente bassa ben si adatta a questo profilo scolare. Tale evidenza trova conferma anche nel rapporto col livello di studio dell’arte: a selezionare unicamente i punteggi compresi tra 4 e 5 sono stati prevalentemente i soggetti che non hanno mai approfondito lo studio dell’arte oppure lo hanno affrontato unicamente nel corso della scuola secondaria di primo grado.

Quanto agli altri profili va rilevato un risultato meno netto, poiché il campione si distribuisce sull’intero gradiente di punteggi, nonostante la densità più alta rispecchi il dato generale, ovvero fra 4 e 5 punti.

 

5.3. Il quesito 3

Il terzo e ultimo quesito (Come ritiene questo testo virgolettato? [Facile da comprendere; di media difficoltà da comprendere; difficile da comprendere]?: “Alviani sviluppa, per il settore della moda, una serie di strutture speculari in alluminio e tessuti ispirate a criteri cinetico-visivi, contribuendo all’affermazione dell’estetica “Op”, in particolar modo tramite le collaborazioni con Germana Marucelli e Rudi Gernreich. Il sapiente utilizzo dei tessuti – con una predilezione per quelli plissettati – le combinazioni cromatico-formali e il disegno modulare convergono intorno a un programmatico mutamento dell’aspetto visivo dei vestiti, che varia ininterrottamente per effetto del movimento”) fa registrare un netto incremento di chi ritiene il testo facile da comprendere:

Come ritiene questo testo virgolettato?Percentuale
Di media difficoltà da comprendere52,1%
Difficile da comprendere15,1%
Facile da comprendere32,8%

Tabella 22 - Risposta del campione al quesito 3 (dato generale)

 

Nella domanda 1 la percentuale di coloro che hanno dichiarato la stessa cosa è stata del 10,8%, nel secondo il 20,7%, qui si arriva invece al 32,8%. Le ragioni potrebbero essere svariate e non sempre facilmente verificabili. In via preliminare si potrebbe ipotizzare che l’argomento di questo testo è apparentemente più accessibile, si parla infatti di moda. Dunque il tema argomentale potrebbe influenzare il campione, fino a far percepire il testo come accessibile; ma forse la lettura di una terza porzione di testo, simile per impianto linguistico ai precedenti, potrebbe perfino dare la percezione di una maggiore facilità di lettura, quasi che gli individui si fossero abituati a tale testualità. Resta tuttavia interessante la crescita progressiva di questo dato.

Il genere pare produttivo non tanto fra coloro che asseriscono di reputare il testo di facile comprensione - lo scarto percentuale è infatti minimo: 12,1% per le donne, 8,3% per gli uomini - quanto piuttosto fra gli individui che lo reputano difficile. Fra gli uomini è il 42,9% che afferma che questo passo sia difficile, fra le donne tale cifra scende al 33,7%. Tuttavia resta confermato l’andamento secondo cui sono gli intervistati, più spesso delle informatrici, a manifestare una maggiore percezione di complessità.

La diatopia ancora una volta si mostra come una variabile opaca. Torna ad essere il Nord-est la ripartizione con la più alta densità percentuale di individui che recepiscono il testo come difficile (60%), ma stavolta - contrariamente a quanto osservato nel quesito 1 - è seguita dal Nord-ovest (48,3%) e dal Centro (42,9%).

Per omogeneità di trattazione, si osservi ora il consueto dato sulle variabili culturali:


DiplomaDottoratoLaureaLicenza mediaTotale generale
Di media difficoltà da comprendere60,0%54,2%51,1%33,3%52,2%
Difficile da comprendere
12,5%17,2%33,3%15,1%
Facile da comprendere40,0%33,3%31,7%33,3%32,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 23 - Risposta al quesito 3 (titolo di studio)


NoSì e lavoro nel campo dell'arteSì, all’universitàSì, durante la scuola superioreSì, solo a scuola mediaTotale generale
Di media difficoltà da comprendere42,9%50,0%56,0%52,6%50,0%52,2%
Difficile da comprendere21,4%
8,0%15,0%25,0%15,1%
Facile da comprendere35,7%50,0%36,0%32,4%25,0%32,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 24 - Risposta al quesito 3 (conoscenza dell’arte)


AbitualmenteMaiRaramenteSpessoTotale generale
Di media difficoltà da comprendere37,0%80,0%54,4%52,9%52,2%
Difficile da comprendere3,7%20,0%13,9%18,2%15,1%
Facile da comprendere59,3%
31,6%28,9%32,8%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 25 - Risposta al quesito 3 (frequentazione di siti storico-artistici)


I calcoli a variabili condizionate relativi al titolo di studio (cfr. Tabella 23) paiono in parte riallinearsi con quelli presentati nella domanda 1 (cfr. Tabella 7), nonostante occorra osservare che questo incrocio riproduca in larga parte il dato generale, con scarti percentuali pressoché minimi. Va comunque evidenziato che sono coloro che hanno la licenza media il gruppo in cui compare la maggioranza relativa di chi ritiene il testo complesso (33,3%), seguiti dal gruppo di chi ha una laurea (17,2%). Anche l’indagine su quest’ultimo quesito pare dunque confermare che, per la lettura di questi testi, non basta considerare la diastratia classicamente intesa, ovvero basata sul solo titolo di studio.

La formazione disciplinare specifica si conferma un importante criterio diagnostico di competenza (cfr. Tabella 24). Ancora una volta le percentuali maggiori di chi ha percepito il testo come difficile si trovano fra coloro che hanno studiato arte solo a scuola media (25%) o non l’hanno studiata affatto (21,4%). Di converso la maggiore percezione di facilità si registra fra chi lavora nel campo dell’arte (50%), chi l’ha studiata all’università (36%) o, infine, a scuola superiore (32,4%). Sorprende la percentuale che emerge fra chi non ha studiato arte e, nonostante questo, ha dichiarato il testo di facile comprensione (35,7%). Il dato meriterebbe un approfondimento con altre tecniche statistiche come l’analisi delle corrispondenze multiple, che aiuti a scomporre ulteriormente questo calcolo. Non va tuttavia trascurato un aspetto di tipo qualitativo: non è irragionevole nuovamente ipotizzare che il tema argomentale, ovvero la moda, possa aver contribuito a questa percezione di accessibilità.

Nonostante delle disomogeneità rispetto ai quesiti 1 e 2, le abitudini personali, relative alla frequentazione di siti storico-artistici (cfr. Tabella 25), si confermano un’importante variabile di evidenze statistiche. La maggioranza relativa di chi percepisce il testo come difficile si ritrova fra coloro che hanno opzionato mai come frequenza (20%). Altrettanto interessante che, fra questi ultimi, nessun individuo ha riposto facile da comprendere. Del resto rileva pure che fra chi frequenta abitualmente questi luoghi compare la maggioranza assoluta di chi definisce il passo in analisi facile (59,3%).

Più sfrangiati gli altri risultati.



5.3.1. Il quesito 3a

Anche in questa ultima porzione di questionario, si conferma l’andamento crescente relativo alla comprensione del testo (Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo? [; No; Non ne sono sicura/o]):

Pensa di aver compreso esattamente il significato di questo testo?Percentuale
No6,5%
Non ne sono sicura/o18,5%
75,0%

Tabella 26 - Risposta del campione al quesito 3a (dato generale)


Se è vero che 3 informanti su 4 dichiarano di aver compreso il testo, è altrettanto vero che, come nei casi precedenti (cfr. 1a; 2a), si registra uno scarto costante fra coloro che dichiarano di reputare il brano difficile (15,1%) e coloro che sostengono di non averlo compreso (6,5%). Si può dunque ragionevolmente ipotizzare che, pur percependolo come difficile, una parte delle/dei parlanti si attribuisca comunque una certa competenza ricettiva, poiché afferma di riuscire a decodificare, in parte o tutto, il messaggio linguistico.

Come già visto in 2a, l’analisi evidenzia una marcata differenza legata al genere: una percentuale significativamente più alta di uomini (11,9%) rispetto alle donne (3,4%) ha asserito di non aver compreso il testo.

Si presentano ancora una volta disomogenei i dati relativi alla diatopia. L’unico dato conforme con i quesiti analoghi (cfr. 1a; 2a) è quello secondo cui è il Centro l’area in cui si registra la quota più elevata di individui che sostengono di non aver compreso il testo (14,3%), seguita a stavolta però distanza dal Sud (7%). È significativo notare che in questo caso nelle Isole e nel Nord-est manchino del tutto rispondenti che hanno asserito di non aver compreso il brano.

Si analizzino ora le informazioni relative alle variabili culturali del campione:


DiplomaDottoratoLaureaLicenza mediaTotale generale
No4,0%
7,2%33,3%6,5%
Non ne sono sicura/o20,0%20,8%17,8%33,3%18,5%
76,0%79,2%75,0%33,3%75,0%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 27 - Risposta del campione al quesito 3a (titolo di studio)



NoSì e lavoro nel campo dell'arteSì, all’universitàSì, durante la scuola superioreSì, solo a scuola mediaTotale generale
No14,3%25,0%
5,8%12,5%6,5%
Non ne sono sicura/o21,4%
12,0%18,5%31,3%18,5%
64,3%75,0%88,0%75,7%56,3%75,0%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 28 - Risposta del campione al quesito 3a (conoscenza dell’arte)


AbitualmenteMaiRaramenteSpessoTotale generale
No
20,0%11,4%4,1%6,5%
Non ne sono sicura/o
40,0%26,6%16,6%18,5%
100,0%40,0%62,0%79,3%75,0%
Totale generale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%

Tabella 29 - Risposta del campione al quesito 3a (frequentazione di siti storico-artistici)


Pur in un quadro di generale comprensione percepita, si rendono necessarie alcune notazioni. Ancora una volta si confermano le dottoresse e i dottori di ricerca il gruppo con la maggiore capacità di comprensione del testo (79,2%), fra le/i quali manca del tutto qualcuna/o che dichiara di non aver compreso il testo. Sembra dunque acquistare forza e sostanza l’ipotesi secondo cui l’abitudine alla lettura di saggistica scientifica determini un’implementazione della capacità di decodifica di testi in una lingua speciale. In questo terzo quesito si riduce al minimo la distanza fra laureati (75%) e diplomati (76%). Più composita invece la stratificazione interna al gruppo di chi possiede la licenza media, che fa registrare la maggioranza relativa più alta di coloro che non hanno compreso il brano (33,3%). Il titolo di studio dunque, pur avendo una sua importanza, non è certamente l’unico parametro di cui tenere conto ai fini della ricezione dei testi in analisi.

Se si esclude il dato relativo alle lavoratrici e ai lavoratori dell’arte, su cui va predisposta una sottocampionatura specifica, va osservato che la formazione disciplinare pare avere il peso maggiore rispetto alla competenza linguistica indagata. I dati in tabella 28, mostrano infatti che la comprensione percepita è maggiore fra chi ha studiato arte all’università (88%) e durante la scuola superiore (75,7%), minore in chi lo ha fatto solo alla scuola media (56,3%) o non lo ha mai fatto (64,3%). A supportare questa evidenza statistica, c’è anche il dato di coloro che affermano di non aver compreso il testo, che ben si dispone in modo scalare rispetto allo studio disciplinare: 14,3% fra chi non ha mai studiato arte; 12,5% fra chi lo ha fatto alla scuola media; 5,8% fra chi lo ha fatto alla scuola superiore e addirittura 0% fra chi ha studiato tale disciplina all’università.

La progressione scalare rispetto ad una delle variabili è assai significativamente rappresentata dal rapporto fra comprensione del testo e frequentazione dei luoghi di interesse storico-artistico (cfr. Tabella 29). La comprensione percepita sembra collegata alla regolarità delle visite: il 100% di chi frequenta abitualmente i musei ha affermato di aver compreso il brano, a differenza di chi non li visita affatto, il cui dato scende al 40%. Non vanno trascurate alcune tappe intermedie: chi ci va spesso dichiara per il 79,4% di aver compreso il testo, per coloro che ci vanno raramente questo calcolo scende al 62%.

La non comprensione del testo, e ciò rafforza l’ipotesi del legame fra abitudini personali e competenza linguistica, si dispone addirittura lungo un gradiente di frequenza: più alta fra chi non va mai presso quasi siti (20%), progressivamente ridotta fra chi ci va raramente (11,4%), spesso (4,3%), abitualmente (0%).

 

5.3.2. I quesiti 3b e 3c

Quanto agli elementi che il campione ritenesse più problematici (Secondo lei quali sono gli aspetti più difficili da comprendere [Può scegliere più opzioni]: alcune parole; alcune frasi; il testo nel suo complesso; il riferimento a fatti o persone che non conosco (es. estetica Op, Marucelli, Gernreich…); non c’è nulla di difficile; altro [specificare]) il primato spetta ancora una volta a il testo nel suo complesso, indicato dal 23,3% delle unità, seguito da alcune parole 20,3%.

Va rilevato che in rapporto al maggiore numero di individui che ha indicato il testo come facile (cfr. Tabella 22: 32,8%) - unitamente a coloro che hanno affermato di averlo compreso (75%), - cresce anche il numero di soggetti che ha scelto l’opzione non c’è nulla di difficile, che occupa il secondo posto percentuale in quanto a preferenze espresse (21,2%). Anche in questo caso uno spazio tutto sommato marginale spetta alla percezione della difficoltà sintattica, che è stata scelta solo dall’8,6% delle persone.

Cresce significativamente il numero di coloro che indicano come critico il riferimento a fatti o persone che non si conoscono, passando esso dal 6,5% del quesito 2c al 16,4%. Questo dato suggerisce dunque che gli intertesti settoriali, a differenza di quelli culturali ampi35, rappresentano un ulteriore livello di complessità, che merita dunque di essere chiarito in fase di riscrittura.

L’incrocio col titolo di studio mostra che è soprattutto fra chi possiede la licenza media (33,3%) e chi ha una laurea (25%) a risultare difficile l’intero testo. Tra coloro che possiedono un dottorato sono invece gli aspetti lessicali a risultare più critici (29,2%). Ciò rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti rispetto all’ipotesi secondo cui l’abitudine alla lettura di saggistica scientifica agevola la comprensione. Quest’ultima affermazione potrebbe infatti mostrarsi vera dal punto di vista sintattico e testuale, ma lasciare fuori i tecnicismi lessicali, che chiaramente sono condivisi dai soli addetti ai lavori.

Quanto ai riferimenti settoriali, essi risultano problematici soprattutto fra chi ha la terza media (33,3%) e un diploma (32%).

La complessità del lessico speciale e lo schiacciamento su questo livello di analisi si evidenzia anche attraverso l’incrocio con lo studio dell’arte. La criticità imputata a tale livello di analisi registra la maggioranza relativa più alta fra chi ha studiato arte alla scuola media (25%) o, addirittura, all’università (24%). Ciò pare dunque suggerire che il ricorso a parole di settore costituisca un ostacolo in parte trasversale alle diverse condizioni diastratiche.

La percezione della difficoltà testuale complessiva trova una ulteriore correlazione grazie all’analisi del terzo incrocio statistico, relativo alla frequenza di visita ai luoghi di interesse storico-artistico. Tra coloro che non frequentano mai tali contesti, il 60% individua nella testualità in quanto tale l’aspetto maggiormente ostico. Di converso il 40,7% di chi frequenta abitualmente questi siti dichiara che non c’è nulla di difficile. Il lessico come elemento di difficoltà invece registra la maggioranza relativa fra chi visita raramente tali luoghi (24%).

In questa terza porzione di questionario nessun individuo ha indicato, liberamente, ulteriori criticità. In fondo la struttura simmetrica delle domande basterebbe a spiegare questa mancanza.

Ancora una volta la riscrittura proposta ha raccolto pareri molto favorevoli da parte del campione (Scritto in questo modo quanto le risulta più chiaro? [1. Per nulla; 5. Molto]): il 55,6% ha attribuito al quesito 5 punti, il 22,8% ne ha dati 4. La percentuale lievemente più bassa rispetto ai precedenti quesiti di questa tipologia si spiegherebbe con la maggiore comprensione e facilità di lettura che questo passo ha riscosso fra i soggetti.

Anche in 3c (cfr. 1c e 2c) il gruppo di partecipanti con la licenza media ha espresso valutazioni esclusivamente comprese tra 4 e 5 punti, evidenziando come la riscrittura, calibrata su un target sociolinguisticamente meno scolarizzato, risulti particolarmente efficace per questo segmento di utenza. Tale tendenza trova ulteriore conferma nell’incrocio con la variabile relativa alla frequenza di visite ai siti storico-artistici: i punteggi più alti (4 e 5) sono stati attribuiti da coloro che non vanno mai presso questi luoghi.

Pure in questo terzo e ultimo caso, per quanto riguarda gli altri profili culturali, si osserva una tendenza meno marcata, poiché le valutazioni si distribuiscono lungo l’intero spettro dei punteggi disponibili. Tuttavia, la maggiore densità si concentra nell’intervallo tra 4 e 5, in linea con l’andamento complessivo del campione.



6. Conclusioni

L’indagine ha mostrato alcune linee tendenziali, comuni all’intero campione, ma pure alcuni elementi di disomogeneità.

In generale è stata osservata una crescente percezione di più agile accesso ai testi proposti, che è andata dal 38,5% dei soggetti che ha ritenuto il testo difficile relativamente al quesito 1, al 17,5% del quesito 3. Parallelamente è cresciuta la percezione di facilità dei brani: dal 10,8% nella prima domanda al 32,8% nella terza. Le motivazioni potrebbero essere svariate e non facilmente rilevabili allo stato attuale dei lavori. In via ipotetica si potrebbe immaginare che questa crescita in positivo della ricezione testuale sia legata al tema argomentale del passo (del tutto ignoto nel primo esempio, più accessibile nel terzo che parla di moda). Oppure il campione avrebbe potuto sviluppare una micro-abitudine di lettura che ha conferito agli individui una maggiore percezione di comprensione. Anche la lunghezza crescente dei tre passi proposti potrebbe essere un motivo di tale percezione. Un testo più ampio e con una maggiore porzione argomentativa potrebbe semplificare la decodifica linguistica. Certamente sono desiderabili approfondimenti in tal senso, attraverso tecniche escussive diverse e con l’ausilio di strumenti statistici avanzati.

La variabile di genere è apparsa apprezzabilmente produttiva. Nel primo quesito si è registrata una differenza di quasi dieci punti percentuali. Il 42,9% degli uomini ha considerato il testo di difficile lettura, contro il 33,8% delle donne. Nel secondo quesito, lo scarto è stato minore, ancorché presente e in linea con i dati precedenti: il 23% delle intervistate ha ritenuto il testo facile da comprendere, contro il 16,7% degli uomini. Nel terzo quesito, la differenza tra i generi è tornata ad essere più marcata: il 42,9% degli uomini ha reputato il testo difficile, contro il 33,7% delle donne. Anche i quesiti che hanno tentato di indagare il grado di comprensione personale del brano (cfr. 1a; 2a; 3a;) hanno confermato questo andamento. In 2a infatti sono stati molti più uomini ad aver dichiarato di non aver compreso il testo (19%), a differenza delle donne (6,8%).

La diatopia non ha mostrato una tendenza stabile. Le percentuali sono variate da un quesito all’altro, senza una linea univoca. Solo il Centro e Nord-Est hanno presentato un andamento relativamente costante nella percezione di difficoltà, mentre per le altre aree i risultati sono apparsi più frammentati. Il dato non sorprenderebbe poiché nella ricezione dei testi proposti entrano in gioco le competenze legate all’italofonia e alla formazione, che di per sé non sono legate alla variazione geografica della lingua.

Sul piano delle variabili culturali, i dati hanno fatto osservare alcuni elementi di interesse. Innanzitutto la diastratia classicamente intesa non è apparsa come l’elemento di maggiore rilevanza culturale per la decodifica di questi testi, nonostante questa dimensione variazionale non sia trascurabile.

Se l’indagine, nel quesito 1, ha infatti mostrato che è nel gruppo dei soggetti laureati che si registra la percentuale più elevata (39,4%) di coloro che hanno dichiarato di trovare il testo di difficile lettura (cfr. Tabella 7), è altresì emerso che una costante di rilievo riguarda la facilità di accesso percepita da parte di coloro che hanno un dottorato, con un picco del 79,2% (cfr. Tabella 19). Ciò ha infatti consentito l’ipotesi secondo cui la capacità di lettura di un brano in lingua speciale sia in qualche modo collegata alla capacità, o anche all’abitudine, di leggere testi scientifici.

L’indagine pur sembrando confermare, almeno in parte, un legame tra livello di istruzione e competenze linguistiche, suggerisce però che il titolo di studio, da solo, non garantisce una comprensione adeguata di questi testi. Altri fattori, come la formazione specifica o l’esposizione a contenuti affini, sono risultati determinanti per la fruizione dei passi indagati.

Lo studio e la conoscenza dell’arte sono stati individuati come fattori di assoluta rilevanza ai fini della ricezione. I dati hanno mostrato che la comprensione percepita ha raggiunto picchi significativi proprio fra chi ha studiato arte all’università (88% - Tabella 28) e durante la scuola superiore (75,7% - Tabella 28). Al contrario la quota più elevata di chi ha giudicato i testi difficili è stata registrata tra coloro che hanno affrontato lo studio dell’arte soltanto durante la scuola media (cfr. Quesito 1: 43,8%).

Nella capacità di lettura dei brani è risultata produttiva anche l’abitudine a frequentare siti di interesse storico-artistico. Fra gli individui che hanno dichiarato una più alta frequenza di frequentazione, si sono registrate le maggiori capacità percepite di facilità di lettura, con picchi percentuali fino all’85,2% (cfr. Tabella 21). La correlazione più significativa in tal senso è emersa nell’ultimo blocco del questionario, ovvero quello relativo al terzo passo proposto. Qui il 100% di chi frequenta abitualmente i musei ha affermato di aver compreso lo scritto.

Quanto ai livelli di complessità indicati dal campione, questi sono essenzialmente due. Da una parte, il testo nel suo complesso, che ha ricevuto il maggior numero di indicazioni, dal 40,2% del primo blocco (cfr. 1b), al 23,3% dell’ultima porzione di questionario (cfr. 3b). Dall’altra, troviamo il lessico, stabilmente collocato in seconda posizione fra le preferenze (20% circa).

L’intertestualità non è apparsa come un elemento che ha destato particolare criticità nelle unità, nonostante vada segnalato che i riferimenti settoriali del terzo esempio hanno fatto segnare un incremento di circa 10 punti percentuali (dal 6,5% al 16,4%), rispetto ai riferimenti più ampi (i.e. il futurismo) presenti nel secondo brano.

Una costante che ha caratterizzato l’intera popolazione campionaria è stata la valutazione delle riscritture proposte, giudicate positivamente dall’80% circa degli individui. Ciò suggerisce dunque l’impatto altamente soddisfacente di questo prodotto linguistico, che si mostrerebbe davvero capace di abbattere le barriere che i testi museali pongono e che consentirebbe una fruizione efficace a qualunque tipologia di utenza, grazie all’uso di testi parametrati su target sociolinguisticamente differenziati.

Note
  • 1

    L’articolo rientra nell’attività di disseminazione del «Progetto PE 0000020 CHANGES, CUP B53C22003780006, PNRR Missione 4 Componente 2 Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU».

  • 2

    Per maggiori informazioni si rimanda al paragrafo introduttivo del contributo di Marco Biffi e Kevin De Vecchis in questo stesso numero di «DILEF».

  • 3

    Per il dettaglio su questi aspetti si veda § 2. Il corpus.

  • 4

    Nel presente lavoro si userà questa espressione per identificare un preciso tipo di incrocio statistico, basato sulla messa in relazione di due caratteri (detti variabili), posseduti dal collettivo esaminato. Ciò permette una più proficua lettura sociolinguistica dei dati a nostra disposizione, poiché consente di comprendere se e come due variabili siano collegate tra loro o se siano indipendenti. Sul concetto di analisi bivariata applicata alle discipline linguistiche e sociali si veda Cataldo-Marano-Monaco in preparazione e Amaturo et. al. 2021, pp. 3-19; 125-35.

  • 5

    Per maggiori informazioni sullo CSAC si rimanda a Quintavalle 2010.

  • 6

    Per maggiori informazioni di carattere artistico si rimanda a Celant-Paolini 2003.

  • 7

    Per un approfondimento artistico cfr. Braun 2003; Sironi 2004.

  • 8

    Su quest’opera si vedano Alviani-Vergine 1974; Di Pietrantonio 2004.

  • 9

    Su tali aspetti cfr. Marano in corso di stampa e Biffi-Marano-Sanna 2025. Su sintassi, lessico e testualità delle lingue speciali si rimanda invece a: Cavagnoli 2007; Cortelazzo 1994; Gualdo-Telve 2021; Sobrero 1993; Telve 2024.

  • 10

    Questa posizione è ben espressa in Biffi 2010.

  • 11

    Sulla nozione di lingua speciale il riferimento è a Sobrero (1993). Sul punto è intervenuta anche Stefania Cavagnoli (2007, p. 17) che ha invece proposto la formula comunicazione specialistica, perché ritenuta più idonea a rendere conto dell’ampia mole di testi, situazioni e contesti in cui tali varietà si adoperano.

  • 12

    Cfr. De Mauro 1965, pp. 33. Sulla lingua dell’arte come speciale si veda anche Biffi 2010; Boglioni 2011, pp. 106-107; Cortelazzo 1994, p. 11.

  • 13

    Per un primo riferimento sugli aspetti terminologici si veda Gualdo-Telve 2021, pp. 17-21.

  • 14

    Tali questioni non verranno approfondite in questa sede. Pertanto si fa espresso rinvio a Beccaria 1973; Cortelazzo 1994, p. 8; Dardano 1994, p. 497; De Mauro 1994; Gualdo-Telve 2021, p. 17; 20-21.

  • 15

    Cortelazzo 1994, p. 8. Lo studioso mutua questa definizione da Berruto 1974, pp. 67-68.

  • 16

    Cfr. Amaturo et. al. 2021, p. 261; Berruto-Cerruti 2024, p. 213.

  • 17

    Cfr. sempre Amaturo et. al. 2021, p. 261.

  • 18

    Cfr. Marano 2024, p. 166; Volkart-Rey 1990, pp. 36-40.

  • 19

    Riscrivere un testo per pubblici differenziati significa anche inquadrare questo processo all’interno del più ampio fenomeno della divulgazione. Quest’ultima tuttavia non costituisce oggetto del presente contributo. Per un primo approfondimento su questo problema si rinvia a Berruto 2020; Bongo 2014; Caliendo 2014 e ai diversi contributi in Grandi-Masini 2020. Sui processi di riscrittura e le relative strategie linguistiche adottate per il nostro progetto si rimanda invece a: Biffi-De Vecchis 2025; Biffi-Marano-Sanna 2025; Coluccia 2020, soprattutto pp. 5-48; Cortelazzo 1994, pp. 36-37; De Mauro 2003, pp. 139-54; De Mauro 2023, pp. 262-65; Gualdo-Telve 2021, pp. 120-26; Marano in corso di stampa. Va infine menzionato anche il volume curato da Emanuela Piemontese (2023) che, sebbene concentrato sui differenti aspetti della lingua delle pubbliche amministrazioni, resta una fonte assai preziosa di suggerimenti per la chiarezza nella scrittura.

  • 20

    Per intertestualità qui si intende il rimando a fenomeni storico-artistici e/o culturali. Questi possono essere ampi, ovvero riferiti a movimenti non solo di tipo artistico, ma anche letterario (cfr. 2), o settoriali (cfr. 3). I primi sembrano ragionevolmente accessibili per persone mediamente scolarizzate, grazie allo studio della letteratura. I secondi invece richiedono una competenza specifica. Per un approfondimento su tali aspetti si rinvia a Marano in corso di stampa.

  • 21

    Su ricezione e fruizione dei testi museali e del patrimonio culturale cfr. anche Furferi et. al. 2024; Miglietta 2011.

  • 23

    Il raggruppamento del campione ogni cinque anni è lo stesso indicato in Istat 2022.

  • 23

    Il raggruppamento del campione ogni cinque anni è lo stesso indicato in Istat 2022.

  • 24

    Anche le ripartizioni territoriali sono state riprese dalle indagini Istat. Cfr. ibidem.

  • 25

    Per la consultazione dei piani di studio relativi agli indirizzi della scuola secondaria di secondo grado si rimanda ai DPR 87/2010; 88/2010; 89/2010.

  • 26

    La cifra assoluta di questi soggetti è 4.

  • 27

    È possibile ipotizzare che ci sia una correlazione fra frequentazione dei siti artistici e titolo di studio o conoscenza della disciplina, cioè chi ha studiato arte, ci lavora, o ha un alto livello scolare, frequenta abitualmente i musei. Il dato tuttavia andrebbe verificato attraverso l’incrocio di più variabili, ovvero con un’analisi statistica delle corrispondenze multiple (MCA). Ciò tuttavia non costituisce l’oggetto di questo lavoro e meriterebbe un approfondimento specifico. Sono state tuttavia fatte delle veloci prove di analisi trivariata, ma al momento non pare abbiano dato riscontri significativi che avvalorino l’ipotesi iniziale.

  • 28

    Questo dato necessita di essere arricchito con le considerazioni in § 5.1.1. - Tabella 13.

  • 29

    Il dato è da intendersi tuttavia come tendenziale, poiché la percezione sociolinguistica implica, per sua natura, una serie di cautele legate a questo metodo di elicitazione e alla capacità personale di codifica che i soggetti hanno delle domande. Non è detto infatti che tutti coloro che hanno dichiarato il testo difficile lo abbiano davvero compreso a pieno e dunque il dato sulla comprensione potrebbe essere inficiato da una falsa percezione. La valutazione relativa alla comprensione resta infatti un elemento soggettivo e come tale non sempre scientificamente misurabile tramite questionario. Questo andamento è tuttavia confermato dal quesito 2a, si veda pertanto § 5.2.1.

  • 30

    Per un primo riferimento su questo aspetto si veda Montemagni 2020.

  • 31

    In questo caso si potevano opzionare più risposte.

  • 32

    Cfr. anche il successivo § 5.2.1.

  • 33

    Cfr. 1a, § 5.1.1.

  • 34

    Sulle strategie di riscrittura in base a parametri sociolinguistici differenziati si veda Marano in corso di stampa.

  • 35

    Sui tipi e sulla classificazione degli intertesti il riferimento è a Marano in corso di stampa.

Bibliografia
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  • Marano 2024 = Luca Marano, Donne al maschile: sul femminile dei nomi di professione in magistratura, «Studi di Grammatica Italiana», [ovvero: SGI], XLIII, pp. 157-193.

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  • Montemagni 2020 = Simonetta Montemagni, Strategie linguistiche della divulgazione scientifica: una prospettiva linguistico-computazionale, in La linguistica della divulgazione, la divulgazione della linguistica, Atti del IV Convegno Interannuale SLI (Bologna, 14-15 giugno 2018), a cura di Nicola Grandi e Francesca Masini, Milano, Officinaventuno, pp. 79-105.

  • Miglietta 2011 = Anna Maria Miglietta, I pannelli esplicativi nei musei scientifici: alcuni spunti di riflessione, «Museologia Scientifica Memorie», VIII, pp. 107-10.

  • Piemontese 2023 = Emanuela Piemontese (a cura di), Il dovere costituzionale di farsi capire, Roma, Carocci.

  • Quintavalle 2010 = CSAC quarant’anni: l’Archivio del Novecento, in Nove100. Arte, fotografia, architettura, moda, design, a cura di Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino, Milano, Skira, pp. 17-57.

  • Sobrero 1993 = Lingue speciali, in Introduzione all’italiano contemporaneo. Le strutture, a cura di Alberto Sobrero, Roma-Bari, Laterza, pp. 237-77.

  • Sironi 2004 = Andrea Sironi (a cura di), Sironi. La grande decorazione, Electa, Milano.

  • Telve 2024 = Stefano Telve, Tecnicismi dell’italiano, Firenze, Cesati (Italiano d’oggi, 18).

  • Volkart-Rey 1990 = Ramon Volkart-Rey, Atteggiamenti linguistici e stratificazione sociale. La percezione dello status sociale attraverso la pronuncia. Indagine empirica a Catania e a Roma, Roma, Bonacci.

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