Abstract
L’articolo discute un passo dei Memorabili di Senofonte (II 4, 6-7) sul tema dell’amicizia, richiama l’attenzione su un problema testuale e ne propone una soluzione che restituisce una particolarità sintattica largamente attestata negli scritti senofontei, il genitivo assoluto con soggetto sottinteso.
This article discusses Xen. Mem. II 4, 6–7, a passage on the theme of friendship ; it draws attention to a textual problem and proposes a new solution to it. The proposed correction restores a syntactic feature widely attested in Xenophon’s writings, the genitive absolute with an implied subject.
Parole chiave
Keywords
Paulo Focardi magistro dilectissimo
centesimum aetatis annum feliciter celebranti
Ὁ γὰρ ἀγαθὸς φίλος ἑαυτὸν τάττει πρὸς πᾶν τὸ ἐλλεῖπον τῷ φίλῳ καὶ τῆς τῶν ἰδίων κατασκευῆς καὶ τῶν κοινῶν πράξεων, καὶ ἄν τέ τινα εὖ ποιῆσαι δέῃ, συνεπισχύει, ἄν τέ τις φόβος ταράττῃ, συμβοηθεῖ, τὰ μὲν συναναλίσκων, τὰ δὲ συμπράττων, καὶ τὰ μὲν συμπείθων, τὰ δὲ βιαζόμενος, καὶ εὖ μὲν πράττοντας πλεῖστα εὐφραίνων, σφαλλομένους δὲ πλεῖστα ἐπανορθῶν. Ἃ δὲ αἵ τε χεῖρες ἑκάστῳ ὑπηρετοῦσι καὶ οἱ ὀφθαλμοὶ προορῶσι καὶ τὰ ὦτα προακούουσι καὶ οἱ πόδες διανύτουσι, τούτων φίλος εὐεργετῶν οὐδενὸς λείπεται· πολλάκις δὲ ἃ πρὸ αὑτοῦ τις ἢ οὐκ ἐξειργάσατο ἢ οὐκ εἶδεν ἢ οὐκ ἤκουσεν ἢ οὐ διήνυσε, ταῦτα ὁ φίλος πρὸ τοῦ φίλου ἐξήρκεσεν.
Questo il testo da me stampato nell’edizione del 20111. «Il buon amico fa fronte a tutto ciò di cui l’amico abbisogna, nella sistemazione delle questioni sia private sia pubbliche; e se si deve beneficare qualcuno, gli dà man forte, se una paura lo angoscia, lo aiuta, ora partecipando alle spese, ora all’agire, ora affiancandolo nel persuadere, ora nel costringere; quando le cose vanno loro bene li rallegra moltissimo2, quando hanno un rovescio fa di tutto per risollevarli. Di nessuno di quei servizi che rendono a ciascuno le mani, gli occhi, prevenendo con la vista, gli orecchi, con l’udito, e i piedi, percorrendo un tratto di strada, un amico benefico è da meno; e tante volte ciò che uno non è riuscito a realizzare per sé stesso, o non ha visto, o non ha sentito, o non è arrivato a percorrere, l’amico lo ha fatto al posto dell’amico».
Senofonte descrive qui, in gran parte del brano secondo il testo tràdito, un rapporto binario di amicizia, l’agire dell’amico nei confronti dell’amico. La prospettiva binaria, oltre ad essere evidente all’inizio e alla fine del passo riportato3, è presente anche nel confronto tra i benefici che un amico devoto rende all’amico e quelli resi a ciascuno da mani, piedi, occhi e orecchi; un confronto che va a vantaggio dei benefici dell’amicizia e che non risulterebbe del tutto perspicuo se non si tenesse presente quanto Senofonte ha scritto poco prima (a Mem. II 3, 19) sul maggior beneficio, in rapporto a mani, piedi, occhi καὶ τἆλλα ὅσα ἀδελφὰ ἔφυσεν ἀνθρώποις (vale a dire gli orecchi), derivante dall’agire concorde di due fratelli che siano tra loro amici (ἀδελφὼ … φίλω ὄντε)4.
Gigon osservò, a proposito del rapporto tra Mem. II 3, 18-19 e Mem. II 4, 6-7, che «die Heranziehung von Paaren» si adatta «bedeutend besser auf zwei Brüder als auf (beliebig große) Freundesgruppen»5. Egli toccò, forse inconsapevolmente e comunque senza trarne ulteriori conseguenze, un problema del testo di Mem. II 4, 6-7; perché, come si osservava, qui lo sguardo dell’autore è in realtà focalizzato su una coppia di amici (la prospettiva che è alla base delle celebri coppie del mito: Oreste e Pilade, Teseo e Piritoo, Achille e Patroclo), e al centro del passo il testo tràdito presenta una nota stonata rispetto all’armonia di questo rapporto tra due: gli accusativi πράττοντας e σφαλλομένους introducono una pluralità che è dissonante rispetto a quanto precede e a quanto segue6. La si dovrebbe accettare se porvi rimedio comportasse un intervento violento sul testo; ma, una volta messo bene a fuoco il problema, il rimedio è lieve e a portata di mano: si deve leggere, a mio parere, εὖ μὲν πράττοντος (scil. τοῦ φίλου) πλεῖστα εὐφραίνων, σφαλλομένου δὲ πλεῖστα ἐπανορθῶν «quando le cose gli vanno bene lo rallegra moltissimo, quando ha un rovescio fa di tutto per risollevarlo». Due lievi correzioni, quella di πράττοντας in πράττοντος e quella di σφαλλομένους in σφαλλομένου, che sanano in fondo un’unica corruttela; perché è chiaro che, una volta letto πράττοντας in luogo di πράττοντος, ne seguiva naturalmente l’alterazione di σφαλλομένου in σφαλλομένους.
È tutt’altro che raro in Senofonte il genitivo assoluto privo di soggetto espresso, quando questo è facilmente ricavabile dal contesto: ai numerosi passi segnalati nel Kühner-Gerth7 possiamo aggiungere ad es., per restare ai Memorabili, εὐτυχούντων a Mem. III 9, 8 a proposito dell’invidia (πολλοὶ οὕτως πρός τινας ἔχουσιν, ὥστε κακῶς μὲν πράττοντας μὴ δύνασθαι περιορᾶν, ἀλλὰ βοηθεῖν ἀτυχοῦσιν, εὐτυχούντων δὲ λυπεῖσθαι); Mem. III 9, 14 Ἐρομένου δὲ πάλιν (s’intende, quel medesimo interlocutore di Socrate che gli aveva posto la domanda ricordata subito prima); così anche Mem. III 13, 2 Ἐρομένου. In altri scritti senofontei si vedano ad es. Hell. I 1, 5 τὰ μὲν νικώντων, τὰ δὲ νικωμένων (scil. τῶν Ἀθηναίων, soggetto del periodo precedente); Hell. I 1, 26 ναυπηγουμένων δέ (scil. αὐτῶν); Hell. I 1, 29 δεομένων; Hell. II 4, 1 φευγόντων; An. IV 5, 9 πορευομένων; An. IV 8, 5 ἐρωτήσαντος («alla sua domanda»; soggetto è chiaramente il peltasta di cui si è detto nel paragrafo precedente); An. V 1, 10 ὑπαρχόντων ἐνθάδε (scil. τῶν πλοίων, dal periodo precedente); An. V 4, 16 προσιόντων (scil. αὐτῶν); An. V 5, 3 πολλὰ καταθυσάντων; An. V 8, 1 διδόντων; Cyr. IV 5, 29 ἐν τῇ πολεμίᾳ ὄντος (scil. ἐμοῦ). Si tratta di una particolarità sintattica non esclusiva di Senofonte, ma in lui attestata con particolare frequenza8.
Conforta, mi pare, la correzione qui suggerita anche l’uso senofonteo del genitivo assoluto presente due volte in uno stesso periodo per esprimere un’alternativa tra diverse situazioni: si vedano ad es. Mem. II 4, 3 καμνόντων φίλων τε καὶ οἰκετῶν […], ἀποθανόντων τε ἀμφοτέρων; Mem. III 1, 3 μεγάλα τά τε ἀγαθὰ κατορθοῦντος αὐτοῦ καὶ τὰ κακὰ διαμαρτάνοντος εἰκὸς γίγνεσθαι; Mem. III 11, 10 ἀρρωστήσαντός γε φίλου φροντιστικῶς ἐπισκέψασθαι καὶ καλόν τι πράξαντος σφόδρα συνησθῆναι.
La corruttela a Mem. II 4, 6 è certamente antica, come mostra la sua presenza nell’intera tradizione manoscritta.
Note
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Bandini-Dorion 2011, p. 32. Segnalo qui che nel mio apparato è stata omessa la variante (certamente errata) del Par. gr. 1302 (A) συμβοηθῶν in luogo di συμβοηθεῖ. Avrei poi potuto ricordare la congettura συμβιαζόμενος (per il semplice βιαζόμενος) proposta dubitativamente da Edwards 1785, p. 107 e riproposta indipendentemente da Gigon 1956, p. 120.
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Si è tentati, seguendo vari traduttori (ad es. Bevilacqua 2010, p. 433 «se ne rallegra moltissimo»; Dorion in Bandini-Dorion 2011, p. 32 «il connaît ses plus grandes joies quand ses amis réussissent») di dare a εὐφραίνων valore medio e di intenderlo come equivalente di εὐφραινόμενος (χαίρων, ἡδόμενος): l’amico gioisce dei successi dell’amico. L’idea è ripetutamente presente in Senofonte (cfr. Mem. II 6, 35 ἐπὶ τοῖς ἀγαθοῖς τῶν φίλων χαίρεις οὐδὲν ἧττον ἢ ἐπὶ τοῖς ἑαυτοῦ; Mem. III 11, 10 καλόν τι πράξαντος σφόδρα συνησθῆναι; Cyr. I 6, 24 τὸ δὲ συνηδόμενόν τε φαίνεσθαι, ἤν τι ἀγαθὸν αὐτοῖς συμβαίνῃ, καὶ συναχθόμενον, ἤν τι κακόν; Cyr. VIII 2, 2 τῷ συνηδόμενος μὲν ἐπὶ τοῖς ἀγαθοῖς φανερὸς εἶναι, συναχθόμενος δ᾽ἐπὶ τοῖς κακοῖς; Hier. 3, 2 συνήδονται δ᾽ἐπὶ τοῖς αὐτοῦ ἀγαθοῖς, συνεπικουροῦσι δέ, ἐάν τι σφαλλόμενον ὁρῶσιν); ma mi pare difficile dare alla forma attiva εὐφραίνων un tale valore, privo di paralleli nelle pur numerose attestazioni senofontee di questo verbo. Più probabilmente qui, dove si parla dei benefici che un amico rende all’altro, si vuol dire che, anche nella buona sorte, un amico accresce la letizia dell’amico; vanno in questo senso ad es. le traduzioni di Bessarione («multam laetitiam confert»), di Edwards 1785 («exhilarat»), di Marchant 1923 («in delighting»).
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Che alla fine si debba leggere πρὸ τοῦ φίλου con la terza edizione di Schneider (Schneider 1816, ad loc.) di fronte al πρὸς τοῦ φίλου di AB e al πρὸς τοὺς φίλους di Φ, è assicurato dal πρὸ αὑτοῦ che precede. La lezione di Φ è evidentemente un tentativo non riuscito di sanare la lezione guasta dell’archetipo, conservata in AB.
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Καὶ μὴν ἀδελφώ γε, ὡς ἐμοὶ δοκεῖ, ὁ θεὸς ἐποίησεν ἐπὶ μείζονι ὠφελείᾳ ἀλλήλοιν ἢ χεῖρέ τε καὶ πόδε καὶ ὀφθαλμὼ καὶ τἆλλα ὅσα ἀδελφά ἔφυσεν ἀνθρώποις. Χεῖρες μὲν γάρ, εἰ δέοι αὐτὰς τὰ πλέον ὀργυιᾶς διέχοντα ἅμα ποιῆσαι, οὐκ ἂν δύναιντο, πόδες δὲ οὐδ᾽ἂν ἐπὶ τὰ ὀργυιὰν διέχοντα ἔλθοιεν ἅμα, ὀφθαλμοὶ δέ, οἱ δοκοῦντες ἐπὶ πλεῖστον ἐξικνεῖσθαι, οὐδ᾽ἂν τῶν ἔτι ἐγγυτέρω ὄντων τὰ ἔμπροσθεν ἅμα καὶ τὰ ὄπισθεν ἰδεῖν δύναιντο· ἀδελφὼ δὲ φίλω ὄντε καὶ πολὺ διεστῶτε πράττετον ἅμα καὶ ἐπ᾽ὠφελείᾳ ἀλλήλοιν. Riprende i passi senofontei Dione Crisostomo, or. 3, 104-107. A Mem. II 3, 19 si deve forse leggere non ἔφυσεν ma ἐνέφυσεν (scil. ὁ θεός): cfr. Mem. I 4, 6-7. 13. 16, Mem. IV 3, 11 e Cobet 1858, p. 654.
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Gigon 1956, p. 120.
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Tradisce un certo imbarazzo davanti a questi plurali anche la traduzione di Marchant 1923, che li oblitera: ««He is foremost in delighting him when he is prosperous and raising him up when he falls».
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Kühner-Gerth 1904, II pp. 81-82 (§ 486 Anmerk. 2). I passi senofontei qui segnalati sono An. I 2, 17, I 4, 12, I 6, 1, II 1, 3, III 1, 40, Cyr. I 4, 18, III 1, 38, III 3, 54, IV 2, 15, V 3, 13, V 3, 50, VI 2, 19, Hell. II 4, 29, V 3, 27, VII 1, 7, Hipp. 4, 2, De vect. 6, 3.
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Non è casuale il fatto che siano citati soltanto esempi senofontei in Goodwin 1894, § 1568.
Bibliografia
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Bandini-Dorion 2011 = Xénophon, Mémorables, t. II 2e partie. Texte établi par Michele Bandini, traduit et annoté par Louis-André Dorion, Paris 2011.
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Bevilacqua 2010 = Memorabili di Senofonte a cura di Fiorenza Bevilacqua, Torino 2010.
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Cobet 1858 = Carel Gabriel Cobet, Novae lectiones, Leiden 1858 (rist. Hildesheim-Zürich-New York 2005).
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Edwards 1785 = Xenophontis memorabilium Socratis dictorum libri IV, recensuit, notis illustravit variisque lectionibus auxit Eduardus Edwards, Oxonii 1785.
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Gigon 1956 = Olof Gigon, Kommentar zum zweiten Buch von Xenophons Memorabilien, Basel 1956.
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Goodwin 1894 = William W. Goodwin, Greek Grammar, revised edition Houndmills 1894 (rist. Eugene 2021).
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Kühner-Gerth 1904 = Raphael Kühner, Bernhard Gerth, Ausführliche Grammatik der griechischen Sprache. Zweiter Teil: Satzlehre, 3. Auflage, Hannover und Leipzig 1904 (rist. München 1963).
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Marchant 1923 = Xenophon. Memorabilia Oeconomicus translated by Edgar Cardew Marchant, Symposium Apology translated by Otis Johnson Todd, Cambridge, Mass., 1923 (con molte ristampe).
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Schneider 1816 = Xenophontis Commentarii dictorum factorumque Socratis, tertium recensuit et interpretatus est Iohann Gottlob Schneider, Lipsiae 1816.
Informazioni
- Data ricezione: 05/06/2026
- Data accettazione: 06/08/2026
- Data pubblicazione: 16/09/2026
- DOI: 10.35948/DILEF/2026.4416
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