1-5
L’articolo discute un passo dei Memorabili di Senofonte (II 4, 6-7) sul tema dell’amicizia, richiama l’attenzione su un problema testuale e ne propone una soluzione che restituisce una particolarità sintattica largamente attestata negli scritti senofontei, il genitivo assoluto con soggetto sottinteso.
This article discusses Xen. Mem. II 4, 6–7, a passage on the theme of friendship ; it draws attention to a textual problem and proposes a new solution to it. The proposed correction restores a syntactic feature widely attested in Xenophon’s writings, the genitive absolute with an implied subject.
1-22
Il presente lavoro si propone di riflettere sul tipo di esperienza estetica offerta dalle istituzioni di conservazione ex situ, sottolineando il rischio di associare tali luoghi a una rappresentazione superficiale, o almeno parziale, della biodiversità. Se in parchi zoologici e acquari è possibile ammirare alcune entità naturali (organismi, ecosistemi) predisposte per l’osservazione umana, può tuttavia svilupparsi la tendenza a percepirle attraverso il filtro delle categorie tradizionalmente riservate all’arte (che nell’estetica occidentale si identificano soprattutto con il bello e il sublime) e in una modalità principalmente visiva. C’è chi sostiene che un simile approccio contribuisca a una rappresentazione artificata della natura, ovvero all’impropria o parziale esposizione di elementi naturali come se si trattasse di entità inanimate, isolabili e astratte, in analogia con la fruizione museale dell’arte o di artefatti, trascurando aspetti fondamentali ma meno visibili della biodiversità (come la vasta rete delle interdipendenze ecologiche). Cercheremo di mostrare che il modello di un’estetica visuale e oggettuale, benché sembri predominante nell’esperienza della biodiversità ex situ, potrebbe rivelarsi inefficace nella rappresentazione non soltanto della natura, ma anche dell’arte e della cultura. Argomenteremo quindi in favore di un’accezione più ampia dell’estetica, fondata su una relazione multidimensionale con il vivente.
This contribution aims to reflect on the nature of the aesthetic experience offered by ex situ conservation institutions, highlighting the risk of associating such places with a superficial, or at least partial, representation of biodiversity. Whilst in zoos and aquariums it is possible to admire certain natural entities (organisms, ecosystems) arranged for human observation, there may nevertheless be a tendency to perceive them through the lens of categories traditionally reserved for art (which, in Western aesthetics, are notably identified with the beautiful and the sublime) and in a primarily visual mode. Some argue that such approaches contribute to an artified representation of nature, that is, to the inappropriate or partial display of natural elements as if they were inanimate, isolable and abstract entities, by analogy with the museum experience of art or artefacts, whilst neglecting fundamental but less visible aspects of biodiversity (such as the vast network of ecological interdependencies). We seek to show that a visual and object-centred model of aesthetics, although seemingly predominant in the experience of ex situ biodiversity, may be ineffective in comprehensively representing not only nature, but also art and culture. We therefore argue in favour of a broader conception of aesthetics, grounded in a multidimensional relationship with the living world.
1-15
Questo articolo prende in esame il mancato appuntamento tra Elementi di critica omosessuale di Mario Mieli (1977) e La volontà di sapere di Michel Foucault (1976). Sebbene la quasi contemporaneità delle pubblicazioni e una incompatibilità teorica abbiano impedito un dialogo diretto, questo lavoro mira a valorizzare la loro distanza come un confronto sul tema dell’identità. In particolare, partendo dalle diverse forme testuali delle due opere, si prenderà in esame il diverso uso del “noi” nelle loro rispettive opere mettendo in luce il rapporto tra testo, teoria e praxis.
This article aims to investigate the missed encounter between Mario Mieli’s Towards a Gay Communism: Elements of a Homosexual Critique (1977) and Michel Foucault’s The Will to Knowledge (1976). Although the close publication dates and underlying theoretical incompatibilities prevented a direct dialogue, this paper aims to value their distance as a productive confrontation concerning identity. In particular, by initially looking at the different textual forms of the two works, the article examines the contrasting uses of the pronoun “noi” across the two texts shedding light on the relationship between text, theory, and praxis.
1-14
L’estetica di Max Bense prende forma a partire dalla consapevolezza che la tecnica non costituisce più un semplice strumento accessorio, ma una forza strutturante che definisce la realtà moderna. In questa prospettiva, la tecnica non è un attributo dell’individuo, bensì una condizione costitutiva della società nel suo insieme. L’arte, allora, diventa tanto un indicatore dei processi di sviluppo sociale quanto uno spazio critico in cui si riflettono e si mettono in scena le illusioni e le disillusioni materiali generate da tali processi. Questo articolo si propone di dimostrare come l’Estetica Informazionale di Max Bense costituisca un quadro filosofico non solo tecnico, ma anche politico e sociale. L’obiettivo è di evidenziare come i temi della civiltà, della società e del ruolo della tecnica siano centrali nell’approccio estetico fondato da Max Bense – in particolare in relazione all’opera d’arte – che egli considera essenziale nel processo di civilizzazione.
Max Bense’s aesthetics originates from an acute awareness of a world where technical progress is no longer a mere accessory but a force that permeates our society. Technique is conceived as a structural dimension of society at large, rather than an attribute of the individual, while art functions both as a marker of societal development and as a realm where material illusion and disillusion are articulated. This article aims to demonstrate how Max Bense’s Information Aesthetics constitutes a philosophical framework that is not only technical but also political and social. We seek to highlight how the themes of civilization, society, and the role of technique are central to the aesthetic approach founded by Max Bense – particularly in relation to the artwork – which he considers essential to the process of civilization.
1-9
L’articolo riproduce l’intevento dedicato alla plaquette di esordio di Eugenio Montale, letto in occasione della Giornata di studi dedicata a Eugenio Montale e i cento anni di Ossi di seppia, tenutasi a Roma il 17 giugno 2025, presso il Senato della Repubblica, con il patrocinio del Senato della Repubblica, in collaborazione con il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e con l’Università degli Studi di Firenze.
The article reproduces the paper dedicated to Eugenio Montale’s debut plaquette, presented on the occasion of the Symposium dedicated to Eugenio Montale e i cento anni di Ossi di seppia, held in Rome on June 17, 2025, at the Senate of the Republic, under the auspices of the Senate of the Republic, in collaboration with the Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux and the University of Florence.