Abstract
L’articolo ricostruisce il lavoro legato al progetto Percorsi letterari per una fruizione “aumentata” dei beni artistici, nell'ambito delle iniziative di ricerca nell’ambito dei finanziamenti PNRR (PE 5, Spoke 4) e, in questo caso, diretto alla valorizzazione e alla diffusione presso un pubblico non specialista dell’opera di Aldo Palazzeschi. Oltre a dare ragione dell’esposizione in modalità mista, dal titolo A.L.D.O., chiarendone principi, struttura e percorsi, imposta alcune osservazioni su modalità e finalità di apertura di spazi storico-letterari al grande pubblico.
This article reconstructs the work associated with the project Percorsi letterari per una fruizione “aumentata” dei beni artistici, which is linked to research initiatives funded by the PNRR (PE 5, Spoke 4) and, in this case, aims to promote and disseminate Aldo Palazzeschi's work to a non-specialist audience. In addition to explaining the mixed-method exhibition titled A.L.D.O. (explaining its principles, structure, and approaches), it offers some observations on the methods and purposes of opening historical-literary spaces to the general public.
Parole chiave
Keywords
1. Ragioni di una scelta
Dal 2024, il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze ha avviato una serie di progetti che mirano a valorizzare e diffondere fra un pubblico di non specialisti (idealmente: la collettività) il patrimonio archivistico, librario e artistico dell’Ateneo, avvalendosi in particolare del supporto delle nuove tecnologie. Fra gli itinerari espositivi a fruizione mista, e collocati in punti significativi dei luoghi accademici, figura appunto A.L.D.O. – Augmented Literature as a Disclosure Observatory1.
Per un Dipartimento come quello fiorentino, radicato in una storia che parla la lingua del Novecento – e non soltanto per pura coincidenza cronologica2, ma per la presenza determinante e l’aggregazione di importanti linee intellettuali, artistiche e didattico-accademiche (l’esperienza delle riviste letterarie, la stagione dell’Ermetismo, la docenza di Pasquali o dei De Robertis…) –, il progetto non poteva in effetti prescindere da un autore che questo “secolo breve” lo aveva potuto scoprire e sondare, prima intuendolo nella sua metamorfosi epocale, e, in séguito, sentendolo, interrogandolo, fino a smuoverlo, come Aldo Palazzeschi (Firenze, 1885 – Roma, 1974). Un autore, peraltro, che proprio dell’Ateneo fiorentino è stato benefattore generoso e lungimirante.
Il lascito palazzeschiano, ereditato dall’Università di Firenze per esplicita volontà dello scrittore (così come espressa nel testamento del 2 febbraio 1974) costituisce già in partenza un’entità archivistica di notevole rilevanza. Anche solo ragionando sul piano delle quantità e della composizione, ne sono evidenti peso e prestigio: ad oggi distribuito fra il Centro Studi “Aldo Palazzeschi”, la Biblioteca Umanistica e il Museo Novecento, esso raccoglie infatti numerosissime unità manoscritte e di corrispondenza, libri (anche illustrati), disegni, fotografie, dipinti, sculture, oggetti di diversa natura, documenti d’archivio di varia tipologia e audiovisivi. Materiali, lo si vede, assai eterogenei e che coprono un arco cronologico decisamente ampio, spaziando peraltro per latitudini (e situazioni artistico-culturali) diverse. È un sistema integrato di documenti, insomma, che si presta per sua natura a una pluralità di letture e di itinerari di fruizione3. Ed è, per questo, un sistema che può rispondere molto bene alla sfida di una sapienza letteraria che trova modalità inedite per arrivare al suo destinatario (intendendolo nel modo più generico possibile), senza tuttavia sbiadirsi o piegarsi a logiche simil-commerciali (di quelle che sopravvivono seguendo alla cieca tanto l’onda del consenso consumistico-promozionale, quanto quella di analoghe speculazioni socio-pedagogiche e didattiche): il valore intrinseco del Fondo Palazzeschi, sommato al legame con la città e con certi suoi luoghi o circuiti anche in parte estranei a quello accademico, e sommato alle facilitazioni rese possibili dagli strumenti digitali, si presta cioè a un’idea plurale di disseminazione, che tenga assieme sia la prospettiva di preservare un patrimonio artistico-letterario della città sia la costruzione di un reticolato culturale messo a disposizione in forma stabile della comunità, inter-nazionale e inter-generazionale.
In effetti, il numero di documenti e la composizione del Fondo Palazzeschi semplicemente anticipano in termini quantitativi la ricchezza di una vicenda intellettuale pressoché unica. Capace com’è stata di tradursi in una scrittura personalissima, contemporaneamente permeabile e guardinga di fronte alle sollecitazioni dei contesti artistici e ideologici più disparati, l’opera di Palazzeschi ha nei fatti recuperato, e poi re-impostato e ancora ripetutamente pensato, alla prova del tempo e dell’esperienza pubblica e privata, una serie di temi e interrogativi, di idee e soluzioni, ora stilistiche ora di ordine esistenziale, che racchiudono un articolato discorso sull’uomo e sul mondo. Di questo discorso, ogni documento e ogni possibile punto d’osservazione (la pittura, il teatro, la sperimentazione dei generi letterari, il collezionismo, l’insieme tutto dei romanzi e delle poesie…) sono le componenti imprescindibili, messi a sistema e tenuti assieme da una forte coerenza di fondo.
2. Percorrere Palazzeschi: struttura, materiali, destinatari
Tenuto conto della natura e della dislocazione del patrimonio palazzeschiano, il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze – dal 2019 nell’ex struttura dell’Orbatello, in via della Pergola, e all’interno del quale si trova il Centro Studi – è apparso da subito la sede naturale dell’allestimento. Nulla vieta, ovviamente, di vedervi il cuore di un itinerario semi-strutturato, cioè diffuso alla città. Nelle prime fasi progettuali, del resto, l’Orbatello era stato immaginato proprio come interlocutore attivo e visibile di altri centri di rilevanza culturale, di differente natura e vocazione (la Biblioteca Umanistica, il Museo Novecento, ma anche strade e palazzi, scorci urbani…), diventando in questo modo il cuore o il punto di raccordo primario di una speciale cartografia palazzeschiana. Una mappa letteraria, diremmo, una rete di intersezioni e di direzioni che avrebbero reso possibile intravedere quel Palazzeschi anche al visitatore che si trovasse di fronte ai dipinti di De Pisis (al Museo Novecento) o si soffermasse a contemplare le bellezze paesaggistiche di Settignano.
La scelta del complesso dell’Orbatello ha in effetti predeterminato proprio alcuni aspetti operativi dell’allestimento (tipologia e quantità dei materiali, loro dislocazione), dacché non poteva tradursi in una musealizzazione forzata di ambienti già destinati a ben precise attività. È per questo che, pur sempre concepito come istallazione permanente, riduce all’essenziale l’impatto ambientale sul Dipartimento, articolandosi in pannelli al piano terra e al 1° piano4 e offrendosi, così, al visitatore in forma coerente, riconoscibile, sintetica – per questo, facilmente interrogabile.
Allo stesso tempo, tuttavia, la collocazione nell’Orbatello ha influito sulla profilazione di un ideale pubblico di riferimento. A.L.D.O. rischiava di misurarsi con un’idea informe in luogo così diverso da un contesto museale o da una qualsiasi altra sede di aggregazione cittadina. Senza, perciò, niente togliere alla pur doverosa analisi di una realtà contemporanea antropologicamente diversificata, dell’ipotetico destinatario o fruitore sono stati immaginati tre profili-tipo:
- destinatari di area accademica (ossia: studenti neoiscritti, studenti Erasmus, studenti/dottorandi/dottori/ricercatori di altre facoltà, visiting scholars/researchers/professors; personale non docente)5;
- destinatari di area scolastica (ossia: classi coinvolte in attività didattica o in visita mirata, orientamento in uscita e Open Day; attività concordate con Adi Scuola; docenti italiani e stranieri);
- destinatari di area generalista (ossia: cittadini, turisti).
Si tratta certo di macrocategorie, ovvero di una classificazione che, se permette di razionalizzare e mettere a sistema gruppi di individui secondo un criterio il più possibile neutro o generale (in questo caso: il contesto/occasione di contatto con la letteratura italiana al di fuori di specifici percorsi di studio e specializzazione), non deve comunque essere intesa in senso assolutamente rigido – per la semplice regola dell’intersezione degli insiemi, si intuisce che i tre gruppi possono sovrapporsi secondo varie casistiche. Si tratta, ad ogni modo, di un’operazione preliminare utile alla selezione dei materiali da esporre e all’impostazione di narrative concorrenti che, sempre senza rigidità eccessive, risultino efficaci, non dispersive, oltre che controllate (per quantità e per qualità dell’informazione, nonché – dato non secondario – per l’interconnessione significativa dell’informazione con altri stimoli6).
A.L.D.O. propone perciò al visitatore una geo-biografia di Palazzeschi, prospettiva che è apparsa idealmente la più adatta a facilitare un approccio complessivo ma anche “agile” all’autore e alla sua opera. Pur poggiando, infatti, su una traiettoria espositivo-descrittiva piuttosto tradizionale e di ancoraggio sicuro (la consequenzialità cronologica degli eventi), permette, ad ogni modo, di enucleare liberamente sensi o indirizzi di fruizione alternativi (la scansione per luoghi, l’affondo o la ramificazione verso opere e temi). L’esposizione è dunque stata organizzata in sei sezioni: oltre a un punto di orientamento e accoglienza, si snoda attraverso quelle che possiamo definire, prendendo in prestito una fortunata espressione di Oreste Macrí, le “dimore vitali”7 di Palazzeschi: Firenze, Parigi, Roma, Venezia (con la presenza di Milano e Napoli in misura più contenuta). Ogni sezione-pannello contiene un numero variabile ma proporzionato – anche simmetrico, ove possibile – di sotto-sezioni, le quali altro non sono se non fotoriproduzioni di oggetti-guida tratti dal patrimonio palazzeschiano (statue, dipinti, manoscritti, libri), alle quali sono poi associate espansioni digitali rese accessibili tramite specifico QrCode. In particolare, la struttura complessiva del percorso è così sintetizzabile:
- pannello 01, di accoglienza, contenente dati introduttivi e di ragguaglio (con corrispondente digitale);
- pannello 02, “Firenze – 1885-1941”, composta da 4 sottosezioni fisiche (e altrettante digitali);
- pannello 03, “Milano, Napoli” (2 sottosezioni fisiche e altrettante digitali, ciascuna);
- pannello 04, “Parigi – 1914-1964”, composta da 2 sottosezioni fisiche (e altrettante digitali);
- pannello 05, “Roma – 1941-1974”, composta da 4 sottosezioni fisiche (e altrettante digitali);
- pannello 06, “Venezia – 1951-1969”, con 1 sottosezione fisica (e corrispettivo digitale)8.
Nella scelta delle immagini-stimolo si è cercato di seguire una particolare “regia”, che tracciasse una fenomenologia quanto più completa dell’esperienza artistica e umana di Palazzeschi: la sua storia familiare, fatta anche e soprattutto dei rapporti umbratili con i genitori, la ricerca spesso penosa di una legittimazione alla propria esistenza e a quella di chiunque non risulti conforme al sistema culturale o morale dell’aggregato sociale; quindi, le grandi e profonde amicizie (con Moretti anzitutto, poi De Pisis e altri), i viaggi, i traslochi, i premi, che accompagnano l’elaborazione delle opere in versi e in prosa, la ricerca e la difesa di un’identità stilistica, di una voce originale nel susseguirsi delle correnti letterarie (e politiche). Del resto, l’immagine (riproduca, nel nostro caso, una stampa con correzioni autografe, un’illustrazione di Maccari, una foto) è un vero e proprio passe-partout di A.L.D.O.: da un lato, nella sua sintesi comunicativa, è di per sé carica di suggestioni molteplici, di interrogativi, provocazioni, semplici ma potenti detonatori di curiosità, i quali coesistono, si alimentano o si rivelano vicendevolmente, toccano nel pubblico corde volta volta distinte; dall’altro, è anche quell’elemento-base che dà letteralmente l’input alla “narrazione” di Palazzeschi e del suo mondo9.
Pertanto, le espansioni digitali associate a ciascuna immagine-stimolo sono state pensate nella forma di narrative articolate, che per comodità distinguiamo in narrative digitali primarie (a livello macroscopico) e secondarie (a livello microscopico).
Con narrativa digitale primaria (piano macroscopico) ci riferiamo all’insieme di materiali digitali che appaiono sul dispositivo del visitatore con il semplice accesso all’espansione da QrCode e consistono in testi prevalentemente discontinui, proposti in tre versioni, ossia secondo possibili livelli di fruizione del percorso (1. avanzato; 2. intermedio; 3. base). I livelli si differenziano tra loro per quantità e talvolta tipologia di contenuti, grado di approfondimento e registro linguistico, sebbene non siano rigidamente associati a una tipologia di pubblico o destinatario10. Invece, le narrative digitali secondarie (piano microscopico) sono da considerarsi una sottocategoria diretta delle componenti contenutistiche e interpretative cui abbiamo appena fatto cenno, dal momento che indicano tutti quei percorsi virtuali che vanno oltre il blocco di testo discontinuo primario e ne sviluppano alcuni nuclei scientificamente significativi. All’atto pratico, le narrative secondarie prendono la forma di collegamenti multimediali (link esterni, pagine integrative, pop-up di dimensioni contenute, gallerie di immagini), che indagano aspetti particolari di un’opera, di una figura storica o di un concetto e della loro fortuna (un esempio su tutti: le interpretazioni delle poesie palazzeschiane fatte da Paolo Poli)11.
Predisporre le narrative ha significato cercare un compromesso fra esigenze schiettamente scientifiche e mediazione col pubblico non specialista – a patto, s’intende, di non ridurre la fruizione di A.L.D.O. a una qualche forma di “omogeneizzato letterario”12. Risponde a questo principio anche la decisione di compilare una sezione dal titolo Riferimenti, che mette a disposizione del fruitore il corpus palazzeschiano nelle sue varie componenti13. Essa è in tutto e per tutto una biblio-sito-grafia, pensata per fornire notizie sulle opere palazzeschiane e sui giudizi critici riportati nel percorso digitale, i link ai database informatici (anch’essi menzionati a testo, perciò già noti potenzialmente al fruitore) e, infine, anche una rosa di spunti di lettura pensati come collettori di dati e pseudo-soggettari, di impostazione monografica e/o di taglio tematico (mono- e polivalente)14 e utili idealmente a coprire eventuali interessi “mobili” dei fruitori (immediati o differiti, circostanziati o di compendio che siano15).
Del resto, Riferimenti fa da supporto a un testo digitale che, come racconto, è stato pensato per accompagnare il fruitore nell’opera di Palazzeschi, permettendogli soprattutto un contatto diretto con la sua scrittura.
Sullo sfondo dei nostri percorsi, certo, rimane la complessità densa e innegabile della Storia, i tanti anni che una vita e un’attività così lunghe hanno attraversato, andando da un mondo fin de siècle, fatto di crinoline e coulissons (immortalate ad esempio in Stampe dell’800), verso gli avvicendamenti precipitosi e drammatici del XX secolo: la fame, ad ogni costo, del nuovo, della rottura, quale fu quella del Futurismo, poi della guerra e dei regimi totalitari; poi le dinamiche talvolta deludenti, talaltra positivamente stimolanti, del secondo Novecento e delle sue febbrili sperimentazioni letterarie (basterebbe pensare agli anni Sessanta-Settanta). Ma proprio quella Storia, che il testo digitale ha il compito di mediare e di far interagire con le pubblicazioni di Palazzeschi attraverso un racconto, è condizione necessaria, dopotutto, nientemeno che all’autore, il quale dalla realtà e dalla verità delle cose, dai processi umani e artistici non ha mai distolto lo sguardo. Che si tratti di annotare con genuina sofferenza le tappe discendenti della storia degli uomini di fronte alla guerra16 (le lettere agli amici17, certe pagine “profetiche” del Codice di Perelà, novelle come «Salvare Cocò» da Bestie del 900…); che si tratti di mascherare con intelligenza l’affresco della società contemporanea in forma di favole moderne (già dal Re Bello in avanti) o pagine che hanno per soggetto ora esistenze ottuse da una vita asfittica e fatta di privazione (lo vediamo bene in Sorelle Materassi) ora, invece, un’idea rasserenante, fiduciosa, equilibrata, delle cose, lette «attraverso un velo / di tanta purità / che addolcisce ogni asprezza / e mi fa vedere tutto / color di rosa»18.
Un «inchiostro magico», a dirla con Garboli19, a cui era doveroso lasciare spazio. La scrittura netta, con cui Palazzeschi incoraggiava a pensare ogni forma di vita parte attiva e corresponsabile del mondo, è infatti la stessa grazie alla quale, ancora oggi, vale la pena di impegnarsi a svellere la mortificazione e l’annientamento che meccanismi storici e sociali perversi impongono al diritto di esistere nella propria forma e diversità (il «feroce muscolare dispotismo» di verriana memoria, che è forse la formula che meglio sintetizza il concetto20). Ed è la stessa che afferma il valore di un’energia vitale assoluta e che, evitando accortamente sentimentalismi ingenui, sulla scorta di un’ironia saggia e leopardiana, dichiara la legittimità e la dignità a esistere di ognuno, come «palpito libero nell’aria»21.
3. Strategie e ipotesi di divulgazione
Resta ora da accennare alle strategie di informazione ed effettiva implementazione del sistema-Palazzeschi. Si tratta di ipotesi che potranno auspicabilmente trovare sviluppo nei mesi a venire. Procediamo per punti, trattando separatamente i tre profili-tipo di pubblico che abbiamo descritto in precedenza.
3.1 Destinatari di area accademica
Bisogna considerare che la popolazione accademica riunisce una quantità e una varietà di profili non trascurabili. Sia perché la sede stessa della mostra palazzeschiana filtra in entrata una certa tipologia di pubblico sia perché, già provando a darne un campionario nel capitoletto precedente, abbiamo visto che coloro che si rapportano con l’Ateneo possono provenire da o far riferimento a situazioni, inquadramenti, ruoli, percorsi, aspettative, veramente diversificati – tanto, appunto, da poter essere facilmente inglobati o affiancati a destinatari di altra tipologia.
In questo senso, la prospettiva da noi ipotizzata dovrebbe essere quella di pensare e funzionalizzare in prospettiva palazzeschiana certi ambienti e certi servizi dell’Ateneo. Isoliamo in questo senso tre punti, ossia tre ambiti (luoghi fisici, servizi, categorie lavorative) che ci sembrano rispondere bene a una politica di divulgazione.
3.1.1 La Biblioteca Umanistica (sede di Lettere)
La sede di Lettere della Biblioteca Umanistica dell’Ateneo fiorentino, con sede in Piazza Brunelleschi – a poca distanza dal Dipartimento –, costituisce un aggancio extra moenia piuttosto importante. Lo è, anzitutto, per ragioni archivistico-documentarie: essa infatti custodisce il patrimonio librario di Aldo Palazzeschi, consistente in monografie (anche d’autore), periodici e ritagli, per un totale di 4673 unità documentarie22. Ma lo è anche per il ruolo o la funzione cui assolve: le sue sale studio e di lettura sono un punto d’aggregazione che molto spesso coinvolge studenti iscritti a indirizzi non esclusivamente letterari (a volte si tratta di campi che vanno ben oltre le discipline affini), nonché fruitori con altro inquadramento, e questo, a ben guardare, la rende un possibile punto d’accesso decentrato, e per non specialisti, al percorso Palazzeschi.
La strategia di coinvolgimento della Biblioteca Umanistica potrebbe tradursi in un’azione poco invasiva sugli ambienti e di impatto possibilmente contenuto, quanto a risorse.
In primo luogo, sarebbe utile affidarsi a mezzi d’informazione che si potrebbero definire essenzialmente tradizionali, come possono esserlo manifesti più o meno grandi, volantini (di per sé maneggevoli e pratici) e pieghevoli (purché non ipertrofici), da sistemare in spazi dedicati ed espositori – tutte cose, peraltro, che sarebbe bene prevedere in pianta stabile anche all’ingresso del Dipartimento di via della Pergola. In secondo luogo, e con un’operazione in questo caso più mirata, l’intervento prevederebbe anche e soprattutto il posizionamento di apposite etichette interattive (con QrCode) in certi punti strategici dei locali interni, ossia l’area attinente al banco di distribuzione per il prestito bibliotecario e, soprattutto, la Sala di Italianistica, al 1° piano, e i corridoi vicini, in corrispondenza delle mensole su cui si trovano i volumi di e su Palazzeschi, disponibili a scaffale aperto; in questo modo, basterebbe inquadrare il codice per accedere a contenuti digitali che danno una presentazione, anche sintetica, del percorso espositivo. Come si vede, non solo i materiali e gli spazi necessari sarebbero decisamente contenuti, ma il tutto consisterebbe nell’applicare delle pratiche conosciute e già rodate, anche nel campo della realtà aumentata, poiché nei fatti la Biblioteca Umanistica, come altre, offre da tempo – almeno dal 2021 – la possibilità di accedere a contenuti digitali direttamente dagli scaffali delle sale di lettura23.
3.1.2 La Mobilità internazionale
Altre strategie e canali di informazione (e promozione) potrebbero senz’altro coinvolgere tutta l’area dei servizi dedicati a studenti stranieri e, in genere, alla mobilità internazionale (è una casistica talmente vasta, che non serve che la si ripercorra qui; basti ricordare che va dall’Erasmus ai programmi di gemellaggio, alla protezione internazionale…). Pertanto, il percorso palazzeschiano entrerebbe così a far parte dell’offerta dell’Ateneo fiorentino: menzionato nelle pagine web dedicate, incluso nell’insieme di informazioni messe a disposizione dai singoli referenti e dagli sportelli (anche con l’ausilio di pieghevoli et similia), diventerebbe un elemento capace di incidere sul suo profilo, arricchire con strategie alternative la sua identità e la sua missione formativo-culturale. Il che andrebbe inoltre a favorire – ed è nell’ordine delle cose – un potenziale e auspicabile dialogo trasversale (interlinguistico, interculturale etc.), capace di sfruttare canali appunto diversi rispetto a quelli, ad ogni modo, sempre favoriti e ricercati dagli stessi studiosi fiorentini, assai attivi nelle collaborazioni con altri Atenei e istituti di cultura all’estero24.
3.1.3 Il personale non docente
Strategie simili a quelle descritte poco sopra, possono facilmente riguardare e coinvolgere tutto il personale non docente dell’Ateneo, senza che si creino immotivate dissimmetrie fra chi, lavorando al Dipartimento, ha per forza di cose più occasioni di contatto con l’esposizione e chi è, invece, impegnato in altre sedi.
3.2 Destinatari di area scolastica
Il discorso sulle scuole è, per certi aspetti, molto articolato. Al fine di evitare elucubrazioni e fuoriuscite di campo, terremo ferme certe premesse: semplici accorgimenti preliminari che, sebbene passibili di incompletezza o genericità, sono ora indispensabili di fronte al rischio di incagliarsi in ipotesi peregrine o, allo stato attuale, ben poco concrete. Distinguiamo anzitutto fra studenti e insegnanti, dando priorità ai primi (non per escludere aprioristicamente percorsi di formazione o di aggiornamento per docenti, ma per evitare di rivolgersi a un pubblico composto ad altissima maggioranza da specialisti)25; distinguiamo poi fra divulgazione in itinere e in uscita – su altre categorie didattiche ad oggi in uso nelle scuole, come per esempio quella Orientativa, torneremo quando e se strettamente necessario26 –; tratteggiamo alcune riflessioni generali, che non vogliono entrare nel merito specifico dell’articolazione del curricolo (per sede delle riflessioni), bensì collocare il percorso palazzeschiano fra le opportunità didattico-formative che si concretizzano nello studio della letteratura, nel contatto coi testi e coi loro scenari storici e, lato sensu, culturali.
La costruzione di un ponte fra il mondo della scuola e l’università è, si intuisce, davvero facile da individuare al termine degli studi superiori: l’orientamento in uscita è oggettivamente l’occasione in cui illustrare l’offerta formativa dell’Ateneo (dunque anche del percorso di studi in ambito letterario) e l’Open Day, richiamando gli studenti fisicamente presso le sedi accademiche, diventa proprio il momento ideale per aprire le porte del Dipartimento e includere l’esposizione palazzeschiana (qui davvero con la possibilità di godere di un accesso guidato al Centro Studi) tra gli eventi per future matricole, offrendo loro modo di entrare in contatto diretto con alcune dinamiche del mondo filologico-letterario e alcuni aspetti (cioè opportunità) caratteristici della realtà fiorentina.
Per quanto riguarda invece gli interventi in itinere, a nostro modo di vedere è necessario considerare l’opportunità di graduare il coinvolgimento del Dipartimento, di modularlo o pensarlo magari attraverso il supporto di Adi per la Scuola, includendo la fruizione diretta del percorso espositivo in loco in attività mirate, che sarebbero più efficaci e tarati se rivolti a studenti della Secondaria superiore. Diciamo così perché l’intervento sulla Secondaria di I grado e, volendo retrocedere ancora, sulla Primaria (rispetto alla quale tuttavia ci restano non pochi interrogativi, fra i quali spicca il rischio di eccessiva semplificazione cui storicamente l’opera di Palazzeschi è già andata incontro), in questo caso specifico passa attraverso una mediazione pressoché esclusiva del docente in classe, con cui comunque il Centro Studi “Aldo Palazzeschi” può e, anzi, nella prospettiva di supportarlo con proposte e materiali, dovrebbe restare in contatto aperto e costante: si tratta, in altre parole, di una “educazione letteraria” che si muove in base a un criterio di approssimazione crescente alla letteratura e che, proprio per tale motivo, ci sembra doversi fondare su un intervento didattico prioritariamente scolastico (luogo, tempo, armonizzazione con la progettazione annuale), con materiali ad hoc, di numero fortemente selezionato e ridotto (ad esempio l’immagine-stimolo, il testo breve letto ad alta voce e/o stampato)27. Potrebbe aiutarci, anche e soprattutto nell’ottica di capire quello sulla Secondaria di II grado, recuperare il modello dinamico dei “paradigmi per continuità e cumulazione”, per come messo in luce e, del resto, problematizzato, dalle ricerche di Theo Witte e Florentina Sâmihăian28.
Quanto proprio alla Secondaria superiore, sarebbe semplice cedere qui alla tentazione di perdersi in ipotesi di volta in volta nuove, in “pacchetti-attività” da smistare incoraggiati soprattutto dalle potenzialità dei diversi indirizzi (per intendersi: sollecitare una riflessione sugli effetti della mediazione-semplificazione della letteratura oppure stimolare approcci imitativi, emulativi, reinterpretativi, dei testi e/o delle edizioni illustrate delle opere di Palazzeschi…). Il punto da tener fermo, quale che sia l’azione scelta e quale che sia l’indirizzo di studi in oggetto, si ispira, invece, sempre a quanto suggerito dallo studio Witte-Sâmihăian circa la convergenza di richieste, potenzialità e obiettivi del lavoro sulla materia letteraria, di tipologia e grado progressivamente diversificati e accresciuti. Il modello dinamico di Witte e Sâmihăian, infatti, offre, preso nell’insieme, un paradigma di ideale riferimento; una sorta di memorandum all’interno del quale, stante un’esperienza pluriennale di “contatto” con l’oggetto-letteratura29, si può effettivamente assolvere a una serie di esigenze e obiettivi che risultano, laddove razionalmente gestiti, coerenti sia con gli elementi propri alla letteratura in sé, come fenomeno umano (su un piano formale, semantico, storico-socio-geo-culturale), sia con aspetti orientati a percorsi di costruzione dell’individuo (consapevolezza e sviluppo del sé sul piano personale e sociale).
A questo punto, ci concediamo una chiosa.
Non si tratta, con quanto scritto sopra, di mettere in dubbio che il contesto ricevente debba essere considerato parte essenziale dell’equazione, né si tratta – andando qui più nel tecnico – di ignorare quanto viene ricordato circa la differenziazione dei profili in uscita e limitatamente al percorso di istruzione obbligatoria e del percorso superiore30. Si tratta, piuttosto, di tener presente che quel ricevente è comunque costituito da discenti, i quali, certo, saranno un giorno lavoratori, ma che sono, già oggi, persone e che saranno, in séguito, anche cittadini. I ripetuti interventi di ripensamento e riforma31, nonché, talvolta, la stessa percezione della prassi didattica da parte degli attori coinvolti (famiglie, studenti, scuola – soprattutto nell’alveo del concetto di autonomia), tendono a inseguire la logica di paradigmi orientativi e valutativi dalla immediata spendibilità, cercando cioè soluzioni spesso rapide a necessità socio-sussistenziali del tutto legittime (sostentamento nel qui ed ora e nel domani più prossimo), a scapito, tuttavia, di una possibilità di sviluppo complessivo della persona, che ha tempi e modi necessariamente più lunghi o diversificati32.
Detto in altri termini. È difficile, nonché disonesto, ci pare, screditare la rilevanza che nella vita dell’individuo e del sistema entro cui è collocato ha il fattore economico, come mezzo di sussistenza, di relazione, di determinazione e di potere; e, parimenti, lo è anche ignorare il fatto che questi meccanismi influenzano, negli istituti, nelle famiglie e negli individui, delle priorità, delle scelte, delle possibilità e delle prospettive di rischio/investimento (coi dovuti distinguo, il determinismo di Taine e il primo trattato del Convivio qualcosa possono comunque suggerircelo, anche a distanza di tempo). Non si possono neanche trascurare effettive difficoltà linguistiche o differenze legate ai diversi indirizzi di studio (interessi, aspirazioni…)33. Tuttavia, non si può pensare di ridurre, a priori, a un’identità monodimensionale il nostro destinatario (persona e poi cittadino); cioè: non si può pensare di escluderlo, a priori, da una serie di contatti ed esperienze umanistiche di impatto, abbiamo visto, plurale, solo avendo a pretesto una scelta di taglio tecnico-professionale, che diventa così l’autorizzazione a polarizzarne in senso assoluto l’identità e, lo diciamo prendendo in prestito le parole del sociologo Argentin, a costituirsi come una vera e propria ipoteca sul futuro34. È come se dovessimo, nuovamente, rivedere i rapporti fra struttura e sovrastruttura o, sempre ricordando le riflessioni gramsciane, considerare il rischio che anche in una scuola democratica si riproponga una «divisione in “ordini” giuridicamente fissati e cristallizzati» dovuti a forme di raffinamento specialistico35. Perché, insomma, nell’articolazione soprattutto di un percorso che coinvolge destinatari prossimi all’età adulta o all’ingresso nelle dinamiche adulte36, dovrebbe essere accettabile escluderli in toto dall’accesso a un testo e a un’esperienza artistico-intellettuale che offre, nella sua natura composita di fenomeno, agganci geo-storici, linguistici, culturali, sociali, auto-esplorativi? Quale che sia il rapporto fra educazione linguistica ed educazione letteraria intesa lato sensu37, il contatto possibile con la sfera letteraria (e, in questo caso, con la produzione palazzeschiana e coi suoi temi portanti) rimane, nelle sue forme e in quanto oggetto realizzato da persone per altre persone, uno strumento di maturazione graduale della riflessione sul sé e sul mondo38, di assimilazione attiva di linguaggi generali e settoriali, di simulazione ed esercizio di esperienze di interazione e interpretazione degli stimoli validi anche al di fuori del contesto scolastico e di un pensiero autonomo e motivato. Quanto ritroviamo, in conclusione, nella nomenclatura delle competenze-chiave di cittadinanza e per l’apprendimento permanente39, riconosciute come cardini a garanzia della formazione di individui consapevoli e autonomi.
3.3 Destinatari di area generalista
Macro-categoria davvero generica, è anche quella che verosimilmente potrebbe essere coinvolta in misura alquanto minore rispetto a un pubblico già precedentemente profilato e selezionato. In questo caso, le azioni potrebbero giovarsi di alcune scelte strategiche, atte a intercettare interlocutori specifici fra istituzioni e tessuto museale.
Mentre resta da valutare il coinvolgimento degli Uffici Informazioni Turistiche e del Comune di Firenze (due esempi: per la segnaletica turistica, sia essa più o meno interattiva, ma anche per l’inclusione di A.L.D.O. fra le proposte culturali della città), senza dubbio il pensiero va al Museo Novecento. È infatti qui che sono conservati, ed esposti a rotazione, 12 lavori di Filippo De Pisis40. L’operazione ricalcherebbe quella prevista per la Biblioteca Umanistica: da un lato, un’accortezza ben circoscritta nella comunicazione museale, ossia la notizia della provenienza delle opere dal patrimonio Palazzeschi da dichiarare sia sul sito istituzionale del Museo (nel quale ad oggi non figura) sia in sede; dall’altro, l’aggancio diretto al Dipartimento e al Centro Studi attraverso didascalie specifiche e/o etichette interattive (con QrCode) da posizionare in corrispondenza dell’opera da esporre, così che il visitatore possa accedere a contenuti digitali informativi e, in caso, raggiungere i locali di via della Pergola, a completamento di un peculiare percorso di visita.
Potrebbero, in ultima istanza, restare da prendere in considerazione iniziative di altro segno, quali letture o lezioni aperte alla cittadinanza e attività di disseminazione concomitanti con precisi appuntamenti culturali, di per sé imperniati proprio sulla terza missione (Bright Night, Giornate Europee del Patrimonio, Giornata Nazionale delle Università…).
Note
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L’articolo rientra nell’attività di disseminazione del «Progetto PE 0000020 CHANGES, CUP B53C22003780006, PNRR Missione 4 Componente 2 Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU». In particolare, A.L.D.O. sviluppa l’assegno di ricerca Percorsi letterari per una fruizione “aumentata” dei beni artistici (responsabili scientifici: Simone Magherini e Marco Biffi), nell’ambito dei finanziamenti PNRR, Partenariato Esteso 5 (“Cultura umanistica e patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività”), Spoke 4. Per maggiori informazioni si rimanda al paragrafo introduttivo del contributo di Marco Biffi e Kevin De Vecchis in questo stesso numero di «DILEF», in cui è ospitato anche il contributo di Ilenia Sanna sul lavoro linguistico predisposto in relazione ad A.L.D.O.
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L’Ateneo fiorentino, ricordiamo, viene riconosciuto ufficialmente come tale nel 1924, dopo la lunga e a tratti travagliata storia dello Studium, fondato al 1321. Oltre a contributi più recenti (Storia dell’Ateneo fiorentino 1986, L’Università degli studi di Firenze 2004), vale sempre e comunque la pena di rimandare a Prezziner 1810.
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La versatilità dell’eredità palazzeschiana è già stata più volte sottolineata e dischiarata anche grazie al lungo lavoro di cura e valorizzazione portato avanti dal 1999 (anno in cui il Centro Studi venne costituito da Gino Tellini – ne è attuale direttore Simone Magherini), e sfociato in una vera e propria “piattaforma” palazzeschiana che offre (a un pubblico, va detto, specializzato) strumenti, prodotti, contenuti, passando dal medium più tradizionale (edizioni, pubblicazioni, convegni, esposizioni) a quello magari più aggiornato, cioè favorito dalle potenzialità dei processi di digitalizzazione e informatizzazione. Ma vd. <https://www.palazzeschi.unifi.it/> (11/2025).
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È una scelta che lo stesso Dipartimento ha messo in atto in altre occasioni; basti pensare ai pannelli dedicati proprio alla storia dell’Orbatello, variamente disposti all’ingresso e all’interno della struttura. La realizzazione è stata commissionata allo Studio Grafico Norfini.
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È chiaro che la frequentazione dei locali del Dipartimento di Lettere e Filosofia e della Biblioteca Umanistica (che accoglie comunque una varietà molto ampia di fruitori) si considera pressoché quotidiana o usuale per gli studenti iscritti ai corsi che fanno capo al DILEF, soprattutto se afferenti a indirizzi filologico-letterari e alla scuola di dottorato in materie umanistiche. Ed è chiaro anche che già la descrizione della popolazione accademica di Firenze (sarà lo stesso con quella scolastica) oltrepassa i limiti di categoria, ibridandosi con altre.
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L’importante era, sostanzialmente, non fraintendere le potenzialità di narrative appoggiate a mezzi digitali (arrivando a un’amplificazione di certe degenerazioni o ambizioni peggiorative dell’enciclopedismo, che avrebbero sostanzialmente generato un caso sui generis di infodemia). Valgano le affermazioni del filosofo Byung-Chul Han: «Racconto e informazione sono forze contrapposte. L’informazione intensifica l’esperienza della contingenza, mentre il racconto la attenua, nella misura in cui rende ciò che è accidentale una necessità. […] L’informazione procede per addizione e accumulo. Essa non è una portatrice di senso, mentre nel racconto il senso transita» (Han 2024, pp. 9-10).
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Cfr. Macrí/Dolfi 1998.
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Ogni pannello è comune alle narrative che vengono proposte al pubblico – e, sia chiaro fin d’ora, che quest’ultimo ha la possibilità di fruire in modo del tutto autonomo, ad esempio passando da un itinerario di visita all’altro, privilegiando alcuni oggetti-guida o pannelli ed evitandone altri, optando per eventuali “pacchetti” o strategie di visita. Per qualche riferimento bibliografico, almeno pensando a quelli utilizzati per A.L.D.O., vd. alcune letture mirate, in parte relative all’ambito museografico (vd. Minissi-Ranellucci 1992, Cataldo-Paraventi 2007), in parte relative a strategie di fruizione digitale del bene artistico e librario (vd., per un esempio, Agosti 2023).
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Si ricorda che le didascalie riportano titolo, data, collocazione e/o informazioni bibliografiche essenziali relative a quanto riprodotto.
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Come avevamo già accennato. Infatti, nelle scelte di un qualsiasi visitatore intervengono variabili assai diverse e totalmente non prevedibili, come potrebbero essere il tempo a disposizione, l’interesse, il retroterra culturale. Sul registro linguistico vd. comunque poco più avanti.
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Rispetto a questa impostazione standard, accessibile per via di stimoli e occasioni diverse, come vedremo, restano da valutare la scelta di strategie in base alle differenti necessità (lingue straniere, uso di caratteri ad alta leggibilità, disponibilità di tracce per audiolettura) e, sempre secondo le direttive dei responsabili e le disponibilità interne all’Ateneo, la possibilità di applicare le strategie proprie al sistema CAA/PECS, l’ipotesi di prevedere l’istallazione, di fianco ai pannelli fisici, di corrispettivi tattili, le strategie specifiche di abbattimento delle barriere architettoniche.
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Al momento presente (novembre 2025), sui testi, già in tre versioni, predisposti da chi scrive sono al lavoro, per un intervento mirato di consulenza, i linguisti Luca Marano e Ilenia Sanna (sulle tipologie di intervento si veda il contributo di Ilenia Sanna in questo stesso numero di «DILEF»)
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Che comprendono: le diverse edizioni dei testi disponibili nelle biblioteche cittadine, universitarie, e in quella messa a disposizione dal Centro Studi “Aldo Palazzeschi”, nonché l’opera completa pubblicata nella collana dei «Meridiani» Mondadori e i materiali digitalizzati sul portale Carte d’Autore online; la letteratura secondaria, come i volumi delle collane «Biblioteca Palazzeschi» e «Carte d’autore» (Società Editrice Fiorentina), anche laddove disponibili in formato OA (per esempio, Magherini 2022), i paratesti delle suddette edizioni, gli atti di convegno, i cataloghi (come Magherini-Manghetti 2001, Danarosi-Magherini-Scancarello 2023) e le monografie (fra le quali, anche il recente Tellini 2024); e, naturalmente, il materiale documentario, accessibile anche grazie a quanto digitalizzato su Carte d’Autore online.
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Una postilla editoriale dedicata alla letteratura primaria. Per ragioni di praticità, e cioè nell’ottica di un’offerta che risulti public-oriented nel senso più ampio e plurale, le citazioni e la bibliografia prendono come edizioni di riferimento quelle più recenti (e, nel caso dell’opus omne, l’edizione dei «Meridiani»). Questa opzione è stata preferita a quella che definiremmo diacronica o immersiva, consistente piuttosto nell’offrire una griglia bibliografica e documentaria impostata su una progressione cronologico-editoriale dell’opera palazzeschiana: sebbene quest’ultima replicasse una narrativa di tipo lineare che è, sì, la medesima alla base della scansione e dell’organizzazione dei pannelli (dunque non forzosamente aprioristica), avrebbe assai probabilmente sacrificato un (auspicato) accesso diretto ai testi da parte del fruitore, dando risalto a edizioni storiche, non più in commercio, e rallentando o affaticando così la ricognizione del testo o del libro. Invece, una formulazione bibliografica incentrata sull’edizione più recente dell’opera potrebbe a questo scopo rivelarsi un elemento facilitatore di non poco conto – peraltro, senza che la storia del testo venga omessa o trascurata, perché reperibile sia attraverso i contenuti digitali dell’esposizione (forma analitica) sia grazie alla menzione dei dati di prima edizione nella bibliografia stessa (forma medio-sintetica).
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Per interessi immediati intendiamo quelli che si traducono nella ricerca in presa diretta di riferimenti bibliografico-archivistici (dove trovo il testo o da dove viene la citazione?, dove trovo quest’immagine?), per differiti quelli che scaturiscono dopo qualche tempo (perché annotati, ricordati, rielaborati, rinviati a futuri progetti come l’idea di cercare il libro in biblioteca o di acquistarlo), per circostanziati quelli limitati a un singolo elemento (oggetto, foto, testo, libro), per compendiari quelli che aspirano a una ricognizione o una lettura di taglio generale o per grandi temi (è quanto garantito in prima battuta da monografie, atti di convegno dai diversi temi).
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«Da un’azione mostruosa di miserabili interessi e ambizioni come la guerra che è stata combattuta, non si poteva uscire sul fertile suolo della libertà, ma della schiavitù. / E il militarismo è la negazione dell’individuo e della vita, la scuola di tutti i vizi» (così in Due imperi… mancati, ora in Palazzeschi/Biondi 2022, p. 181).
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«ò bisogno di essere io, di essere solo, di essere umile, io nel senso più ascetico della parola, ed ò camminato sempre a fianco dei megalomani, cogli arruffamondo, cogli apostoli» (Palazzeschi-Prezzolini/Ferrario 1987, p. 31).
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Così nella poesia Vecchiezza (da Via delle cento stelle), ora in Palazzeschi/Dei 2002, p. 881.
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L’espressione è di Cesare Garboli, pubblicata sulla bandella sinistra della prima edizione del Buffo integrale (Palazzeschi 1966).
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Verri/Francioni 2004, p. 239.
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Palazzeschi/Biondi, p. 39.
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I dati si ricavano dall’Inventario della biblioteca di Aldo Palazzeschi, a cura di Simone Magherini, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2022. La cifra indicata a testo tiene conto delle scelte avvenute «per iniziativa dei responsabili della Biblioteca Umanistica» (p. vii), come l’inclusione di pubblicazioni postume, ma non comprende i volumi ad oggi conservati dal Centro Studi, in Dipartimento, e derivanti dall’acquisizione o dall’affidamento in comodato d’uso di fondi collaterali – è il caso dei libri appartenenti al Fondo Plebe Bellocchio.
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Per un riferimento, vd. <https://www.sba.unifi.it/n1458.html> (11/2025).
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Le notizie sugli impegni all’estero del Centro Studi si ricostruiscono e ricavano facilmente grazie alla pagina web.
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Ripetiamo: nulla ostacola a prescindere la progettazione di percorsi simili o la loro validità, solo che a questo stadio è assai probabile che coinvolgano docenti di discipline letterarie e, a latere, di qualche altra materia affine.
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Ci limitiamo a rinviare alle Linee Guida del D.M. 328/2022.
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A proposito di lettura ad alta voce come strumento di invito alla lettura e alla scoperta della letteratura: un progetto che certamente risponde bene proprio nella Primaria e nella Secondaria inferiore (lo dimostrano i dati messi a disposizione dai ricercatori e dai responsabili, al di là di esperienza dirette che abbiamo potuto raccogliere per nostro conto), e che potrebbe poi portare ad affondi didattici o didattico-laboratoriali, è Leggere: forte! Ad alta voce fa crescere l’intelligenza, la pratica di lettura di libri e racconti ad alta voce nel corso della settimana (vd. <https://leggereforte.indire.it/>; [11/2025]). Diversa per impostazione e dinamica l’esperienza di progetti come A tutto volume, che coinvolge istituti superiori del territorio pisano e ha un approdo extra-scolastico nel Pisa Book Festival.
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Witte-Sâmihăian 2013, pp. 1-22 (DOI: https://doi.org/10.17239/L1ESLL-2013.01.02). I grafici sono alle pp. 7-8.
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Per la progressione e la giustapposizione o coesistenza di capacità e finalità di fruizione del testo letterario (personal growt, social, linguistic, cultural) vd. ivi, p. 8. Chiaro che i livelli di competenza linguistica (che sono funzionali a suddette capacità e finalità) influiscano sul discorso, soprattutto quando evidenziano situazioni di particolare dislivello anche all’altezza degli studi superiori (casi di studenti NAI, casi determinati da difficoltà nell’acclimatazione rispetto a varianti diacroniche, casi anche semplicemente legati a carenze significative, nella decodifica e comprensione del testo, negli studenti madrelingua); il paradigma resta tuttavia valido proprio per la pluralità di approcci all’oggetto-letteratura e, a nostro modo di vedere, coglie in sintesi elementi costitutivi primari dell’oggetto-letteratura, non ulteriormente riducibili e negoziabili.
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Cfr., prima, il D.M. 139/2007, poi il PECUP (D.P.R. del 15 marzo 2010, nn. 87, 88, 89), nonché il corredo di indicazioni e linee guida in progressivo aggiornamento e ricambio).
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L’ultimo fa capo al D.L. 45/2025, per esempio.
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Ancora istruttiva la lettura del saggio Not for profit di Martha C. Nussbaum (1a ed. 2010).
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Le difficoltà linguistiche coinvolgono quindi tutte le dinamiche legate alla mediazione culturale e alla scarsa e talvolta nulla competenza linguistica – proceda essa linearmente, cioè sia generalizzata a gruppi-classe, o proceda asimmetricamente, comprendendo individui o sottoinsiemi del gruppo-classe. Le differenze d’indirizzo portano, certo, a divergenze di aspirazioni (a volte – e questo va detto – non-aspirazioni), di inclinazioni (e non-inclinazioni), di interessi (e non-interessi) presenti in ogni contesto formativo.
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Cfr. Argentin 2021, p. 148.
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Gramsci 2014a, p. 1548 (dal Quaderno 12 (XXIX), <2>). Sulla rifunzionalizzazione della sovrastruttura, vari i punti, ma cfr. in generale: Quaderno 7 (VII), <24>; Quaderno I (XXVIII), <204>; Quaderno 12 (XXIX), <1> e <3> (in Gramsci 2014b).
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Ad esempio: l’inserimento nel mondo del lavoro tramite PCTO o altre forme contrattuali indipendenti dalla scuola, a fare un esempio).
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Non è questa la sede per un recupero della questione. Retrospettive e ricostruzioni sono in Giusti 2014 e 2023; ma da tenere sempre presenti gli scritti di Remo Ceserani.
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Ci verrebbe da aggiungere, senza il bisogno urgente di categorizzare e registrare per segmenti l’esperienza scolastica sotto rubriche specifiche (vd. Didattica Orientativa).
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Vd. almeno la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio (aggiornate al 2018), anche limitatamente ai punti 1, 4 e 8.
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Per i dettagli e le digitalizzazioni: <https://www.palazzeschi.unifi.it/vp-168-collezione-di-quadri.html> (11/2025).
Bibliografia
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Agosti 2023 = Maristella Agosti, Biblioteche digitali: nascita, evoluzione, futuro, in Digital Humanities. Metodi, strumenti, saperi, a cura di Fabio Ciotti, Roma, Carocci editore, pp. 178-196.
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Argentin 2021 = Gianluca Argentin, Nostra scuola quotidiana. Il cambiamento necessario, Bologna, il Mulino.
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Cataldo-Paraventi 2007 = Lucia Cataldo, Marta Paraventi, Il museo oggi. Modelli museologici e museografici, Milano, Hoepli, 2007.
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Danarosi-Magherini-Scancarello 2023 = L’arte del Novecento nella biblioteca di Aldo Palazzeschi, a cura di Lucia Danarosi, Simone Magherini e Walter Scancarello, Firenze, Sef.
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Giusti 2014 = Simone Giusti, Per una didattica della letteratura, Lecce, Pensa Multimedia. ― 2023 = Didattica della letteratura italiana. La storia, la ricerca, le pratiche, Roma, Carocci editore.
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Gramsci/Gerratana 2014a = Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell’Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, Torino, Einaudi, vol. 2.
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Gramsci/Gerratana 2014b = Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell’Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, Torino, Einaudi, vol. 3.
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Han 2024 = Byung-Chul Han, La crisi della narrazione. Informazione, politica e vita quotidiana, trad. it. di Armando Canzonieri, Torino, Einaudi.
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L’Università degli studi di Firenze 2004 = L’Università degli studi di Firenze. 1924-2004, Firenze, Olschki.
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Macrí/Dolfi 1998 = Oreste Macrí, Le mie dimore vitali (Maglie-Parma-Firenze), a cura di Anna Dolfi, Roma, Bulzoni.
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Magherini 2022 = Simone Magherini, Inventario della biblioteca Palazzeschi
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Magherini-Manghetti 2001 = Scherzi di gioventù e d'altre età. Album Palazzeschi (1885-1974), a cura di Simone Magherini e Gloria Manghetti, Firenze, Pagliai Polistampa.
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Minissi-Ranellucci 1992 = Franco Minissi, Sandro Ranellucci, Museografia, Roma, Bonsignori.
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Nussbaum 2010 = Martha C. Nussbaum, Not for profit. Why Democracy needs the Humanities, Princeton, Princeton University Press.
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Palazzeschi 1966 = Il buffo integrale, Milano, Arnoldo Mondadori editore.
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Palazzeschi/Biondi 2022 = Aldo Palazzeschi, Due imperi… mancati, a cura di Marino Biondi, Milano, Arnoldo Mondadori editore («Oscar»).
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Palazzeschi/Dei 2002, Tutte le poesie, Milano, Arnoldo Mondadori editore (I Meridiani).
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Palazzeschi-Prezzolini/Ferrario 1987 = Aldo Palazzeschi / Giuseppe Prezzolini, Carteggio (1912-1973), a cura di Michele Ferrario, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura / Dipartimento della Pubblica Educazione del Cantone Ticino, 1987.
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Prezziner 1810 = Giovanni Prezziner, Storia del pubblico studio e delle accademie scientifiche e letterarie di Firenze, Firenze, appresso Carli in Borgo SS. Apostoli, 2 voll.
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Storia dell’Ateneo fiorentino 1986 = Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio, Firenze, Edizioni F.&F. Parretti grafiche, 2 voll.
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Tellini 2024 = Gino Tellini, «Non faccio il poeta per mestiere». Le opere e i giorni di Aldo Palazzeschi, Firenze, Sef.
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Verri/Francioni 2004 = Pietro Verri, Discorso sulla felicità, a cura di Gianni Francioni, in Edizione nazionale delle opere di Pietro Verri, vol. III (I «Discorsi» e altri scritti degli anni Settanta), a cura di Giorgio Panizza, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2004.
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Witte-Sâmihăian 2013 = Theo Witte, Florentina Sâmihăian, Is Europe open to a student-oriented framework for literature? A comparative analysis of the formal literature curriculum in six European countries, in «L1-Educational Studies in Language and Literature», 13, 2013, pp. 1-22 (DOI: https://doi.org/10.17239/L1ESLL-2013.01.02).
Sitografia
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Centro Studi Aldo Palazzeschi, <https://www.palazzeschi.unifi.it/> (11/2025).
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Sistema Bibliotecario, <https://www.sba.unifi.it/n1458.html> (11/2025).
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Leggere: forte!, <https://leggereforte.indire.it/>; [11/2025]).
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Dipinti, <https://www.palazzeschi.unifi.it/vp-168-collezione-di-quadri.html> (11/2025).
Informazioni
- Data ricezione: 20/01/2026
- Data accettazione: 09/02/2026
- Data pubblicazione: 02/03/2026
- DOI: 10.35948/DILEF/2026.4401
- © Autori |
- Licenza: CC BY-NC-ND |

In questo articolo
- Abstract
-
Testo completo
- 1. Ragioni di una scelta
- 2. Percorrere Palazzeschi: struttura, materiali, destinatari
- 3. Strategie e ipotesi di divulgazione
- 3.1 Destinatari di area accademica
- 3.1.1 La Biblioteca Umanistica (sede di Lettere)
- 3.1.2 La Mobilità internazionale
- 3.1.3 Il personale non docente
- 3.2 Destinatari di area scolastica
- 3.3 Destinatari di area generalista
- Note
- Riferimenti bibliografici
- Informazioni