Risultati per "Philosophy"

Scopo del presente intervento è una riflessione (a partire da alcuni autori come Heidegger, Kojève e Marcuse) sulla condizione della filosofia all’interno dell’attuale contesto culturale e sociale. La tesi qui proposta è che, di fronte alle problematiche che attraversano le attuali società occidentali, la filosofia debba riscoprire il ruolo che era stato del pensiero critico (e che una particolare tradizione – da ultimo quella francofortese – le aveva riconosciuto), superando la distanza dai problemi del contingente, di cui la filosofia ha voluto fare, a partire da un certo momento storico, la cifra principale del suo esercizio.

 

Purpose of this essay is offer a reflection (starting from some authors such Heidegger, Kojève and Marcuse) on the condition of philosophy within the current cultural and social context. The thesis proposed here is that, faced with the problems affecting Western societies, philosophy must rediscover the role that had been played by critical thinking (in particular by the thinking of Frankfurt School), overcoming the distance from the problems of contingent, of which philosophy has made (starting from a certain historical moment), the main feature of its exercise.


L'articolo analizza la figura e il magistero di Ettore Casari presso l’Università di Firenze, puntando l’attenzione sul suo ruolo per lo sviluppo della logica in Italia a partire dagli anni '60. Attraverso un approccio che unisce rigore formale e riflessione epistemologica, Casari ha approfondito le conseguenze dei teoremi limitativi della logica di Gödel e Tarski e i motivi dell’autoriferimento logico; il suo contributo si estende dallo studio della logica classica alla logica intuizionistica alle logiche alternative, fino alla ricerca di "ponti" interdisciplinari tra matematica, fisica e filosofia. L'opera di Casari emerge come un modello di umanesimo scientifico, capace di integrare la precisione tecnica con una profonda prospettiva storica e metodologica.

 

The article analyzes the figure and the teaching of Ettore Casari at the University of Florence, focusing on his role in the development of logic in Italy beginning in the 1960s. Through an approach that combines formal rigor with epistemological reflection, Casari explored the consequences of the limitative theorems of logic by Gödel and Tarski; his contribution extends from the study of classical logic to alternative logics, reaching toward the search for 'interdisciplinary bridges' between mathematics, physics, and philosophy. Casari’s work emerges as a model of scientific humanism, capable of integrating technical precision with a profound historical and methodological perspective.


Il breve articolo sviluppa un’introduzione tematica ai testi presentati per il seminario “Tre grandi filosofi dell'Università degli Studi di Firenze”, 18 ottobre 2024, Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, eventi per la Celebrazione del Centenario UNIFI – Sezione di Filosofia.

 

This short article develops a thematic introduction to the texts presented for the seminar "Three Great Philosophers of the University of Florence", October 18, 2024, Department of Literature and Philosophy of the University of Florence, events for the Celebration of the UNIFI Centenary – Philosophy Section.


Nota di presentazione del coordinatore scientifico del seminario "Maestri di letteratura" promosso dalla sezione di "Letteratura italiana e Romanistica" del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze in occasione del centenario dell’Università.


Presentation note from the scientific coordinator of the "Masters of Literature" seminar promoted by the "Italian Literature and Romance Studies" section of the Department of Letters and Philosophy of the University of Florence on the occasion of the university's centenary.


Questo studio rientra nelle attività di disseminazione di un progetto di ricerca inserito all’interno del Partenariato 5 del PNRR, la cui tematica è “Cultura umanistica e patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività”. Il lavoro si pone l’obiettivo di individuare e classificare dei fenomeni di carattere sintattico e lessicale del gruppo di testi esaminati, relativi a pannelli per un percorso espositivo per il “Centro Studi Aldo Palazzeschi”, situato all’interno del dipartimento di Lettere e Filosofia (DILEF) dell’Università di Firenze. In chiusura, si propone un esempio di riscrittura di una parte del testo, diversificato secondo parametri sociolinguistici differenziati.

 

This paper presents a part of dissemination activities of a research project developed within Partnership 5 of the Italian National Recovery and Resilience Plan (PNRR), focused on “Humanistic Culture and Cultural Heritage as Laboratories of Innovation and Creativity”.
The aim of this work is to identify and classify syntactic and lexical phenomena within the texts under examination, consisting of exhibition panels designed for the “Centro Studi Aldo Palazzeschi”, based within the Department of Literature and Philosophy (DILEF) at the University of Florence. In the final section, an example of textual rewriting is proposed, differentiated according to distinct sociolinguistic parameters.


Questi interventi sono il frutto di una giornata di studi tenutasi presso l’Università di Firenze, dal titolo: Due maestri di letterature neolatine: Oreste Macrí e Arnaldo Pizzorusso. L’evento, che si inserisce nel contesto dell’iniziativa Un secolo d’eccellenza. I grandi umanisti dell’Università di Firenze coordinata dal Direttore del Dipartimento di Lettere e Filosofia (DILEF) prof. Simone Magherini nell’ambito degli eventi per il centenario dell’Università di Firenze, fu organizzato nell’ambito delle attività promosse dalla sezione di Letteratura italiana e Romanistica. Per l’occasione, allieve e allievi hanno ricordato i due Maestri dell’Ispanistica e della Francesistica fiorentina e la profonda impronta lasciata dal loro magistero in intere generazioni di studenti.

 

These presentations are the result of a study day held at the University of Florence entitled: Two masters of neo-Latin literature: Oreste Macrí and Arnaldo Pizzorusso. The event, which is part of the initiative: A century of excellence. The great humanists of the University of Florence coordinated by the Director of the Department of Literature and Philosophy (DILEF) Prof. Simone Magherini as part of the events for the centenary of the University of Florence, was organised as part of the activities promoted by the Italian and Romance Literature section. For the occasion, students remembered the two masters of Spanish and French studies in Florence and the profound mark left by their teaching on entire generations of students.


L'articolo ripercorre il percorso tracciato da Gilles Deleuze nel terzo capitolo di Differenza e ripetizione (1968), in cui viene criticata la tendenza del pensiero a rappresentarsi la propria attività come spontanea e naturale. Al contrario, richiamandosi ad Artaud, Deleuze intende mostrare come il pensiero non sia una facoltà innata ma debba essere generato, e come ciò non possa accadere che per tramite di un’esperienza traumatica. Il testo approfondisce quindi lo stretto nesso tra la filosofia dell'esperienza di Deleuze e la sua riflessione sulla genesi del pensiero. La prima implica una revisione del concetto di “trascendentale” che, lungi dall'essere inteso come l'insieme delle condizioni che rendono possibile l'esperienza, in questo contesto designa il campo meta-empirico di intensità che produce l'esperienza. L'ultima sezione del saggio illustra come il sorgere di questo strato inferiore della realtà generi un'esperienza specifica che sconvolge il coordinamento ordinario delle facoltà e quindi gli automatismi quotidiani del pensiero. Questo tipo di esperienza è ciò che nell’opera Proust e i segni (1964) è definito come un incontro involontario che costringe il pensiero a pensare.

 

The article tracks down the path traced by Gilles Deleuze in the third chapter Difference and Repetition (1968), where he critiques thought’s tendency to represent its own activity as spontaneous and natural. On the contrary, by recalling Artaud, Deleuze aims to show how thought is not an innate faculty but must be generated by a traumatic experience. The text therefore delves into the strong connection between Deleuze’s philosophy of experience and his reflection on the genesis of thought. The first one implies a revision of the concept of “transcendental”, which, far from being intended as the set of conditions which make experience possible, in this context designates the meta-empirical field of intensities which actively produces experience. The last section of the essay explains how the rise of this bottom layer of reality engenders a specific experience which disrupts the ordinary coordination of faculties and therefore the daily procedures of thought. This sort of experience is what Deleuze, in his previous work Proust and Signs (1964), defines as an involuntary encounter that forces thought into thinking.


Nei recenti anni, in filosofia della mente si è molto dibattuto su quale sia il modo più appropriato di intendere l’oggetto di studio e la pratica delle scienze cognitive, e, a tal proposito, una notevole eterogeneità di cornici teoriche si sono delineate in letteratura. Da molti questa situazione di disaccordo viene percepita come problematica, e una soluzione spesso proposta è quella di far riferimento, per dirimere le dispute, a un marchio normativo della cognizione, da intendersi come un insieme di condizioni necessarie che un processo deve rispettare per poter essere considerato “cognitivo”.  Nel presente saggio, argomenterò contro questa idea, mostrando come la proposta di un marchio siffatto sia inevitabilmente fallimentare. Inoltre, in alternativa, proporrò un quadro teoretico in cui la situazione di eterogeneità possa venire pacificamente accettata.

 

In recent years, within philosophy of mind it has been debated the best way to understand the subject and the practice of cognitive science, and, in this regard, a remarkable heterogeneity of theoretical frameworks have appeared in the literature. According to many authors, this situation of disagreement represents a problem, and a popular solution for resolving the disputes is to require a normative mark of the cognitive, i.e., a set of necessary conditions that a process must satisfy to be considered “cognitive”. In the present essay, I will argue against this idea, showing how any normative mark can’t be successful. Besides, I will propose a theoretical picture where the heterogeneity of the literature can be peacefully accepted.


Abstract


Il contributo prende in esame alcuni tecnicismi propri della filosofia naturale medievale che risultano attestati in volgare per la prima volta proprio grazie al poema dantesco (come denso, esalazione ecc.). Un'attenzione particolare è dedicata anche al ruolo svolto dai più antichi esegeti della Commedia nell'introduzione e nella diffusione di tale lessico.


The essay focuses on some technicalities typical of medieval natural philosophy that are documented in the ancient italian for the first time through the Divine Comedy (such as densoesalazione etc.). Particular attention is also dedicated to the role played by the commentaries of the 14th century in the dissemination of this lexicon.