Risultati per " museum discourse"

Molti studi sembrano confermare che il discorso riportato è contrassegnato prosodicamente da variabili percettive come la variazione del tono, la durata della pausa, la velocità del discorso, l'estensione del tono più alta, ecc.

Tuttavia, i dati analizzati estratti dai dataset ORFEO e OFROM, che raccolgono vari corpora di discorsi spontanei in francese con vari stili e provenienze geografiche, mostrano che se i monologhi sono spesso caratterizzati da una pausa che introduce i segmenti riportati, non è affatto così è il caso dei dialoghi informali, in cui i segmenti introduttivi sono per lo più posizionati all'inizio o al centro della frase e integrati nella struttura prosodica complessiva della frase.

La presenza di una pausa nei monologhi per segnalare la presenza di un segmento del discorso riportato in una frase riflette un “pregiudizio della lingua scritta” legato alla presenza di virgolette nelle rappresentazioni scritte del discorso riportato.

 

Many studies seem to confirm that reported speech is marked prosodically by perceptive variables such as pitch variation, pause duration, speech rate, higher pitch range, etc.

However, analyzed data extracted from the ORFEO and OFROM data sets, which bring together various corpora of spontaneous speech in French with various styles and geographic origins, show that if monologs are often characterized by a pause introducing the reported segments, it is not at all the case for informal dialogs, where introducing segments are mostly located at the beginning or in the middle of the sentence and integrated in the overall sentence prosodic structure.

The presence of a pause in monologs to signal the occurrence of a reported speech segment in a sentence reflects a “written language bias” linked to the presence of quoting marks in written representations of reported speech.


L'obiettivo di questo lavoro è stato quello di analizzare le unità di discorso riportato e le unità gestuali che vengono prodotte insieme ad esse. Studi basati su corpora e fondati sulla Language into Act Theory, il quadro teorico adottato in questa ricerca, hanno dimostrato che le zone di confine delle unità gestuali tendono a coincidere con i confini prosodici del discorso. Per quanto riguarda il discorso riportato, Good 2015 osserva che quando lo inseriamo nel flusso del discorso spontaneo, utilizziamo risorse che mostrano il suo carattere metaillocutivo, come la variazione prosodica, i cambiamenti nella postura del corpo e anche i gesti messi in scena. Pertanto, è prevedibile che si notino differenze nel profilo prosodico e gestuale tra il discorso non riportato e quello riportato, e viceversa. In questa ricerca, questi aspetti sono stati analizzati sulla base di un corpus di parlato spontaneo, C-ORAL-BGEST, etichettato informazionalmente secondo la Language into Act Theory e gestualmente secondo le linee guida di McNeill 1992, Kendon 2004 e Bressem, Ladewig e Müller 2013. I risultati sembrano mostrare che il cambiamento di livello discorsivo, cioè il passaggio dal livello dell'enunciato al livello del discorso riportato, è evidente non solo dal punto di vista prosodico, ma anche gestuale.

 

The aim of this work was to analyze reported speech units and the gestural units that are produced alongside them. Studies based on corpora and grounded in Language into Act Theory, the theoretical framework adopted in this research, have shown that the boundary zones of gestural units tend to coincide with the prosodic boundaries of speech. Regarding reported speech, Good 2015 observes that when we insert them into the flow of spontaneous speech, we use resources that show their meta-illocutionary character, such as prosodic variation, changes in body posture and also enacted gestures. Thus, it is to be expected that differences in the prosodic and gestural profile will be noticed between unreported to reported speech, and vice versa. In this research, these aspects were analyzed based on a corpus of spontaneous speech, C-ORAL-BGEST, informationally labeled according to the Language into Act Theory, and gesturally labeled according to the guidelines of McNeill 1992, Kendon 2004 and Bressem, Ladewig and Müller 2013. The results seem to show that the change in discursive level, i.e. the transition from the level of the utterance to the level of reported speech, is noticeable not only prosodically, but also gesturally.


L'autore ha rintracciato nei manoscritti Lat. 11919 e Fr. 17678 della Bibliothèque Nationale de France nove comunicazioni autografe di Raffaele Fabretti (1620-1700) a Jean de Mabillon (1632-1707), tra le quali due lettere, un 'mémoire' contenente la risposta ad alcuni quesiti di Mabillon sul popolamento delle catacombe, due estratti dal manoscritto della silloge epigrafica di Fabretti, stampata nel 1699, e alcuni biglietti contenenti disegni di iscrizioni e altre notizie di argomento epigrafico, in parte riversate da Mabillon nell'Iter Italicum (1687). Dal dossier si ricava una messe di informazioni sulle prime fasi redazionali della silloge di Fabretti, la sua collaborazione transazionale con Mabillon, e i reciproci malintesi che sarebbero sfociati alla fine in aperta controversia sulla questione delle pratiche funerarie dei primi cristiani.

 

The author found nine handwritten communications from Raffaele Fabretti to Jean de Mabillon in manuscripts Lat. 11919 and Fr. 17678 of the Bibliothèque Nationale de France, including two letters, a «mémoire» containing the answer to some questions from Mabillon on the population of the catacombs, two excerpts from Fabretti's epigraphic sylloge, printed in 1699, and several notes containing drawings of inscriptions and other epigraphic information, some of which were incorporated by Mabillon into his Iter Italicum (1687). This dossier provides welcome insight into the early redactional stages of Fabretti's sylloge, his transactional working relationship with Mabillon, and the mutual misunderstandings that were eventually to blow up into a very public confrontation on the matter of the burial practices of ancient Christians.


L’articolo indaga il ruolo della veridicità nell’etica del discorso pubblico democratico. In primo luogo, valorizzando alcuni aspetti della ricostruzione «genealogica» proposta da Bernard Williams in Truth and Truthfulness (2002), si sviluppa un’analisi del concetto di veridicità, che risulta articolato nelle disposizioni della Sincerità e della Precisione, e se ne approfondiscono le valenze etiche. Si argomenta inoltre a sostegno dell’inclusione di un requisito di veridicità nell’etica della comunicazione pubblica politica, riprendendo criticamente alcune proposte elaborate in ambito deliberativo attraverso il richiamo a punti centrali del pensiero habermasiano. Vengono infine discusse alcune obiezioni volte a evidenziare l’indesiderabilità morale e politica di un principio di veridicità privo di qualificazioni, mostrando come un’etica del discorso pubblico sensibile alla specificità dei contesti e delle relazioni sia attrezzata ad accogliere alcuni aspetti di tali obiezioni senza rinunciare a un impegno prima facie nei confronti della veridicità.

 

In this article, I examine the role of truthfulness in the ethics of public discourse. In the first section, drawing on aspects of Bernard Williams’ genealogical reconstruction in Truth and Truthfulness (2002), I develop a conceptual analysis of truthfulness, understood as comprising the dispositions of Sincerity and Accuracy, and explore its ethical status. In the second section, I argue for the inclusion of a requirement for truthfulness in the ethics of political communication, critically engaging with deliberative proposals and key aspects of Habermas’s thought. The final section addresses objections that challenge the moral and political desirability of an unqualified principle of truthfulness. I argue that a context- and relationships-sensitive ethics of public discourse can accommodate certain concerns raised by these objections while maintaining a prima facie commitment to truthfulness.


Lo studio presenta le prime ricerche a cui è giunto il gruppo di ricerca dell’Università di Firenze dello «Spoke 4» del Partenariato Esteso 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PE5 PNRR), in merito alla tematica «Cultura umanistica e patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività». Dopo una breve introduzione, l’articolo si concentra sul problema delle didascalie nei musei e discute le indicazioni linguistiche offerte dalle linee guida oggi presenti in materia di allestimento di didascalie e pannelli esplicative nei musei. Successivamente, si riportano alcuni esempi pratici di didascalie di approfondimento per le sale del nascente MUNDI, ossia il Museo Nazionale dell’Italiano. Per ciascuna didascalia sono state realizzate tre diverse versioni pensate per tre tipologie di visitatori (persone con disabilità intellettive e difficoltà di lettura; studenti delle scuole secondarie di primo grado; studenti universitari di diversi corsi di laurea). Chiude l’articolo un approfondimento sui glossari aumentati.

 

The study presents the initial findings of the University of Florence research group «Spoke 4» of the Extended Partnership 5 of the National Recovery and Resilience Plan (PE5 PNRR) on the topic of «Humanistic culture and cultural heritage as laboratories of innovation and creativity». After a brief introduction, the article focuses on the issue of captions in museums and discusses the linguistic guidelines currently in place for the preparation of captions and panels in museums. Subsequently, some examples of captions for the rooms of the nascent MUNDI, the National Museum of Italian Language, are provided. Three different versions of each caption have been created for three types of visitors (people with intellectual disabilities and reading difficulties; secondary school students; university students from different degree courses). The article concludes with an in-depth look at augmented glossaries.


Montesquieu occupa, nella storia del pensiero francese, una posizione di compromesso tra la prospezione e la retrospezione. Sebbene di nobili origini egli contesta, con il suo relativismo, i privilegi di casta; paladino della sincerità e della trasparenza, rivendica il diritto all’opacità, unica condizione di libertà. Di qui la sua posizione «inattuale», raccolta da tre grandi intellettuali del Novecento: Paul Valéry, Roger Caillois, Jean Starobinski. Sarà lo spazio liminare della prefazione alle proprie opere ad assicurare a Montesquieu  un certo margine di libertà di espressione;  similmente, sarà attraverso un intervento d’occasione – scritto prefatorio o conferenza –  che i tre intellettuali si pronunceranno sull’inattualità di Montesquieu andando così, contro lo spirito dei tempi, a legittimare la propria. 

Montesquieu occupies, in the French historical thinking, a compromise position between prospection and retrospection. Though he was an aristocratic he combated, with his relativism, the caste privileges; as a upholder of sincerity and transparency, he claims the right to opacity, as the unique condition for freedom. Hence his «inactual» position, wich has been inherited by three major intellectuals of Twentieth century: Paul Valéry, Roger Caillois, Jean Starobinski. As the liminal space of preface guarantees Montesquieu a certain freedom of expression, it is through some occasional interventions – prefatory discourse, or conference – that the three intellectuals intervene about Montesquieu’s inactuality, thus legitimizing, against  the spirit of the times, their own position.


L’articolo ricostruisce e interpreta la traiettoria filosofica di Giulio Preti durante il suo periodo fiorentino (1954–1972). Attraverso l’analisi delle sue opere, dei materiali inediti e dell’ambiente culturale italiano del secondo dopoguerra, il contributo mira a mettere in luce come l’esperienza neoilluminista, il complesso rapporto con l’empirismo logico, il confronto critico con la fenomenologia, il pragmatismo e la tradizione marxista abbiano condotto Preti a una posizione filosofica originale – e non esclusivamente in riferimento al contesto nazionale. Il saggio propone di individuare il nucleo teorico della posizione pretiana nell’elaborazione di una teoria dei valori che sia in grado di rendere conto tanto della capacità di raggiungere l’oggettività e l’accordo intersoggettivo nel discorso quanto della possibilità di mantenere un orizzonte critico e ideale di messa in questione dei concreti risultati valoriali di volta in volta raggiunti dalle diverse forme culturali storicamente determinate – siano essi valori morali (e quindi relativi all’ethos di un certo periodo storico), estetici (il gusto) o epistemico/scientifici (le teorie e le credenze giustificate).

 

The article reconstructs and interprets the philosophical trajectory of Giulio Preti during his Florentine period (1954–1972). Through an analysis of his published works, unpublished materials, and the Italian cultural environment of the post-war period, the contribution aims to shed light on how the Neo-Enlightenment experience, his complex relationship with logical empiricism, his critical engagement with phenomenology, pragmatism, and the Marxist tradition led Preti to develop an original philosophical position. The essay proposes to identify the theoretical core of Preti’s position in the elaboration of a theory of values capable of accounting both for the possibility of achieving objectivity and intersubjective agreement in discourse, and for the preservation of an ideal horizon from which to question and criticize the concrete value outcomes attained, at different times, by historically determined cultural forms.


L’articolo presenta la ricomposizione della collezione epigrafica del Cardinale Filippo Antonio Gualtieri (Gualterio, 1660-1728), personaggio di spicco dell’ambiente culturale romano della prima metà del XVIII sec. Attraverso l’esame e lo studio di un piccolo manoscritto inviato da Francesco de’ Ficoroni (1664-1747) ad Anton Francesco Gori (1691-1757) e contenuto nel codice BMF, ms. A 6 della Biblioteca Marucelliana di Firenze è stato possibile, infatti, riscoprire nella sua interezza un interessante insieme di testi iscritti provenienti quasi esclusivamente da Roma, sottolineare il ruolo di alcuni importanti personaggi del panorama antiquario del XVIII sec. nella formazione e nella successiva dispersione della raccolta e, infine, provare a dare un nome all’autore degli apografi delle carte analizzate. Completa il saggio un’appendice con le tavole analitiche relative a tutte le iscrizioni contenute nelle carte. Lo studio, nato nel quadro del PRIN 2022 “ProDEM: I manoscritti epigrafici del senatore Filippo Buonarroti alla Marucelliana: un progetto di digitalizzazone”, ha cercato di mostrare così le grandi potenzialità di ricerca che nuove indagini sul Fondo Gori della Marucelliana (di cui sono parte anche i codici del Buonarroti oggetto del PRIN) sono ancora in grado di esprimere.

 

The article presents the recomposition of the epigraphic collection of Cardinal Filippo Antonio Gualtieri (Gualterio, 1660-1728), a prominent figure in the Roman cultural environment of the first half of the 18th century. Through the examination and study of a small manuscript sent by Francesco de’ Ficoroni (1664-1747) to Anton Francesco Gori (1691-1757) and contained in the code BMF, ms. A 6 of the Biblioteca Marucelliana in Florence, it was possible to rediscover in its entirety an interesting set of inscribed texts coming almost exclusively from Rome, to underline the role of some important figures of the 18th century antiquarian environment in the formation and subsequent dispersion of the collection and, finally, to try to give a name to the author of the apographs of the papers analyzed. The essay is completed by an appendix with the analitic tables relating to all the inscriptions contained in the pages. The study, born within the framework of the PRIN 2022 “ProDEM: The epigraphic manuscripts of Senator Filippo Buonarroti at the Marucelliana: a digitization project”, thus sought to demonstrate the great research potential that new investigations on the Fondo Gori at the Marucelliana (which also includes the Buonarroti codices covered by the PRIN) are still able to express.