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Per una terminologia museale diversificata in base a parametri sociolinguistici: stato dell’arte e alcune proposte

 ARTICOLO SCIENTIFICO

  • Data ricezione: 16/01/2026
  • Data accettazione: 01/02/2026
  • Data pubblicazione: 09/03/2026

Abstract

Lo studio presenta le prime ricerche a cui è giunto il gruppo di ricerca dell’Università di Firenze dello «Spoke 4» del Partenariato Esteso 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PE5 PNRR), in merito alla tematica «Cultura umanistica e patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività». Dopo una breve introduzione, l’articolo si concentra sul problema delle didascalie nei musei e discute le indicazioni linguistiche offerte dalle linee guida oggi presenti in materia di allestimento di didascalie e pannelli esplicative nei musei. Successivamente, si riportano alcuni esempi pratici di didascalie di approfondimento per le sale del nascente MUNDI, ossia il Museo Nazionale dell’Italiano. Per ciascuna didascalia sono state realizzate tre diverse versioni pensate per tre tipologie di visitatori (persone con disabilità intellettive e difficoltà di lettura; studenti delle scuole secondarie di primo grado; studenti universitari di diversi corsi di laurea). Chiude l’articolo un approfondimento sui glossari aumentati.

 

The study presents the initial findings of the University of Florence research group «Spoke 4» of the Extended Partnership 5 of the National Recovery and Resilience Plan (PE5 PNRR) on the topic of «Humanistic culture and cultural heritage as laboratories of innovation and creativity». After a brief introduction, the article focuses on the issue of captions in museums and discusses the linguistic guidelines currently in place for the preparation of captions and panels in museums. Subsequently, some examples of captions for the rooms of the nascent MUNDI, the National Museum of Italian Language, are provided. Three different versions of each caption have been created for three types of visitors (people with intellectual disabilities and reading difficulties; secondary school students; university students from different degree courses). The article concludes with an in-depth look at augmented glossaries.


Parole chiave
Keywords

    1. Introduzione1

      L’articolo si inserisce all’interno delle attività di ricerca legate al Partenariato Esteso 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PE5 PNRR), che ha come tematica la «Cultura umanistica e patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività», e che dopo i bandi del Ministero si è concretizzato nella Fondazione CHANGES («Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable»)2. Nella fattispecie ci si concentra su alcune prime valutazioni sorte all’interno del gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze dello «Spoke 4» del partenariato3, soffermandoci, dopo una breve introduzione, sul problema delle didascalie nei musei e nelle mostre, e sul tema dei glossari di supporto.

      Uno dei principali obiettivi del gruppo di ricerca fiorentino4 è quello di un allargamento del concetto di “realtà aumentata”. Quando si pensa alla realtà aumentata l’aspetto su cui si insiste maggiormente è il completamento virtuale di una realtà fisica: la ricostruzione virtuale della parte mancante di un manufatto archeologico, l’integrazione di una parte del paesaggio urbano o rurale, la ricostruzione in un sito archeologico di quella che doveva essere la situazione urbanistica a una data coordinata temporale, e così via.

      Ma la realtà museale, o quella di visite guidate in siti archeologici o in città d’arte, può consistere anche nell’integrazione di altri tipi di informazione. Alla didascalia e al pannello museale può essere affiancato un repository di materiali di approfondimento, di testi, registrazioni, audiovisivi, banche dati, dizionari linguistici e dizionari enciclopedici in rete, che completino e amplino il contenuto.

      Le prospettive più interessanti sono quelle che vanno non soltanto nella direzione di un ampliamento delle informazioni, ma soprattutto in quella di una diversificazione dei contenuti in funzione dei diversi destinatari. È infatti ovvio che di fronte a un vaso greco diverso è il contenuto da integrare per un bambino delle scuole elementari, per un laureato in discipline scientifiche, per un archeologo.

      Questa differenziazione mirata è tanto più importante in relazione ai contenuti linguistici (scritti o orali) dei materiali di approfondimento e spiegazione, che costituiscono la parte più ampia e articolata, e per i quali si dovrà tener conto delle specifiche diversità dei destinatari: provenienza geografica, grado di istruzione, età e in generale i più disparati parametri sociolinguistici.

      I materiali integrati agli oggetti esposti in un museo o in una mostra, o agli edifici di interesse storico o architettonico, facilmente raggiungibili da chiunque con un cellulare attraverso la scansione di un QR Code, risponderanno così alle reali esigenze degli utenti, che potranno accedere a un sistema di gestione delle informazioni che tiene conto dei loro profili (tra l’altro restituendo alla profilazione web la reale funzione per la quale è stata introdotta: adattare i contenuti alle esigenze dell’utente, non del mercato).

      Molto si può fare – e in questo fondamentale è la collaborazione con ingegneri e informatici (da cui invero è venuto il primo stimolo per questo tipo di approfondimento) –  anche nella direzione della calibrazione dell’informazione in funzione dello stato d’animo e del livello di attenzione dei destinatari, rilevabili e misurabili con appositi sensori e strumenti hardware e software mirati, che possono consentire di calibrare la varietà di lingua usata e di aggiustarne le caratteristiche in funzione del grado di frustrazione di chi legge o ascolta. Da questo punto di vista interessantissimi sono i primi risultati di studi che misurano gli stimoli psicofisiologici e comportamentali scaturiti dalla lettura di didascalie di supporto a opere d’arte, e li collegano al coinvolgimento cognitivo ed emotivo; studi ai quali si farà specifico riferimento nel paragrafo 2.

      Si aggiunge infine che, con l’ausilio di sensori e della profilazione degli utenti che hanno accesso a una realtà aumentata così congeniata, sarà possibile gestire l’informazione anche in relazione a specifiche disabilità, e tramite tecniche opportune sarà possibile rendere fruibile i contenuti, ad esempio, anche ai non vedenti (una curvatura del nostro progetto che è garantita dalla grande esperienza in questo settore dei ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Industriale)5.

      Il progetto nazionale dello Spoke 4 ha puntato su alcuni casi di studio eletti come centrali a livello nazionale e, tra quelli disponibili, ci siamo orientati sulle collezioni artistiche del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università degli Studi di Parma, che comprendono tipologie di oggetti molto diversi e consentono quindi di sperimentare ad ampio raggio le tecniche6. Ma si è pensato di sperimentare l’applicazione dei metodi e degli strumenti anche su realtà museali in fase di progettazione: i primi contatti sono stati presi con MUNDI, il Museo della Lingua Italiana – e alla fase progettuale del suo percorso espositivo sono state dedicate le prime prove di riscrittura diversificata che presentiamo in questo contributo.  Visti però gli attuali ritardi abbiamo avviato anche la costruzione di due percorsi museali legati a due centri del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze, che custodiscono interessanti materiali: l’Istituto Papirologico Girolamo Vitelli e il Centro Studi Aldo Palazzeschi7.


      2. Le didascalie di mostre e musei

      Una recente ricerca scientifica, condotta dalle Università di Firenze, Roma Tre e La Sapienza di Roma, ha dimostrato, attraverso la misurazione di stimoli psicofisiologici e comportamentali scaturiti dalla lettura di didascalie di supporto a opere d’arte, che le persone ricevono una gratificazione maggiore, in termini di coinvolgimento cognitivo ed emotivo, quando la visione dell’opera d’arte è accompagnata da testi esplicativi ben realizzati: «Our findings show that people receive important benefits, in terms of cognitive and emotional involvement, by reading detailed descriptions of modern artworks»8. In questo modo si stabilisce che «elaborating effective labels, based on scientific evidence rather than on qualitative observations, should be a primary goal for museums. Indeed, if museums aim to attract a wider public, they need to focus their attention on didactic tools provided by panels and captions, with the hope to fill the gap generated by the lack of art knowledge»9.

      Il risultato ha una rilevanza notevole non soltanto per i musei, ma anche per gli studi terminologici in àmbito linguistico, in quanto permette di considerare sotto una nuova prospettiva di studio questa tipologia di testi scritti (didascalie, pannelli ed etichette museali)10. Tuttavia, la loro stesura, regolamentata da specifiche linee guida ministeriali, come vedremo più avanti, è affidata principalmente a esperti in materia museale o in comunicazione; solo in caso di consulenze, sono chiamati in causa anche i linguisti.

      Anche per questi motivi, qui delineati, appare evidente che la competenza linguistica non dovrebbe essere secondaria11. Infatti, non bisogna dimenticare che una redazione efficace di didascalie e pannelli deve rispettare indicazioni precise sia di carattere sintattico, quali la preferenza per la monoproposizionalità e la paratassi, l’uso di forme verbali esplicite e dell’indicativo presente, sia di carattere lessicale, come l’uso di termini comprensibili e di parole del vocabolario di base12. Il testo deve prevedere, inoltre, l’impiego di strategie di semplificazione e la presenza di glosse esplicative nei casi in cui si faccia ricorso a termini specialistici e deve mantenere un buon grado di leggibilità, che può essere valutato anche attraverso appositi strumenti, come l’indice di Gulpease o READ-IT13.


      2.1 Stato dell’arte e regolamentazione

      Il documento di riferimento per la redazione delle didascalie all’interno delle strutture museali risale al 2015 ed è rappresentato dalle Linee guida per la comunicazione nei musei: segnaletica interna, didascalie e pannelli, stilato da Cristina Da Milano ed Erminia Sciacchitano e apparso nei «Quaderni della valorizzazione» del Ministero della Cultura (al tempo denominato Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con a capo Dario Franceschini)14. Nato in seguito all’istituzione della Direzione generale Musei (D.P.C.M n. 171 del 29 agosto 2014), il testo elabora le «linee guida per lo svolgimento dell’attività di valorizzazione di competenza del Ministero, in conformità con i più elevati standard internazionali, nella gestione e nella comunicazione, nell’innovazione didattica e tecnologica, favorendo la partecipazione attiva degli utenti e garantendo effettive esperienze di conoscenza e di pubblico godimento»15.

      La trattazione si snoda attraverso quattro punti fondamentali: «a chi comunicare», in cui viene messa in evidenza la necessità da parte del museo di conoscere il pubblico di riferimento16; «cosa comunicare», in cui si pone l’accento sul messaggio veicolato dalla collezione museale e sugli strumenti necessari per consentire la giusta interpretazione delle opere d’arte17; «dove comunicare», ossia la collocazione delle didascalie e dei pannelli all’interno del museo18; «come comunicare», in cui si affronta più da vicino la questione linguistica19. Quest’ultimo punto contiene, di fatto, alcuni accorgimenti sul tipo di lingua da utilizzare che vanno in direzione di una generale semplificazione riguardante più livelli di analisi. Si tratta di indicazioni non solo di carattere redazionale («minimizzare lo sforzo riducendo il numero di parole paragrafo», «utilizzare una sola tipologia di caratteri», «non usare caratteri inconsueti», «tenere in considerazione il corpo del carattere e il rapporto cromatico tra scritta e sfondo»), ma anche testuale («gerarchizzare le informazioni», «iniziare con l’informazione più importante») e più strettamente linguistico («semplificare il linguaggio: facilitando la comprensione dei contenuti ai non specialisti e definendo i termini tecnici, quando è necessario usarli», «evitare lo stile di scrittura accademico, formale e impersonale: adottare piuttosto uno stile conversazionale»).

      A questi suggerimenti, disseminati in vari punti nel testo, si somma una trattazione più sistematica dedicata al processo di scrittura20, che riguarda l’organizzazione delle informazioni [a] e «gli interventi» da compiere sulle frasi [b] e sui termini [c]. Li riportiamo qui di seguito:

       

      1a. mettere a fuoco il nucleo principale dell’informazione;

      2a. disporre le informazioni secondo un ordine logico, distinguendo quelle portanti rispetto a quelle derivate;

      3a. utilizzare strutture ricorsive;

      4a. comporre ogni porzione di testo in modo che possa essere letta in maniera autonoma e che abbia un suo senso compiuto (i testi potrebbero non essere letti nella sequenza da noi immaginata).

       

      1b. utilizzare nella frase la stessa struttura sintattica del linguaggio parlato;

      2b. esprimere un concetto principale per frase, curando che il termine della riga coincida con la fine della frase;

      3b. utilizzare circa 45 caratteri per riga, suddividendo il testo in paragrafi brevi di 4-5 righe al massimo;

      4b. utilizzare preferibilmente la forma attiva dei verbi ed esprimere il soggetto all’inizio della frase;

      5b. evitare frasi subordinate, costruzioni sintatticamente complesse, avverbi non necessari;

      6b. usare sottotitoli, oppure evidenziare le parole chiave con un grassetto. Ciò permette al lettore di intercettare rapidamente un elemento di interesse nel testo e quindi di concentrarsi meglio nella lettura;

      7b. usare elenchi puntati;

      8b. usare domande aperte per incoraggiare il visitatore a guardare meglio l’opera per rispondere e a interagire;

      9b. tenere conto che la varietà (ad es. uso di testi poetici e citazioni, testimonianze, opinioni di critici e curatori, ecc.) aiuta ad attrarre e mantenere l’attenzione;

      10b. predisporre una o più versioni alternative del testo, anche in forma riassuntiva, adatte a più destinatari (come, ad esempio, una versione in Braille per i non vedenti, una versione in inglese, ecc.).

       

      1c. spiegare le parole tecnico-specialistiche in maniera contestuale (“cioè”, “vale a dire”) o implicita, cioè inserendola in un contesto chiaro;

      2c. sciogliere le sigle;

      3c. utilizzare i simboli in maniera accorta, fornendo delle chiavi interpretative a riguardo [sic!] (ad es. i numeri romani “tradotti” anche in numeri arabi corrispondenti);

      4c. tradurre in italiano le parole straniere (coppa-kylix /simbolo-ankh);

      5c. non usare abbreviazioni al plurale;

      6c. usare con parsimonia i sostantivi in “-zione”, preferendo l’uso del verbo all’infinito.

       

      La semplificazione agisce, dunque, a livello grafico, sintattico e lessicale. Nell’elenco spiccano però alcuni punti che meritano qualche precisazione. A proposito della sintassi, l’indicazione 1b è quanto meno discutibile: la sintassi del parlato ha caratteristiche e finalità comunicative diverse rispetto al testo scritto (es., una maggior frequenza di dislocazioni a sinistra e di temi sospesi; la presenza di «interruzioni, frasi sospese, false partenze, autocorrezioni ecc.»21) e non sempre è contraddistinta da una minore complessità22. Infatti, sebbene sia vero che il parlato informale tenda a un andamento prevalentemente paratattico, in alcuni registri più controllati e formali possono verificarsi discorsi caratterizzati da una sintassi più ricercata, vicina al modello scritto. Anche l’indicazione 5b è piuttosto fuorviante: l’uso della subordinazione di 1° grado non mina la comprensione, anzi alcuni tipi di subordinate possono addirittura facilitarla (si pensi, ad esempio, al ruolo esplicativo delle frasi relative)23. Opportune risultano, invece, le indicazioni 4b, sulla preferenza della forma attiva del verbo e dell’esplicitazione del soggetto, e 10b, che prevede la realizzazione di versioni differenti di una stessa didascalia in base alla caratterizzazione del destinatario. A livello lessicale sono senza dubbio condivisibili i punti da 1c a 5c. Colpisce, invece, il punto 6c, il quale, posto in tal modo, risulta sostanzialmente scorretto: la riduzione delle nominalizzazioni è, infatti, un processo che avviene riducendo non solo la presenza di deverbali in -zione, ma anche quella di sostantivi in -mento, -tura e -aggio. In generale, in un testo bisognerebbe evitare la nominalizzazione, anche attraverso la riformulazione di frasi in cui sono ben esplicitati soggetto e verbo.

      Alle Linee guida del 2015 fanno seguito due ulteriori pubblicazioni ministeriali, entrambe del 2019 (ministro ancora Dario Franceschini). La prima, redatta dai funzionari del Servizio II della Direzione generale, si intitola Approfondimenti per la redazione di didascalie e pannelli24 e insiste maggiormente sulle questioni materiali della didascalia (posizionamento, font, colore e organizzazione del testo), dedicando alla lingua di fatto poche raccomandazioni generiche (es. «La scelta più semplice per rendere la visita agevole anche a chi non può soffermarsi è quella di utilizzare un linguaggio facile da comprendere, non quello che leggerebbe un bambino […] piuttosto quello rivolto a un adolescente»). La seconda pubblicazione, intitolata Miglioramento costante del racconto museale. Linee guida per la redazione di didascalie e pannelli25, è una circolare dell’allora Direttore generale dei Musei Antonio Lampis, in cui si ribadiscono alcuni punti fondamentali per la comunicazione museale, ma l’unico punto dedicato alla lingua riguarda «l’eliminazione dalle didascalie di tecnicismi comprensibili solo agli addetti ai lavori o cultori della materia».

      Recentemente il tema dell’importanza delle didascalie è tornato in auge sulle pagine dei giornali grazie a un articolo apparso sul Corriere della Sera (20/8/2023) di Vincenzo Trione, professore ordinario di Arte e media presso l’Università IULM di Milano, intitolato Salvate le didascalie. Il pezzo, che si apre con le parole: «Le indicazioni che illustrano le opere in un museo o in una mostra non sono un dettaglio, non hanno una funzione decorativa. Tutt’altro. […] servono a fornire al pubblico informazioni che permettono di godere appieno di quanto viene esposto» (p. 26), denuncia il decadimento linguistico e la «progressiva marginalizzazione» che le didascalie hanno subito negli ultimi anni, ormai «allestite quasi controvoglia […], semplificate o ridotte all’essenziale […], male illuminate o stampate in caratteri troppo piccoli […], scritte con un linguaggio asettico e impersonale […] condensate in qualche pannello o riportate su fogli difficili da consultare, […] spesso […] elaborate con una certa sufficienza o ricorrendo a espressioni oscure, ermetiche, troppo specialistiche» (p. 26).

      Per far fronte a tale impoverimento, Trione propone un decalogo per redigere le didascalie. Riportiamo di seguito i dieci punti:


      1. le didascalie devono essere scritte direttamente dal curatore del museo o della mostra, pensando [sic!]26 al pubblico e non a qualche collega (hanno la stessa importanza del saggio introduttivo di un catalogo);

      2. le didascalie devono essere rigorose e documentate;

      3. le didascalie devono essere redatte in una prosa piana e semplice;

      4. le didascalie devono essere precise nelle informazioni (nome e cognome dell’artista, luogo e data di nascita, titolo e data dell’opera, misure, tecnica utilizzata, provenienza);

      5. le didascalie devono prevedere anche parti narrative;

      6. le didascalie devono essere capaci di svelare alcuni segreti di una determinata opera; le relazioni dell’artista con l’ambiente sociale dentro cui quell’opera è stata realizzata; i rimandi storico-artistici e culturali a essa sottesi; le caratteristiche stilistiche;

      7. le didascalie devono essere ben visibili, accanto all’opera;

      8. le didascalie devono essere stampate in un corpo tipografico leggibile;

      9. le didascalie devono essere correttamente illuminate;

      10. le didascalie devono essere integrate da Qrcode, che permettano di accedere ad apparati testuali e visivi, per ulteriori approfondimenti.


      Se alcune proposte sono senz’altro condivisibili, soprattutto quelle che fanno riferimento alla materialità della didascalia (nn. 7-10), a cui si potrebbe aggiungere la necessità di porre attenzione all’accessibilità e alla fruizione anche da parte di coloro che hanno problematiche o disabilità di vario tipo, altre richiederebbero una revisione in termini di applicabilità e fattibilità (nn. 5 e 6) o un ulteriore approfondimento in termini linguistici (nn. 1-2-3). Nessun cenno si rivolge, ad esempio, al lessico e al trattamento dei termini specialistici, punti su cui si espresse, anni fa, in tono polemico, Umberto Broccoli, soprintendente comunale ai Beni culturali di Roma nella giunta Alemanno, sulle pagine dell’Osservatore romano (7/8/2010):

      Perché i crocefissi in un museo sono sempre “lignei” e non di legno? A casa, quando mangiano, gli archeologi usano un tavolo ligneo? Perché le teste di donna nei musei diventano “capi muliebri”? Non so quali parrucchieri frequentano le esperte di scultura antica. Ma non credo che, al momento dello shampoo, chiedano: “Mi raccomando, poca schiuma sul capo muliebre”. Perché “le tombe sublimano negli edifici sepolcrali”, i vasi di terracotta diventano “contenitori fittili” e i tubi dell’acqua si inorgogliscono nelle “fistulae plumbee”?27

      Sebbene le linee guida ministeriali siano presenti da quasi dieci anni, l’appello di Trione e l’aperta polemica di Broccoli sembrano testimoniare rispettivamente una generale trascuratezza linguistica e un’eccessiva tecnificazione del linguaggio museale presente nelle didascalie.  

       

      2.2 Due esempi per il Museo della Lingua Italiana

      Seguendo le indicazioni ministeriali, si può procedere, con le dovute modifiche, non solo alla realizzazione di didascalie standard, ma anche a modelli di testi diversificati in base ai destinatari (idea già presente nel punto 10b delle Linee guida, ma con un focus incentrato sulle traduzioni in Braille o in inglese). La didascalia può essere predisposta anche in base a un pubblico differenziato in un’ottica sociolinguistica.

      A tal fine possiamo ipotizzare la realizzazione di alcune didascalie di approfondimento per le sale del MUNDI, ossia il Museo Nazionale dell’Italiano, inaugurato temporaneamente il 6 luglio 2022 a Firenze e ora chiuso per il completamento dell’allestimento. Il museo, coordinato in un primo momento da Luca Serianni e ora da Giuseppe Antonelli28, vede la partecipazione – all’interno di un più ampio gruppo di lavoro di nomina ministeriale – di diversi linguisti e storici della lingua (Marco Mancini in rappresentanza dell’Accademia dei Lincei, Lucilla Pizzoli per la Società Dante Alighieri, Michele Cortelazzo per l’ASLI, Luigi Romano per l’Istituto della Enciclopedia Italiana e, in rappresentanza dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille, non ancora presidente al momento della nomina, e la presidente onoraria Nicoletta Maraschio; Francesco Bruni ne ha fatto parte fino alla sua recente scomparsa), in collaborazione con il Ministero della Cultura e il Comune di Firenze.

      Le didascalie in questione sono due e riguardano due possibili manufatti29 collocati nella sala dedicata a Petrarca e a Boccaccio, curata da Paolo D’Achille. Per ciascuna didascalia sono state realizzate tre diverse versioni pensate per tre tipologie di visitatori: persone con disabilità intellettive e difficoltà di lettura [1a; 2a]30; studenti delle scuole secondarie di primo grado [1b; 2b], per i quali ci siamo basati sulle linee guida ministeriali e su alcuni testi di italiano adottati dagli insegnanti31; studenti universitari di diversi corsi di laurea [1c; 2c], in questo caso abbiamo considerato un manuale di Storia della lingua italiana (Marazzini 2015). Le diverse didascalie si differenziano in questo modo non solo per il grado di approfondimento raggiunto, ma anche per le scelte linguistiche che riguardano principalmente il lessico e la sintassi:

       

      [1] Riproduzione di una carta del Canzoniere (ms. Vaticano Latino 3195)32

      [1a] Il Canzoniere è l’opera più importante di Francesco Petrarca.

      Il Canzoniere raccoglie 366 poesie.

      Le poesie hanno diversi temi:

      · L’amore per Laura

      · La politica

      · La fede religiosa

      Davanti a te,

      Puoi vedere il Canzoniere scritto a mano da Petrarca.

      [1b] Il Canzoniere è una raccolta di 366 componimenti poetici in volgare. Ci sono soprattutto sonetti e canzoni. La lingua è il fiorentino del Trecento, ma con una grande attenzione alla scelta delle parole e con la presenza di molti latinismi, cioè parole riprese dal latino.

      Il Canzoniere è definito un “diario dell’anima”: Petrarca descrive i sentimenti e le emozioni che prova per Laura, ma ci sono anche poesie che parlano di temi politici, religiosi e spirituali.

      Questa che vedi è una riproduzione dell’autografo del Canzoniere di Petrarca. L’autografo è la copia scritta dall’autore. Il manoscritto è conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Come vedi, le poesie non sono scritte come oggi, cioè in colonna, ma ci sono più versi su uno stesso rigo.


      [1c] Il Canzoniere, raccolta di 366 componimenti poetici in volgare toscano, è qui testimoniato dal codice Vaticano Latino 3195, in parte autografo, cioè scritto dallo stesso Petrarca, in parte idiografo, cioè trascritto da un copista di fiducia di Petrarca, di cui non conosciamo ancora l’identità.

      Il codice contiene la versione definitiva del Canzoniere secondo l’ultima volontà di Petrarca e attesta l’autenticità del titolo Rerum vulgarium fragmenta (Frammenti di cose volgari), come si legge qui nell’incipit (c. 1r).

      Alla Biblioteca Apostolica Vaticana è conservato anche il cosiddetto “codice degli abbozzi”, ossia il Vaticano latino 3196, che riporta le poesie con note e osservazioni autografe scritte in latino.




      [2] Cassone con novella di Messer Torello, storie di Saladino e Torello33

      [2a] Il Decameron è l’opera più importante di Giovanni Boccaccio.

      Il Decameron raccoglie 100 novelle.

      Ci sono 10 giovani. Ognuno di loro racconta 1 novella al giorno per 10 giorni.

      La novella è un racconto corto.

      Le novelle del Decameron hanno diversi temi:

      · L’amore

      · La fortuna

      · L’intelligenza dell’uomo

      Davanti a te,

      Puoi vedere alcuni disegni su una grande scatola di legno.

      I disegni rappresentano una novella del Decameron.

      La novella racconta di un signore italiano. Il suo nome è Torello.

      Torello fa amicizia con un potente signore straniero. Il signore si chiama Saladino.

      [2b] Il Decameron è una raccolta di 100 novelle scritte da Giovanni Boccaccio. Queste novelle sono raccontate da sette ragazze e tre ragazzi, i quali si riuniscono in una villa fuori di Firenze per sfuggire alla peste che aveva colpito la città a metà del Trecento.

      Nel Decameron si parla di amore, di fortuna e dell’intelligenza dell’essere umano.

      Questo che vedi è un cassone, ossia una grande scatola di legno in cui si mettevano vestiti e altri oggetti.

      Su questo cassone sono dipinte alcune scene tratte da una novella del Decameron, in cui si racconta dell’amicizia tra un signore italiano, chiamato messer Torello, e un potente signore straniero, il Saladino.

      Il dipinto sul cassone è stato realizzato da un pittore sconosciuto di nome Maestro di Carlo di Durazzo nel 1390-1410.

      [2c] Il Decameron di Giovanni Boccaccio raccoglie cento novelle che l’autore immagina raccontate in dieci giorni da sette ragazze e tre ragazzi durante l’epidemia di peste che colpì Firenze nel 1348. La finalità delle novelle, che trattano temi come l’amore, la fortuna, l’ingegno umano, i motti di spirito, è quella di riaffermare i valori fondamentali dell’umanità stravolta dalla peste.

      Le novelle del Decameron ebbero un enorme fortuna nella letteratura e nell’arte. Qui puoi vedere un cassone in legno in cui sono state dipinte delle scene tratte dalla nona novella della decima giornata, in cui si racconta dell’amicizia tra un nobile di Pavia, messer Torello, e il Saladino. I dipinti sono stati attribuiti a un pittore sconosciuto, indicato come Maestro di Carlo di Durazzo e risalgono circa al 1390-1410, una trentina di anni dopo la morte dello scrittore.


      3. Glossari “aumentati”

      All’interno di un sistema di realtà aumentata definita nel significato allargato descritto nel paragrafo 1, un ruolo molto importante può essere svolto da glossari (e dizionari), a partire da quelli già esistenti in rete. Per questa soluzione “diretta”, di più immediata applicazione, ci si può quindi muovere nella direzione di piattaforme di aggregazione che consentano la consultazione simultanea di risorse lessicografiche già disponibili. Un modello che può essere usato come base di partenza è la Stazione lessicografica del VoDIM (Vocabolario Dinamico dell’Italiano Moderno), un aggregatore che fornisce un accesso simultaneo ad alcuni dei principali strumenti lessicografici, e non solo, disponibili sul web34. Naturalmente una stazione lessicografica funzionale alla realtà aumentata di supporto a esperienze museali dovrebbe concentrarsi su una diversa selezione di strumenti; e, soprattutto, nell’ottica della personalizzazione dei materiali in funzione dell’utenza, dovrebbe di volta in volta “accendere” e “spegnere” alcuni dei pulsanti disponibili proprio in relazione al profilo di chi vi accede.

      Questo non è però sufficiente, visto che soddisferebbe le esigenze di un pubblico per lo più colto, e non terrebbe in nessun conto quelle di pubblici più “sensibili”: bambini, ragazzi, persone con diversi livelli di disabilità. Parte integrante della stazione lessicografica dovrebbe quindi essere costituita da glossari mirati, appositamente costituiti, differenziati in funzione di esigenze specifiche, e con livelli diversificati di integrazione multimediale.

      Anche in questo caso un punto di partenza metodologico potrebbe essere il VoDIM citato poco sopra, proprio per la caratteristica di dinamicità che emerge fin dalla sua denominazione. Il concetto di vocabolario dinamico consiste, infatti, nel proporre in versione elettronica una struttura lessicografica complessa, che comprende una serie esaustiva di campi di descrizione, ma che si configura di volta in volta a seconda delle esigenze specifiche dell’utente. Uno degli àmbiti esplorati per redigere voci prototipali di questo dizionario è proprio quello della lingua delle arti, e quindi questa esperienza potrebbe essere un punto di partenza ideale per lo sviluppo di glossari di sostegno alla realtà aumentata museale in àmbito artistico (e non a caso, oltre al MUNDI, oggetto specifico di questo intervento, uno dei casi di studio previsti nel progetto del PE5, come si ricordava in apertura, è legato ad alcune collezioni artistiche del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università degli Studi di Parma).

      La realizzazione di una stazione lessicografica centralizzata potrebbe consentire di unire gli sforzi in un’unica direzione, collaborativa, a cui potrebbero agganciarsi le varie realtà museali. Naturalmente un progetto di questo tipo richiede risorse adeguate alla sua realizzazione, e ha senso soltanto nel caso che se ne possa garantire la longevità nel tempo. Insomma, deve essere sostenibile, e questo è possibile soltanto se si crea un gruppo multidisciplinare competente e motivato, se si individua un’istituzione di alta qualificazione scientifica e prestigio che possa ospitarlo coordinando il lavoro lessicografico, se si prevede un’adeguata e duratura copertura finanziaria all’interno di un progetto strategico di importanza e dimensioni tali che soltanto una struttura nazionale adeguatamente sostenuta può garantire.

       

      4. Conclusioni

      In questo nostro contributo abbiamo cercato, innanzitutto, di sottolineare l’importanza del coinvolgimento della figura del linguista nella redazione di didascalie museali, come esempio di una più generale necessità di coinvolgimento a vari livelli nella produzione di testi divulgativi (scritti, orali o trasmessi) relativi al patrimonio culturale; una sottolineatura importante perché la necessità è tutt’altro che riconosciuta nella prassi.

      Nella fattispecie delle didascalie, trattandosi di una tipologia testuale con precise caratteristiche linguistiche, si rendono necessarie precise modalità di realizzazione per le quali – in termini di qualità e di scientificità, nonché di efficacia – sarebbe di grande importanza il supporto di linguisti, le cui specifiche competenze e conoscenze permetterebbero di arginare alcune criticità emerse dall’analisi delle linee guida e delle circolari ministeriali. I due esempi offerti per il museo MUNDI rappresentano un tentativo di esemplificazione della necessità di offrire una differenziazione mirata dei materiali di approfondimento e spiegazione in base a parametri sociolinguistici.

      Si è inoltre sottolineata l’importanza di un accesso al lessico tecnico-specialistico legato a beni culturali differenziato in funzione delle specificità sociolinguistiche dei destinatari, individuando come strumento di realizzazione di questo obiettivo glossari dinamici centralizzati differenziati per grado di approfondimento e integrazione multimediale.

      Note
      • 1

        L’articolo rientra nell’attività di disseminazione del «Progetto PE 0000020 CHANGES, CUP B53C22003780006, PNRR Missione 4 Componente 2 Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU». A Marco Biffi si deve la stesura dei §§ 1 e 3; a Kevin De Vecchis il § 2. Il § 4 è frutto di un lavoro comune. I nostri ringraziamenti vanno al coordinatore del comitato scientifico del Museo Nazionale dell’Italiano, il prof. Giuseppe Antonelli, per averci permesso di trattare in questa sede il caso del MUNDI, e al prof. Paolo D’Achille, tra i curatori delle nascenti sale del museo, per averci fornito alcuni materiali di lavoro sull’allestimento di una sala. Si specifica, inoltre, che il contributo è stato presentato al XXXIII Convegno annuale dell’Associazione Italiana per la Terminologia-Ass.I.Term, dal titolo Terminologia del patrimonio culturale materiale e immateriale: analisi e approcci di studio, tenutosi il 7 novembre 2023 presso l’Università di Napoli L’Orientale. Ringraziamo gli organizzatori del convegno e i curatori per averci permesso di pubblicare in anteprima su questa rivista una versione leggermente rivisitata dell’articolo già consegnato per gli atti.

      • 3

        Lo spoke leader è l’Università degli Studi di Bologna; il tema specifico è «Tecnologie virtuali per musei» (secondo la dicitura ufficiale: «Virtual technologies for museums and art collections»).

      • 4

        Il gruppo dell’Università di Firenze è così composto: per linguistica italiana Marco Biffi, (responsabile scientifico), Luca Marano, Ilenia Sanna, Kevin De Vecchis (Dipartimento di Lettere e Filosofia DILEF; De Vecchis per il 2023); per storia dell’arte Giorgio Bacci, Fabrizio Federici, Daniel Borselli (Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo SAGAS); per antichistica Mariangela Perelli (DILEF); per letteratura italiana Martina Romanelli (DILEF); per filosofia teoretica Goffredo Guidi (DILEF); per ingegneria informatica Marco Bertini (Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione DINFO) e Rocco Furferi (Dipartimento di Ingegneria Industriale DIEF).

      • 5

        Cfr. Furferi et al. 2024.

      • 6

        Cfr. Biffi-Marano-Sanna 2025, Marano 2026 e il contributo di Luca Marano in questo stesso numero di «DILEF».

      • 7

        Su quest’ultimo si vedano anche i contributi di Ilenia Sanna e Martina Romanelli in questo stesso numero di «DILEF».

      • 8

        Castellotti et al. 2023, p. 13.

      • 9

        Ibidem.

      • 10

        Tale tipologia testuale potrebbe essere definita, secondo la classificazione proposta da Sabatini (1996) per le scritture esposte, testi “a corredo” di un’immagine (o di altro, specie in caso di patrimoni immateriali).

      • 11

        Miglietta 2011a.

      • 12

        Sull’argomento cfr. almeno Pace-Miglietta-Boero 2008; De Mauro 1991; Piemontese 1999.

      • 13

        Sulle diverse strategie in àmbito culturale per rendere la comunicazione più accessibile e per semplificare il testo scritto cfr. Lauta 2015; Berruto 2020; Cardinaletti 2021; Orletti 2021.

      • 14

        Da Milano-Sciacchitano 2015. Si veda anche il volume curato da Regione Toscana-Giunta regionale 2015.

      • 15

        Si citano le parole dell’allora Direttore generale dei Musei Ugo Soragni, poste in apertura del documento.

      • 16

        Da Milano-Sciacchitano 2015, p. 42.

      • 17

        Ivi, p. 47.

      • 18

        Ivi, p. 48.

      • 19

        Ivi, p. 49 sgg.

      • 20

        Ivi, p. 57 sgg.

      • 21

        D’Achille 2019, p. 192.

      • 22

        La stessa «nozione di semplificazione appare problematica e di non facile definizione; quand’anche si voglia accettare il principio secondo il quale alcune strutture sono più semplici di altre, rimane il problema di capire rispetto a che cosa sia misurata la loro maggiore o minore semplicità» (Voghera 1992, p. 244).

      • 23

        Cfr. da ultimo De Roberto 2023.

      • 24

        Direzione Generale Musei 2019.

      • 26

        Si noti l’uso del gerundio con soggetto diverso da quello della frase reggente (cfr. https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/uso-del-gerundio-con-soggetto-diverso-da-quello-della-frase-reggente/268).

      • 27

        Si cita dall’articolo Che noia le didascalie dei musei, apparso sul «Corriere della Sera», 7/8/2023, a p. 47.

      • 28

        Sul progetto si veda Antonelli 2018.

      • 29

        Per evitare anticipazioni, dato che la scelta dei materiali è suscettibile di modifiche, abbiamo preso due manufatti presenti nel sito del Museo multimediale della lingua italiana (https://multi.unipv.it/it/); cfr. anche Miccoli-Venturi 2022.

      • 30

        Le linee guida per un linguaggio facile sono quelle offerte dal lavoro di Sciumbata 2022. Si segnalano, ad esempio, l’uso al massimo di 10-15 parole per frase; la preferenza per la paratassi; l’inserimento di un unico soggetto, un verbo e pochi complementi in ciascuna proposizione; la trasmissione di un solo messaggio per frase. Cfr. anche Crestani 2025 per l’applicazione del linguaggio facile nei musei.

      • 31

        Ferri-Mattei-Calvani 2022. Su un museo adatto ai ragazzi si veda anche Miglietta 2011b.

      • 34

        La Stazione lessicografica è consultabile a partire dalla sezione «Scaffali digitali» del sito web dell’Accademia della Crusca (https://accademiadellacrusca.it/) o direttamente all’indirizzo https://www.stazionelessicografica.it; sul VoDIM (a cui varie università italiane e l'Accademia della Crusca hanno cominciato a lavorare all'interno di due PRIN), e sulla Stazione lessicografica si veda in ultimo Biffi-Ferrari 2020.

      Bibliografia
      • Antonelli 2018 = Giuseppe Antonelli, Il museo della lingua italiana, Milano, Mondadori.

      • Berruto 2020 = Gaetano Berruto, Su qualche aspetto sociolinguistico della divulgazione, in La linguistica della divulgazione, la divulgazione della linguistica, Atti del IV Convegno Interannuale SLI, Bologna, 14-15 giugno 2018, a cura di Nicola Grandi e Federica Masini, Milano, Officinaventuno, pp. 57-77.

      • Biffi-Ferrari 2020 = Marco Biffi e Angela Ferrari, Progettare e ideare un corpus dell’italiano nella rete: il caso del CoLIWeb, «Studi di Lessicografia Italiana», XXXVII, pp. 357-74.

      • Biffi-Marano-Sanna 2025 = Marco Biffi, Luca Marano e Ilenia Sanna, Contenuti museali “aumentati”. Proposte per una riscrittura di testi differenziati in funzione di parametri sociolinguistici, «Italiano LinguaDue», 17, 2, “Quaderni di Italiano LinguaDue”, 7 (Atti del Convegno “Il “Dizionario dell’Italiano Accademico” (DIA) a confronto con altri progetti”, Università per Stranieri di Siena, 9-10 gennaio 2025), pp. 321-33.

      • Cardinaletti 2021 = Anna Cardinaletti, Accessibilità ai contenuti: strategie di comunicazione accessibile e di semplificazione linguistica in ambito culturale, in Orletti 2021, pp. 137-50.

      • Castellotti et al. 2023 = Serena Castellotti et al., Psychophysiological and behavioral responses to descriptive labels in modern art museums, «PLoS One», 18/5,
        URL: <https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0284149>, consultato il 27-03-2025.

      • Crestani 2025 = Valentina Crestani, Semplificazione nei musei in leichte Sprache tedesca e in linguaggio facile italiano, in «mediAzioni», 47, pp. 121-42.

      • D’Achille 2019 = Paolo D’Achille, L’italiano contemporaneo, Bologna, il Mulino.

      • Da Milano-Sciacchitano 2015 = Cristina Da Milano ed Erminia Sciacchitano, Linee guida per la comunicazione nei musei: segnaletica interna, didascalie e pannelli, «Quaderni della valorizzazione», 1, URL:
        <http://musei.beniculturali.it/wp-content/uploads/2017/01/Linee-guida-per-la-comunicazione-nei-musei-segnaletica-interna-didascalie-e-pannelli.-Quaderni-della-valorizzazione-NS1.pdf>, consultato il 27-03-2025.

      • De Mauro 1991 = Tullio De Mauro, Guida all’uso delle parole, Roma, Editori Riuniti.

      • De Roberto 2023 = Elisa De Roberto, La sintassi della frase complessa, Bologna, il Mulino.

      • Direzione Generale Musei 2019 = Direzione Generale Musei, Migliorare il racconto museale. Approfondimenti per la redazione di didascalie e pannelli, URL: <http://musei.beniculturali.it/wp-content/uploads/2019/07/Approfondimenti-per-la-redazione-di-didascalie-e-pannelli.pdf>, consultato il 27-03-2025.

      • Ferri-Mattei-Calvani 2022 = Chiara Ferri, Luca Mattei e Vittoria Calvani, Amico festival. Lettura e scrittura al centro 1, Milano, Mondadori scuola.

      • Furferi R. et al. 2024 = Rocco Furferi et al., Enhancing traditional museum fruition: current state and emerging tendencies, «Heritage Science» 12, 2, URL: <https://www.nature.com/articles/s40494-024-01139>, consultato il 27-03-2025.

      • Lauta 2015 = Gianluca Lauta, I problemi linguistici di Museo Facile tra semplificazione lessicale e adattamento testuale, in Museo Facile. Progetto sperimentale di comunicazione e accessibilità culturale, a cura di Ivana Bruno, «Studi e ricerche del Dipartimento di Lettere e Filosofia», Cassino, Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale, Dipartimento di Lettere e Filosofia, pp. 95-110.

      • Marano 2026 = Luca Marano, Su pannelli museali, realtà aumentata e divulgazione: osservazioni sintattiche e testuali, «Studi di Grammatica Italiana», XLV, in corso di stampa.

      • Marazzini 2015 = Claudio Marazzini, La lingua italiana: storia, testi, strumenti, con la collaborazione di Ludovica Maconi, Bologna, il Mulino.

      • Miccoli-Venturi 2022 = Paolo Miccoli e Maria Teresa Venturi, Per un museo multimediale della lingua italiana. Partire dal visitatore: una prima indagine sull’interesse per lo spazio linguistico italiano, «Italiano LinguaDue», 14/1, pp. 833-60.

      • Miglietta 2011a = Anna Maria Miglietta, I pannelli esplicativi nei musei scientifici: alcuni spunti di riflessione, «Museologia Scientifica Memorie», 8, pp. 107-10.

      • Miglietta 2011b = Anna Maria Miglietta, I pannelli nei musei. Il punto di vista dei ragazzi, «Museologia scientifica», 5, pp. 136-41.

      • Orletti 2021 = Franca Orletti (a cura di), Comunicare il patrimonio culturale. Accessibilità comunicativa, tecnologie e sostenibilità, Milano, Franco Angeli.

      • Pace-Miglietta-Boero = Rosaria Pace, Anna Maria Miglietta e Ferdinando Boero, Comunicare nel museo: i pannelli esplicativi come strumento di mediazione culturale, «Museologia scientifica», 2, pp. 118-26.

      • Piemontese 1999 = Maria Emanuela Piemontese, La comunicazione pubblica e istituzionale. Il punto di vista linguistico, in Manuale della comunicazione. Modelli semiotici, linguaggi, pratiche testuali, a cura di Stefano Gensini, Roma, Carocci, pp. 315-42.

      • Regione Toscana-Giunta regionale 2009 = La parola scritta nel museo. Lingua, accesso, democrazia, Atti del convegno Centro Affari e Convegni di Arezzo, 17 ottobre 2008, a cura della Regione Toscana e della Giunta regionale, Firenze, Centro stampa Giunta Regione Toscana.

      • Sabatini 1996 = Francesco Sabatini, Voci nella pietra dall’Italia mediana. Analisi di un campione e proposte per una tipologia delle iscrizioni in volgare, in Francesco Sabatini, Italia linguistica delle origini. Saggi editi dal 1956 al 1996, a cura di Vittorio Coletti et al., 2 voll., Lecce, Argo, vol. II, pp. 569-625.

      • Sciumbata 2022 = Floriana C. Sciumbata, Manuale dell’italiano facile da leggere e da capire: come scrivere testi semplici per persone con disabilità intellettive e difficoltà di lettura, Firenze, Franco Cesati.

      • Voghera 1992 = Miriam Voghera, Sintassi e intonazione nell’italiano parlato, Bologna, il Mulino.

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