Risultati per " deliberative politics"

L’articolo indaga il ruolo della veridicità nell’etica del discorso pubblico democratico. In primo luogo, valorizzando alcuni aspetti della ricostruzione «genealogica» proposta da Bernard Williams in Truth and Truthfulness (2002), si sviluppa un’analisi del concetto di veridicità, che risulta articolato nelle disposizioni della Sincerità e della Precisione, e se ne approfondiscono le valenze etiche. Si argomenta inoltre a sostegno dell’inclusione di un requisito di veridicità nell’etica della comunicazione pubblica politica, riprendendo criticamente alcune proposte elaborate in ambito deliberativo attraverso il richiamo a punti centrali del pensiero habermasiano. Vengono infine discusse alcune obiezioni volte a evidenziare l’indesiderabilità morale e politica di un principio di veridicità privo di qualificazioni, mostrando come un’etica del discorso pubblico sensibile alla specificità dei contesti e delle relazioni sia attrezzata ad accogliere alcuni aspetti di tali obiezioni senza rinunciare a un impegno prima facie nei confronti della veridicità.

 

In this article, I examine the role of truthfulness in the ethics of public discourse. In the first section, drawing on aspects of Bernard Williams’ genealogical reconstruction in Truth and Truthfulness (2002), I develop a conceptual analysis of truthfulness, understood as comprising the dispositions of Sincerity and Accuracy, and explore its ethical status. In the second section, I argue for the inclusion of a requirement for truthfulness in the ethics of political communication, critically engaging with deliberative proposals and key aspects of Habermas’s thought. The final section addresses objections that challenge the moral and political desirability of an unqualified principle of truthfulness. I argue that a context- and relationships-sensitive ethics of public discourse can accommodate certain concerns raised by these objections while maintaining a prima facie commitment to truthfulness.


L’estetica di Max Bense prende forma a partire dalla consapevolezza che la tecnica non costituisce più un semplice strumento accessorio, ma una forza strutturante che definisce la realtà moderna. In questa prospettiva, la tecnica non è un attributo dell’individuo, bensì una condizione costitutiva della società nel suo insieme. L’arte, allora, diventa tanto un indicatore dei processi di sviluppo sociale quanto uno spazio critico in cui si riflettono e si mettono in scena le illusioni e le disillusioni materiali generate da tali processi. Questo articolo si propone di dimostrare come l’Estetica Informazionale di Max Bense costituisca un quadro filosofico non solo tecnico, ma anche politico e sociale. L’obiettivo è di evidenziare come i temi della civiltà, della società e del ruolo della tecnica siano centrali nell’approccio estetico fondato da Max Bense – in particolare in relazione all’opera d’arte – che egli considera essenziale nel processo di civilizzazione.


Max Bense’s aesthetics originates from an acute awareness of a world where technical progress is no longer a mere accessory but a force that permeates our society. Technique is conceived as a structural dimension of society at large, rather than an attribute of the individual, while art functions both as a marker of societal development and as a realm where material illusion and disillusion are articulated. This article aims to demonstrate how Max Bense’s Information Aesthetics constitutes a philosophical framework that is not only technical but also political and social. We seek to highlight how the themes of civilization, society, and the role of technique are central to the aesthetic approach founded by Max Bense – particularly in relation to the artwork – which he considers essential to the process of civilization.


Abstract


La generazione di Foscolo e di Clausewitz assistette in un quarto di secolo all’avvicendamento di una decina di costituzioni, si assoggettò o si ribellò a vari cambi di sovranità o di regime, e si spense infine in un regime di sovranità coatta. Hölderlin ne impazzì, mentre essi non conobbero il successo personale, nel doppio significato del riconoscimento pubblico e del raggiungimento dei propri scopi letterari ultimi. Caos e catastrofe non furono soltanto nozioni astratte, bensì esperienza e spettacolo. L’esperienza si narra, allo spettacolo si assiste o lo si immagina.


In a quarter of a century, the generation of Foscolo and Clausewitz witnessed the advancement of a dozen constitutions, subjected or rebelled to various changes of sovereignty or regime, and finally died out in a regime of forced sovereignty . Hölderlin went mad, while they did not know personal success, in the double meaning of public recognition and the achievement of their ultimate literary goals. Chaos and catastrophe were not just abstract notions, but experience and spectacle. The experience is told, the spectacle is witnessed or imagined.