«Letteratura come vita». Ricordo di Oreste Macrí.

Due maestri di letterature neolatine: Oreste Macrí e Arnaldo Pizzorusso (parte 1)

 ARTICOLO SCIENTIFICO

  • Data ricezione: 01/05/2025
  • Data accettazione: 31/01/2026
  • Data pubblicazione: 10/02/2026

Abstract

Oreste Macrí ha insegnato Lingua e Letteratura spagnola presso l’Università di Firenze per più di trent’anni. In occasione delle celebrazioni dei cento anni dell’Ateneo fiorentino, si ricorda il maestro sotto il profilo scientifico, didattico e umano.

 

Oreste Macrí taught Spanish Language and Literature at the University of Florence for more than thirty years. On the occasion of the Florentine University's 100th anniversary celebrations, the master is remembered in scientific, didactic and human terms.


Parole chiave
Keywords

1. Firenze, «dimora vitale»: dagli «ardenti e mitici anni» giovanili alla docenza universitaria.

Oreste Macrí (Maglie, Lecce, 1913 – Firenze, 1998), ispanista, italianista, francesista, comparatista, filologo, critico letterario, membro illustre dell’ermetismo fiorentino, è stato docente di Lingua e Letteratura spagnola all’Università di Firenze dal 1951 al 1983. Miembro correspondiente della Real Academia Española e della Hispanic Society of America, ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui il Premio Nebrija-Universidad de Salamanca, la Medalla de oro al Mérito en las Bellas Artes e la Condecoración de la Orden de Isabel la Católica.

Nel 1995, interrogato sulle motivazioni profonde del suo orientamento verso gli studi ispanici, Oreste Macrí rispose:

Per illustrare quelli che sono stati i percorsi dei miei interessi, non solamente di ispanista, devo parlare di Firenze; quella Firenze che fin dalle origini innovatrici del ‘900 è stata capitale della cultura letteraria ed artistica italiana1.

Macrí approdò a Firenze nel novembre 1931 per studiare alla Facoltà di Lettere e Filosofia, laureandosi tre anni dopo con una tesi sulla poetica di Giambattista Vico, e si inserì subito nel fervido ambiente culturale cittadino d’allora, come egli stesso illustrò con vivacità nel bel volume Le mie dimore vitali (Maglie-Parma-Firenze), a cura di Anna Dolfi, rammentando l’estemporaneo incontro con Leone Traverso e Tommaso Landolfi, futuri compagni di generazione, in una trattoria del centro lo stesso giorno del suo arrivo2. Il magistero di Mario Casella, docente di Filologia romanza presso questa università, lo spinse a dedicarsi allo studio della letteratura spagnola, inaugurando il suo illustre percorso di ispanista nel 1938 con la pubblicazione di una breve nota su alcune poesie di Rafael Alberti nella rivista fiorentina Letteratura3. Membro di spicco della terza generazione poetica, quella ermetica di Bo, Landolfi, Luzi, Bigongiari, Parronchi, Vittorini ed altri, con cui si incontrava nei caffè letterari San Marco e Giubbe Rosse, Macrí visse con grande coinvolgimento esistenziale e politico i suoi interessi culturali e letterari verso la Spagna, il che lo portò in primis a prediligere lo studio della poesia contemporanea, soprattutto quella delle generazioni del ’98 e del ’27, travolte in quei tragici anni dalla Guerra civile. La sua famosa antologia Poesia spagnola del Novecento nacque segretamente come progetto dopo l’assassinio di Federico García Lorca,

negli ardenti e mitici anni fiorentini (1936-1942) della mia generazione, quando Carlo Bo ci leggeva alle Giubbe Rosse le strofe del Llanto per Ignacio, il povero [Angelo] Marcori si spegneva dopo averci porto un felice ragguaglio di tale poesia e noi si venne dietro a tentare i metallici alessandrini dell’Oda a Salvador Dali e il faboloso Insommio di Gerardo Diego che commosse la diaspora salentina4.

Se, come egli stesso ricordò molto più tardi, «gli strumenti espressivi di tale ispanofilia generazionale furono l’antologia, la traduzione, il saggio e la recensione a caldo»5, certo è che la sua Poesia spagnola del Novecento costituì subito un testo capitale per la conoscenza della poesia spagnola del primo Novecento in Italia ed ebbe, inoltre, un forte influsso nella giovane poesia italiana d’allora6. Essa vide la luce nel 1952 a Parma, dove Macrí si era trasferito dieci anni prima per insegnare lettere alla scuola media Salimbene7, e fu corretta e aumentata fino alla quarta e ultima edizione del 1985. Nella sua configurazione definitiva, l’antologia comprendeva 28 autori appartenenti alle quattro generazioni del ’98-modernismo, del ’25 (come lui denominava la celebre Generazione del ’27), del ’36 e del ’508. Dopo il decennio parmense, che comportò il consolidamento della sua attività di ispanista e l’allargamento dei suoi interessi di ricerca, Macrí tornò a Firenze, dimorandovi fino alla fine della sua vita. Nel 1951 iniziò a insegnare Lingua e Letteratura spagnola all’Università di Firenze e dal 1956 ricoprì la carica di professore ordinario presso le facoltà di Lettere e Filosofia e di Magistero. A partire dal 1964, la Facoltà di Magistero divenne la sede esclusiva della sua attività accademica.

Tra i numerosi poeti novecenteschi spagnoli da lui studiati, Macrí ne privilegiò tre per un’indagine approfondita: Federico García Lorca, Antonio Machado e Jorge Guillén. Lorca e Machado costituirono il primo nucleo essenziale dei suoi interessi di ispanista, che si protrasse per tutta la vita; l’interesse per Guillén, iniziato nei primi anni Cinquanta, sfociò in un’amicizia che diede origine a un intenso rapporto epistolare ed ebbe come risultato un monumentale studio sull’opera del poeta vallisoletano9. Tra questi apprezzati studi, quelli dedicati all’opera poetica di Antonio Machado, frutto di una profonda e duratura dedizione10, furono particolarmente stimati, e ben presto Macrí divenne una delle massime autorità su Machado, come si evince dalle tante lettere speditegli per chiedere delucidazioni sulle sue edizioni o rispondere alle sue domande sul reperimento degli scritti del poeta. Queste lettere, assieme a molte altre, sono state catalogate da Nives Trentini nel volume intitolato Lettere dalla Spagna. Sugli epistolari a Oreste Macrí11, strumento utilissimo per ricostruire aspetti essenziali della sua attività di ispanista. Gli scambi epistolari di Macrí con numerose personalità di rilievo del mondo culturale e artistico ispanico e italiano, usciti alla luce grazie all’attenzione di Laura Dolfi e di Anna Dolfi, offrono preziose informazioni sulla sua vita intellettuale e sul ruolo da lui avuto nella conoscenza e nella ricezione italiana (e non solo) dei più rilevanti poeti spagnoli del Novecento12.

Il secondo nucleo attorno al quale ruotarono gli interessi ispanistici di Macrí fu «il Rinascimento maturo», incarnato da Fray Luis de León (il più congeniale alla sua sensibilità, insieme a Machado) e dal poeta sivigliano Fernando de Herrera. Egli stesso dichiarò:

Sono partito dal Novecento per risalire, attraverso il suo spirito sincronizzante, alle ricerche sulla storia della poesia, in particolare di quella rinascimentale e barocca, fondamento della tradizione del lirismo neoclassico romantico e novecentesco13.

Concludendo con un’affermazione che tuttora si riscontra negli studi degli ispanisti italiani: «Nella congiunzione Barocco-Novecento si realizza un diorama ispanistico italiano della poesia spagnola»14. Una congiunzione che in lui non esaurì, però, i molteplici interessi per la letteratura spagnola e ispano-americana, come mostra l’analisi della sua biblioteca, dove, insieme ai testi novecenteschi, i più numerosi, e a quelli dei Secoli d’Oro, secondi in ordine numerico, erano custodite anche molte opere medievali e di epoca romantica15.

La poesia, fulcro della sua ricerca, era per lui «una sublimazione catartica della vita»; il poeta, «componendo la sua opera», tendeva «in uno sforzo supremo, al superamento nell’arte del proprio disagio esistenziale»16. Per questo motivo era essenziale soffermarsi sulla dimora vitale dell’autore e sulla sua biografia intima. Ma anche la componente strutturale dell’opera studiata andava analizzata con cura, privilegiando, però, il significato rispetto al significante, perché «le forme» per lui erano «sempre in funzione del contenuto espresso, del messaggio e del significato profondo affidato al verso»; di qui la necessità di condurre un’analisi approfondita dei campi semantici attraverso le concordanze17.

Guidato da un solido impianto critico di taglio comparatistico che guardava alla Spagna nell’Europa, Macrí concesse un ruolo preminente alla traduzione, mezzo imprescindibile per giungere al «vero possesso del testo originale»:

Tradurre significa arricchire la propria lingua letteraria, ricorrendo talvolta ad ardite utilizzazioni ed invenzioni di lessico e sintattiche, nel rinnovamento delle forme espressive, esaltando l’inventiva del risultato eccellente. Nella traduzione si stabilisce l’indispensabile fedeltà alla lettera e fedeltà interna ed esterna alla realtà specifica ed alla storia dell’opera, fino alla rispondenza metrica. È evidente allora che all’interno di questo processo cognitivo e di progressivo e costante approfondimento nell’avvicinarsi all’essenza testuale, l’introduzione costituisce il completamento, la parte conclusiva del lavoro del traduttore. Questo incessante movimento di approssimazione, assieme alla doppia competenza linguistica, consentono il vero possesso del testo originale18.

Numerose sono le annotazioni manoscritte sulle traduzioni di opere spagnole presenti nella sua biblioteca19; allo stesso tempo le sue versioni furono soggette a un processo costante di revisione e approfondimento, evidenziato nelle successive edizioni dei suoi lavori. Certo è che la sua attività traduttiva permise l’avvicinamento e la conoscenza della poesia spagnola a intere generazioni di lettori e lettrici italiani.

Nell’intervista del 1995 con cui abbiamo iniziato questa breve presentazione, Oreste Macrí affermava che la sua concezione «della letteratura come vita, in senso esistenziale, accademico, scientifico», costituiva l’essenza stessa del suo impegno conoscitivo, che si trasfondeva in ogni sua attività specifica20. Non sorprende perciò che il suo magistero abbia lasciato una profonda impronta negli allievi e collaboratori che ebbero il privilegio di stargli vicino nei suoi anni di docenza a Firenze, quali Elisa Aragone Terni, Gaetano Chiappini, Anna Dolfi e Laura Dolfi. A quest’ultima dobbiamo una bella descrizione di quegli anni:

Dell’attività universitaria di Macrí [...] mi piace ricordare la direzione dell’Istituto ispanico da lui creato e potenziato negli anni di una ricca biblioteca, l’atmosfera culturalmente stimolante, di dibattito e confronto nella costante libertà metodologica e ideologica, e infine la splendida collana (purtroppo interrotta con la scomparsa dell’Istituto, dopo il suo pensionamento) che ha riunito una quarantina di volumi tra studi (su Lope, Tirso, Góngora, Azorín, Domínguez Camargo, Borges, García Márquez, ecc.), libri miscellanei e edizioni di testi antichi e moderni (Cota, Íñigo de Mendoza, il Cartujano, Encina, Valdés, Lope, Lorca, ecc.) sempre aperti, all’interno dell’area ispanica, alla letteratura spagnola, all’ispanoamericana e alla filologia romanza a rispecchiare quella varietà di interessi che ha caratterizzato l’attività critica di Macrí21.

Note
  • 1

    Oreste Macrí tra Firenze vociana ed ermetica e ispanismo italiano 1995, p. 113.

  • 2

    Macrí 1998, pp. 91-92.

  • 3

    Rafael Alberti, Poesie, versione di Luigi Panarese e nota di Oreste Macrí, «Letteratura», 6, 1938, in Provvedi –Sanesi 2004, p. 233.

  • 4

    Laura Dolfi, Premessa (e bibliografia annotata), in Macrí 1996, p. 12.

  • 5

    Oreste Macrí tra Firenze vociana ed ermetica e ispanismo italiano 1995, p. 114.

  • 6

    Poesia spagnola del Novecento 1952. Per l’influsso che quest’antologia ebbe nella coeva poesia italiana si veda il saggio di Anna Dolfi in questo stesso numero e il volume Traduzione e poesia nell’Europa del Novecento, 2004.

  • 7

    Macrí 1998, p. 43. Sul periodo parmense, vedi Ivi, pp. 41-90.

  • 8

    Poesia spagnola del Novecento 1985.

  • 9

    Guillén 1972. Sull’epistolario tra Jorge Guillén e Oreste Macrí e i soggiorni fiorentini di Guillén si veda Dolfi 2000, Dolfi 2001 e Guillén – Macrí 2004.

  • 10

    Si veda, al riguardo, Oreste Macrí, Diorama della poesia spagnola del Novecento, in Poesia spagnola del Novecento 1985; e Oreste Macrí, Storia del mio Machado, in Macrí 1996, pp. 195-223.

  • 11

    Trentini 2004, pp. 11-24. Sulle traduzioni dell’opera poetica e teatrale di Federico García Lorca da parte di Macrí, si veda Laura Dolfi, Il teatro di F. García Lorca tradotto da Oreste Macrí, in Federico García Lorca e il suo tempo 1999, pp. 487-662, e Dolfi 2006.

  • 12

    Si vedano, ad esempio, i due cataloghi curati da Laura Dolfi: Guillén - Macrí 2004 e Un epistolario entre vida y poesía 2024, dedicato al carteggio con Dámaso Alonso, che Macrí considerava il suo maestro; ma anche, per quanto riguarda l’operato di Anna Dolfi, Lettere a Simeone 2002 e Lettere a Oreste Macrí 2018, volume curato da Dario Collini sotto la direzione di Anna Dolfi, che ha avviato e diretto, presso l’Università di Firenze, i gruppi di ricerca GREM («Gruppo dei Ricercatori degli Epistolari Macrí»), GRBM («Gruppo dei Ricercatori della Biblioteca Macrí») e NGEM («Nuovo Gruppo degli Epistolari Macrí»), con ottimi risultati. Al riguardo si veda Anna Dolfi, Premessa in Lettere a Oreste Macrí 2018, pp. 7-11. Si veda, inoltre, sempre a cura di Anna Dolfi, I libri di Oreste Macrí 2004.

  • 13

    Oreste Macrí tra Firenze vociana ed ermetica e ispanismo italiano 1995, p. 118.

  • 14

    Ibidem.

  • 15

    Provvedi – Sanesi 2004, pp. 233-278.

  • 16

    Oreste Macrí tra Firenze vociana ed ermetica e ispanismo italiano 1995, p. 127.

  • 17

    Ivi, p. 128.

  • 18

    Ivi, p. 124.

  • 19

    Si veda, al riguardo, Provvedi – Sanesi 2004.

  • 20

    Oreste Macrí tra Firenze vociana ed ermetica e ispanismo italiano 1995, p. 123.

  • 21

    Laura Dolfi, Premessa (e bibliografia annotata), in Macrí 1996, pp. 8-9.

Bibliografia
  • Dolfi 2000 = Laura Dolfi, El epistolario Guillén – Macrí: desde la vida a la literatura, in Epistolarios del 27: el estado de la cuestión, ed. di Gabriele Morelli, Viareggio, Baroni, pp. 215-239.

  • Dolfi 2001 = Laura Dolfi, Guillén in Italia: Macrí e la ‘tertulia’ fiorentina (dai carteggi a Jorge Guillén), in Orillas. Studi in onore di Giovanni Battista De Cesare, a cura di Gerardo Grossi e Augusto Guarino, Salerno, Ed. del Paguro, pp. 143-162.

  • Dolfi 2006 = Laura Dolfi, Il caso García Lorca. Dalla Spagna all’Italia, Roma, Bulzoni.

  • Federico García Lorca e il suo tempo 1999 = Federico García Lorca e il suo tempo, a cura di Laura Dolfi, Roma, Bulzoni.

  • Guillén – Macrí 2004 = Jorge Guillén – Oreste Macrí, Cartas inéditas (1953-1983), edición al cuidado de Laura Dolfi, con un estudio preliminar sobre Guillén e Italia, Valencia, Pre-textos.

  • Guillén 1972 = Jorge Guillén, Opera poetica («Aire nuestro»), studio, scelta, testo e versione a cura di Oreste Macrí, Firenze, Sansoni.

  • I libri di Oreste Macrí 2004 = I libri di Oreste Macrí. Struttura e storia di una biblioteca privata, a cura di Anna Dolfi, Roma, Bulzoni.   

  • Lettere a Oreste Macrí 2018 = Lettere a Oreste Macrí: schedatura e regesto di un fondo, con un’appendice di testi epistolari inediti, a cura di Dario Collini; con la collaborazione di Sara Moran, Marta Scintu e del «NGEM» sotto la direzione di Anna Dolfi, cura editoriale di Alberto Baldi, Firenze, Firenze University Press.

  • Lettere a Simeone 2002 = Lettere a Simeone. Sugli epistolari a Oreste Macrí, a cura di Anna Dolfi, Roma, Bulzoni.

  • Macrí 1996 = Oreste Macrí, Studi ispanici. I. Poeti e Narratori, a cura di Laura Dolfi, Napoli, Liguori Editore.

  • Macrí 1998 = Oreste Macrí, Le mie dimore vitali (Maglie, Parma, Firenze), a cura di Anna Dolfi, Roma, Bulzoni.

  • Oreste Macrí tra Firenze vociana ed ermetica e ispanismo italiano 1995 = Oreste Macrí tra Firenze vociana ed ermetica e ispanismo italiano. Intervista, a cura di Veronica Orazi, «Spagna contemporanea», 7, pp. 113-129.

  • Poesia spagnola del Novecento 1952 = Poesía spagnola del Novecento, testo e versione a fronte, saggio introduttivo, profili biografici, note a cura di Oreste Macrí, Parma, Guanda.

  • Poesia spagnola del Novecento 1985 = Poesia spagnola del Novecento, a cura di Oreste Macrí, Milano, Garzanti, voll. 2.

  • Provvedi – Sanesi 2004 = Cristina Provvedi – Carlo Sanesi, L’ispanismo fra gli scaffali di una biblioteca, in I libri di Oreste Macrí. Struttura e storia di una biblioteca privata, a cura di Anna Dolfi, Roma, Bulzoni, pp. 233-278.

  • Traduzione e poesia nell’Europa del Novecento 2004 = Traduzione e poesie nell’Europa del Novecento, a cura di Anna Dolfi, Roma, Bulzoni.

  • Trentini 2004 = Nives Trentini, Lettere dalla Spagna. Sugli epistolari a Oreste Macrí, Firenze, Firenze University Press.

  • Un epistolario entre vida y poesía 2024 = Un epistolario entre vida y poesía (1951-1984): Dámaso Alonso y Oreste Macrí, edición de Laura Dolfi, Madrid, Fundación Universitaria Española.

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