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Decisa forficibus

 ARTICOLO SCIENTIFICO

  • Data ricezione: 24/11/2021
  • Data accettazione: 27/01/2022
  • Data pubblicazione: 15/03/2022

Abstract

Abstract


Questo articolo offre note critico-testuali e nuove emendazioni a tre passi, Polyb. 7, 7, 7, Sen. Phae. 558, Ulpian. 1 ad edict. (Dig. 11, 4, 2 = Lenel, Paling. 185); mostra, inoltre, che il Ludus septem sapientum di Ausonio ha tra i suoi modelli letterari Phaedr. 5, 7 Z., e che Auian. fab. 9, 21 deriva da Catull. 115, 7.


This article offers critical remarks and new emendations on three passages, Polyb. 7, 7, 7, Sen. Phae. 558, Ulpian. 1 ad edict. (Dig. 11, 4, 2 = Lenel, Paling. 185). It also shows that Ausonius’s Ludus septem sapientum has among its literary models Phaedr. 5, 7 Z., and that Auian. fab. 9, 21 derives from Catull. 115, 7.



Parole chiave
Keywords

Polyb. 7, 7, 7 (II, p. 318, 22-25 B.-W.)

ὅσῳ γὰρ ἄν τις εὐλογώτερον καὶ περὶ ταῦτα τὸν ἀναπληροῦντα τὰς βύβλους καὶ τὸν ἐπιμετροῦντα λόγον τῆς διηγήσεως εἰς Ἱέρωνα καὶ Γέλωνα διάθοιτο, παρεὶς Ἱερώνυμον.

Walbank 1957-1979, II, p. 41, giustamente suggerisce di accogliere, in luogo di καὶ περὶ ταῦτα, che non sembra dare senso, la congettura καὶ περιττότερον di Reiske 1763, p. 732 («f. καὶ περιττότερον, festiuius, elegantius, exquisitius»), e ritiene che τὸν ἀναπληροῦντα τὰς βύβλους καὶ τὸν ἐπιμετροῦντα λόγον τῆς διηγήσεως significhi «that amplification of the narrative, which serves to fill out the book». Se questo è il senso del testo, e io francamente non vedo altre possibilità di interpretazione, allora nella pericope καὶ τὸν ἐπιμετροῦντα λόγον bisognerà espungere l’articolo.


*

Sen. Phae. 553-562



Tum scelera dempto fine per cunctas domos


iere, nullum caruit exemplo nefas:


a fratre frater, dextera gnati parens

555

cecidit, maritus coniugis ferro iacet


perimuntque fetus impiae matres suos;


taceo nouercas: mitius nil est feris.


Sed dux malorum femina: haec scelerum artifex


obsedit animos, huius incestae stupris

560

fumant tot urbes, bella tot gentes gerunt


et uersa ab imo regna tot populos premunt.


Il misogino Ippolito descrive la degenerazione del genere umano. Ho riprodotto il testo di Zwierlein 1993, il quale al v. 558 conserva il tràdito mitius nil est feris, che però non è accettabile, come mostrato da Hendry 1998 e Fitch 2002, p. 309 (vedi anche Fitch 2004, p. 118). Tra le congetture finora proposte la migliore mi pare mitior nulla est feris, dello stesso Fitch, che però ha il difetto (capitale) di deprivare di senso il sed del v. 559: le nouercae sono feminae, e non c’è discontinuità tematica tra i vv. 553-558 e i vv. 559-562. Se si scrive mitior nulla est feris, quindi, sed non può avere né valore avversativo né valore transitivo, e Fitch, per difendere il suo tentativo di emendazione, è costretto a sovrainterpretare acrobaticamente la congiunzione1. Tutto andrebbe a posto se si leggesse e interpungesse

taceo nouercas. Mitior nemo est feris,

sed dux malorum femina.

«delle matrigne taccio. Nessuno è più mite delle belve, ma causa dei mali è la donna».

Ippolito direbbe, appunto, che nessun essere umano è più mite delle belve, ma che le donne sono peggiori degli uomini: i più atroci misfatti hanno infatti, secondo lui, un’origine femminile (dux malorum femina). Il ‘Gedankengang’ sarebbe analogo a quello dell’orwelliano «all animals are equal but some animals are more equal than others». Spiegherei così l’errore: mitior potrebbe essersi corrotto in mitius per un mero trascorso visivo2, determinando la susseguente, inevitabile ‘Verschlimmbesserung’ (nemo ‘corretto’ in nil); nemo est forma il penultimo piede del trimetro giambico in Sen. Phoe. 305; per l’interpunzione e l’articolazione sintattica cfr. ad es. Oed. 365-366; 630-631.


*

Ulpian. 1 ad edict. (Dig. 11, 4, 2 = Lenel, Paling. 185)

Sed et in eum, qui quaeri apud se prohibuit, eadem poena statuta. Est etiam generalis epistula diuorum Marci et Commodi, qua declaratur et praesides et magistratus et milites stationarios dominum adiuuare debere inquirendis fugitiuis, et ut inventos redderent, et ut hi, apud quos delitescant, puniantur, si crimine contingantur.

Nell’ultimo periodo, alla luce dei tempi verbali delle sovraordinate (est […] qua declaratur […] adiuuare debere inquirendis fugitiuis) e di quelli del segmento coordinato (ut hi, apud quos delitescant, puniantur, si […] contingantur), non vedo come si possa difendere l’imperfetto congiuntivo tràdito redderent. Si dovrà leggere inuentos reddant oppure (meno probabilmente) inuenti reddantur.


*

Auson. Ludus septem sapientum, 19-23


Septem sapientes, nomen quibus istud dedit

superior aetas nec secuta sustulit,

in orchestram hodie[que] palliati prodeunt.

Quid erubescis tu, togate Romule,

scaenam quod introibunt tam clari uiri?


Ho riprodotto il testo da me costituito qualche anno fa3. Non è mai stato notato che questi versi del prologo del Ludus septem sapientum di Ausonio – sorta di micro-palliata in senari giambici in cui i Sette Sapienti pronunciano e illustrano le proprie massime – presentano affinità con Phaedr. 5, 7 Z.4, uno dei più singolari componimenti del favolista latino. Fedro si rivolge a un censore schizzinoso e occhiuto delle sue favole (v. 1 nasute; v. 21 lector Cato), e nel tentativo di compiacerlo fa recitare a Esopo (un personaggio da commedia, grottesco sui coturni5) un pezzo in stile tragico (vv. 6-16). Il tentativo non soddisfa, però, il lettore ipercritico (vv. 17-19). Questo è il senario con cui Fedro evoca l’entrata in scena di Esopo: et in coturnis prodit Aesopus nouis (v. 5). Mi pare verisimile che Ausonio avesse in mente il componimento fedriano e, in particolare, il verso appena trascritto, che potrebbe essere il modello del succitato v. 21 del Ludus septem sapientum. Fedro parla a un lector Cato; Ausonio, parimenti usando l’antonomasia, si rivolge a un togatus Romulus, ossia a un austero spettatore romano, che arrossisce vedendo personaggi della grauitas dei Sette Sapienti prodire con il pallio degli attori comici. L’apparizione dei Sette Sapienti sulla scena di una palliata è un ἀπροσδόκητον tanto quanto il prodire di Esopo in coturni sulla scena tragica6. Ausonio conosceva bene il testo di Fedro7, e questo mi sembra un caso patente di oppositio in imitando.


*


Non è mai stato osservato che Catull. 115, 7 (omnia magna haec sunt, tamen ipsest maximus †ultor†) riecheggia in Auian. fab. 9, 21 (magna quidem monuit, tamen haec quoque maxima iussit): maximus in Catullo e maxima in Aviano occorrono nella stessa sede metrica, così come tamen, e in entrambi i luoghi magna è all’interno del primo emistichio; ovviamente queste affinità non possono essere casuali. Si tratta di una mera reminiscenza, perché non vi sono affinità di contesto; la reminiscenza è tuttavia significativa, perché da un lato offre un piccolo contributo alla storia, ancora tutta da scrivere, del Fortleben tardo-antico di Catullo, dall’altro perché mostra che Aviano conosceva Catullo, cosa – mi pare – fino ad ora ignorata.

Note
  • 1

    «How does sed at the beginning of 559 relate to what precedes? In the account of society’s deterioration beginning at 540, women have a minor role. But the mention of women’s crimes triggers Hippolytus’ obsessive misogyny (illustrated in 566–68), and so he amends his account in order to make women the root cause. Sed could therefore be translated ‘but actually,’ i.e. “although I mentioned women last, and softpedalled on stepmothers, yet women are actually the source of all evil”» (Fitch 2004, p. 118).

  • 2

    Un errore analogo (melior tramutatosi in melius) è occorso nella trasmissione di Sen. Tro. 872; si veda la nota d’apparato ad locum di Zwierlein 1993, nonché Zwierlein 1986, p. 495.

  • 3

    Zago 2015.

  • 4

    La numerazione delle favole fedriane è quella di Zago 2020.

  • 5

    Per i tratti comici di Esopo basti pensare al cosiddetto Romanzo di Esopo. In Phaedr. 3, 19 (favola priva di termini di confronto greci, e con ogni probabilità concepita da Fedro) Esopo assume i tratti del seruus currens della palliata: cfr. Gärtner 2021, pp. 244-248.

  • 6

    Interessante osservare che Plutarco nel Septem sapientum conuiuium fa partecipare Esopo al simposio dei Sette Sapienti, ma in una posizione di inferiorità: Esopo, infatti, παρῆν ἐπὶ δίφρου τινὸς χαμαιζήλου παρὰ τὸν Σόλωνα καθήμενος ἄνω κατακείμενον (4, 150a).

  • 7

    Cfr. Zago 2020, p. IX; Mattiacci 2021.

Riferimenti bibliografici
  • Fitch 2002 = J. G. Fitch, Transpositions and Emendations in Seneca’s Tragedies, «Phoenix» 56, 2002, pp. 296-314.

  • Fitch 2004 = J. G. Fitch, Annaeana tragica, Leiden-Boston 2004.

  • Gärtner 2021 = U. Gärtner, Phaedrus. Ein Interpretationskommentar zum zweiten und dritten Buch der Fabeln, München 2021.

  • Hendry 1998 = M. Hendry, Is Nothing Gentler Than Wild Beasts? Seneca, Phaedra 558, «CQ» 48, 1998, pp. 577-580.

  • Mattiacci 2021 = S. Mattiacci, Presenza di Fedro e ‘metamorfosi’ della favola tra IV e V secolo, in A. Bruzzone, A. Fo, L. Piacente (edd.), «Metamorfosi del classico in età romanobarbarica», Firenze 2021, pp. 109-131.

  • Reiske 1763 = J.J. Reiske, Animaduersionum ad Graecos auctores uolumen quartum, Lipsiae 1763.

  • Walbank 1957-1979 = F. W. Walbank, A Historical Commentary on Polybius, Oxford, 3 voll.

  • Zago 2015 = G. Zago, Per il testo del Ludus septem sapientum di Ausonio, «Aevum(ant)» n.s. 15, 2015, pp. 283-296.

  • Zago 2020 = G. Zago (ed.), Phaedrus. Fabulae Aesopiae, Berlin-Boston 2020.

  • Zwierlein 1986 = O. Zwierlein, Kritischer Kommentar zu den Tragödien Senecas, Stuttgart 1986.

  • Zwierlein 1993 = O. Zwierlein (ed.), L. Annaei Senecae Tragoediae, Oxford 19935.

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Informazioni
Cita come: Giovanni Zago, Decisa forficibus in DILEF. Rivista digitale del Dipartimento di Lettere e Filosofia - 1 (2022), pp. 11-16. 10.35948/DILEF/2022.3298
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